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	<title>biologia &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Andiamo “all’indiano” a far prevenzione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 07:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biologia e agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[anticancro]]></category>
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					<description><![CDATA[L’assafetida, una spezia tipica della cucina indiana, ha proprietà antiossidanti e anti-tumorali L’assafetida o assa fetida (Ferula assa-foetida L), chiamata anche “finocchio fetido o concime del diavolo” è una pianta diffusa in Asia e nel bacino del Mediterraneo, utilizzata soprattutto nella cucina indiana, per insaporire verdure, funghi e riso. Può perfino sostituire l’aglio e la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-36449" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_spazieindiane.jpg" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_spazieindiane.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_spazieindiane-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_spazieindiane-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>L’assafetida, una spezia tipica della cucina indiana, ha proprietà antiossidanti e anti-tumorali</p>
<p>  <span id="more-36450"></span>  </p>
<p>L’assafetida o assa fetida (Ferula assa-foetida L), chiamata anche “finocchio fetido o concime del diavolo” è una pianta diffusa in Asia e nel bacino del Mediterraneo, utilizzata soprattutto nella cucina indiana, per insaporire verdure, funghi e riso. Può perfino sostituire l’aglio e la cipolla in caso di intolleranza.</p>
<p>Secondo <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0975947616303977?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un recente studio</a>&nbsp;pubblicato sul Journal of Ayurveda and Integrative Medicine, potrebbe avere un effetto anti-tumorale. La ricerca, condotta dai ricercatori della Shahid Sadoughi University of Medical Sciences e Ahvaz Jundishapur University of Medical Sciences in Iran, ha esaminato l’effetto della resina ricavata dalla pianta nei topi a cui era stato indotto il cancro al seno.</p>
<p>I risultati hanno mostrato che i topi trattati con assafetida avevano un ridotto volume del tumore. Inoltre, il loro peso corporeo era migliore di quello del gruppo di controllo. Sulla base dell&#8217;analisi dei tessuti ricavati da polmoni, fegato e reni, il tasso di diffusione del tumore era, inoltre, oggettivamente minore.</p>
<p>I ricercatori hanno concluso che l&#8217;assafetida contiene principi anti-tumorali e anti-metastasi per il cancro al seno.</p>
<p>L’assafetida non è l’unica spezia benefica utilizzata nella cucina indiana. Tra tutte, non possiamo non menzionare <a href="https://www.ecoseven.net//?p=34326" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la cannella, alla quale si potrebbe dedicare un libro intero</a>.</p>
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		<title>Origami di DNA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 12:59:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[Biologia sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
		<category><![CDATA[origami]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova tecnica che riesce a piegare il DNA e l&#8217;RNA potrebbe portare notevoli sviluppi nella biologia sintetica Da quando, nel 1953, Watson e Crick lo descrissero, ogni volta che pensiamo al DNA, ne immaginiamo la doppia struttura a forma di elica. Tuttavia, ora sappiamo che questa configurazione classica non è l&#8217;unico modo in cui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35335" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/01/images_DNA.jpg" alt="" width="800" height="445" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/01/images_DNA.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/01/images_DNA-300x167.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/01/images_DNA-768x427.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Una nuova tecnica che riesce a piegare il DNA e l&#8217;RNA potrebbe portare notevoli sviluppi nella biologia sintetica</p>
<p>  <span id="more-35336"></span>  </p>
<p>Da quando, nel 1953, Watson e Crick lo descrissero, ogni volta che pensiamo al DNA, ne immaginiamo la doppia struttura a forma di elica. Tuttavia, ora sappiamo che questa configurazione classica non è l&#8217;unico modo in cui il DNA può essere strutturato. In effetti, gli scienziati hanno iniziato a piegare il DNA in nuove forme – una tecnica che hanno soprannominato «<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Origami_a_DNA" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Origami a DNA</a>» e con la quale hanno creato cuori, triangoli e persino la faccina sorridente delle emoticon.</p>
<p>Ora, un team di scienziati della Arizona State University (<a href="https://www.asu.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ASU</a>) e della <a href="https://www.harvard.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Harvard University</a> (HU) ha portato gli Origami a DNA al livello successivo, creando forme «a singolo filamento» che usano un lungo filo che è in grado di auto-piegarsi più volte senza formare nemmeno nodo.</p>
<p>Un progresso davvero significativo nella nanotecnologia del DNA – il DNA, inoltre non è l&#8217;unica molecola con cui gli scienziati hanno compiuto l&#8217;impresa, lo hanno fatto anche con l&#8217;RNA, in modo da poter creare una strategia di progettazione che gli consente di piegare un lungo filamento in un&#8217;architettura complessa. <br />Utilizzando un algoritmo appena creato e uno strumento software molto intuitivo, sono state create una serie di strutture di Origami a DNA: quattro rombi e due forme di cuore.</p>
<p>Hao Yan, co-inventore della tecnologia, ha spiegato che questo nuovo sviluppo è una grande opportunità per la biologia sintetica, visto che un giorno potrebbe condurre alla progettazione e alla produzione di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nanorobot" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nanorobot</a>&nbsp;in grado di fornire farmaci all&#8217;interno delle cellule al sito di lesioni, che è simile a un&#8217;idea che è già stata esplorata per rimuovere le cellule tumorali.</p>
<p>«Abbiamo davvero ridimensionato la complessità riducendo al tempo stesso i costi», ha detto Yan. «Questo studio espande in modo significativo lo spazio di progettazione e la scalabilità per le nanotecnologie dal basso verso l&#8217;alto, aprendo le porte alle applicazioni per la salute».</p>
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		<title>I ricercatori spostano indietro la data della comparsa della vita sulla Terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 10:44:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[Trovati i resti di organismi vissuti 3,9 miliardi di anni fa Quando è nata la vita sulla Terra? Una data che i ricercatori stanno spostando sempre più indietro. Ora si parla di mezzo miliardo di anni dopo la nascita della Terra stessa. Lo spiega uno studio giapponese che ha analizzato i primi resti di grafite [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-34619" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/10/images_terra.jpg" alt="" width="550" height="280" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_terra.jpg 550w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_terra-300x153.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
<p>Trovati i resti di organismi vissuti 3,9 miliardi di anni fa</p>
<p>  <span id="more-34620"></span>  </p>
<p>Quando è nata la vita sulla Terra? Una data che i ricercatori stanno spostando sempre più indietro. Ora si parla di mezzo miliardo di anni dopo la nascita della Terra stessa. Lo spiega uno studio giapponese che ha analizzato i primi resti di grafite e carbonati prodotti da organismi biologici vissuti 3,9 miliardi d&#8217;anni fa.</p>
<p>Sulla data di nascita del pianeta infatti abbiamo più certezze che sulla data della comparsa della vita: le rocce che risalgono al periodo compreso fra 4.000 a 3.600 milioni di anni fa (Archeano) presentano un cattivo stato di conservazione.</p>
<p>In quest’ultima ricerca sono state analizzate rocce di circa 3,95 miliardi di anni trovate nel Labrador, in Canada. Presentano tracce di grafite di origine biologica. Si tratta di un materiale molto comune in natura e a base di carbonio, uno degli elementi fondamentali della vita. La peculiarità di questa grafite è di essere molto ricca di una particolare forma di carbonio, chiamata carbonio 12, caratteristica ritenuta tipica dei materiali organici, quelli che derivano cioè da processi biologici.</p>
<p>&#8220;In natura ci sono enzimi in grado di usare l&#8217;anidride carbonica che si trova nell&#8217;atmosfera per produrre zuccheri&#8221; spiega all’Ansa l&#8217;astrobiologa Daniela Billi, dell&#8217;università di Roma Tor Vergata. Questi enzimi utilizzano in via preferenziale gli isotopi del carbonio 12 e la presenza di questo elemento spiega ancora Billi &#8220;indica che quel composto organico è stato prodotto per via biologica&#8221;. Perchè nonostante fossero cosi&#8217; primitivi questi organismi producevano energia attraverso la fotosintesi ma in mancanza di ossigeno.</p>
<p>&#8220;E&#8217; interessante in questa ricerca &#8211; conclude Billi &#8211; l&#8217;utilizzo di una tecnologia e di una microanalisi sempre più raffinata, fondamentali per trovare forme di vita passata non solo sul nostro pianeta ma anche sugli altri&#8221;.</p>
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		<title>Sudamerica: sorge l&#8217;area protetta più grande del mondo</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/sudamerica-sorge-l-area-protetta-piu-grande-del-mondo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 14:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[corridoio biologico]]></category>
		<category><![CDATA[sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[Sta per sorgere l&#8217;area protetta più grande del mondo: in Colombia si cerca di tutelare un corridoio biologico grande quanto 4,5 volte l&#8217;Italia   Il presidente colombiano Juan Manuel Santos sembra intenzionato a far nascere in Sudamerica l&#8217;area protetta più grande al mondo. In collaborazione con Brasile e Venezuela, la Colombia vorrebbe tutelare un corridoio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-24305" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/02/images_igallery_resized_ambientetest_download__1_-14392-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p align="LEFT">Sta per sorgere l&#8217;area protetta più grande del mondo: in Colombia si cerca di tutelare un corridoio biologico grande quanto 4,5 volte l&#8217;Italia</p>
<p>  <span id="more-24306"></span>  </p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"><a name="docs-internal-guid-bb243d46-c685-8657-c6de-e95baa5dcf90"></a><span><span><span>Il presidente colombiano Juan Manuel Santos sembra intenzionato a far nascere in Sudamerica l&#8217;area protetta più grande al mondo. In collaborazione con Brasile e Venezuela, la Colombia vorrebbe tutelare un corridoio biologico grande quanto 4,5 volte l&#8217;Italia (si estende per circa 135 milioni di ettari su tutti e tre gli Stati sudamericani).</span></span></span></p>
<p><span><span>Il progetto, che contribuirebbe a contrastare i<a href="https://www.ecoseven.net//?p=23922" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> cambiamenti climatici</a>, starebbe per essere presentato da Santos al summit sul cambiamento climatico che si terrà a Parigi alla fine di quest&#8217;anno. La superficie interessata è per il 62% nel territorio brasiliano, per il 34% in Colombia e per il restante 4% in Venezuela. Fautore e sostenitore del progetto è Martin von Hildebrand, esperto di biodiversità e direttore della fondazione &#8216;Gaia Amazonas&#8217; che si sta impegnando a realizzare l&#8217;area entro 5 anni.</span></span></p>
<p> </p>
<p><span><span>Il corridoio Ande-Amazzonia-Atlantico unirebbe molti parchi e <a href="https://www.ecoseven.net//?p=22124" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>aree protette</strong></a> caratteristici del territorio non sempre collegati tra loro vantando il primato mondiale in termini di biodiversità.</span></span></p>
<p><span><span>gc</span></span></p>
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