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	<title>Biodiversità &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Muri viventi per ridurre la perdita di calore negli edifici di oltre il 30%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2021 12:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[bioedilizia]]></category>
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		<category><![CDATA[muri verdi]]></category>
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		<category><![CDATA[riduzione perdita di calore edifici]]></category>
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					<description><![CDATA[Pareti verdi efficaci per ridurre la perdita di calore fino al 30% Un nuovo studio, &#8220;Sistemi di pareti viventi per migliorare le prestazioni termiche degli edifici esistenti&#8220;, condotto da ricercatori dell&#8217;Università di Plymouth ha scoperto che l&#8217;aggiunta di un muro vivente agli edifici esistenti può ridurre significativamente la perdita di calore, del 31,4%. Gli autori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="justify"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-131290" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/ivy-1191154_1280.jpg" alt="parete verde" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/ivy-1191154_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/ivy-1191154_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/ivy-1191154_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="justify">Pareti verdi efficaci per ridurre la perdita di calore fino al 30%</h3>
<p><span id="more-131285"></span></p>
<p align="justify">Un nuovo studio, &#8220;<em>Sistemi di pareti viventi per migliorare le prestazioni termiche degli edifici esistenti</em>&#8220;, condotto da ricercatori dell&#8217;<strong>Università di Plymouth</strong> ha scoperto che <strong>l&#8217;aggiunta di un muro vivente agli edifici esistenti può ridurre significativamente la perdita di calore, del 31,4%.</strong></p>
<p align="justify">Gli autori dello studio hanno utilizzato un edificio degli anni &#8217;70 costruito con intercapedini in muratura non coibentate (tecnica questa utilizzata nel 70% delle abitazioni del Regno Unito) e hanno installato, su una porzione dell’edificio, un muro vivente.</p>
<p align="justify">Gli effetti di raffreddamento delle pareti viventi sono noti e facili da capire: le foglie ombreggiano il muro e l&#8217;umidità evapora, raffreddando l&#8217;aria intorno a loro.</p>
<h4 align="justify">Ma altro è bloccare la dispersione di calore.</h4>
<p align="justify">Il muro vivente utilizzato era un sistema &#8220;<em>fitotessile</em>&#8221; con tasche di feltro riempite di terriccio e piantato con una miscela di tipi di piante sempreverdi e sensori di calore installati all&#8217;interno e all&#8217;esterno in aree diverse (una dove c&#8217;era il muro vivente e l&#8217;altra dove c&#8217;era solo la muratura).</p>
<p align="justify">Grazie alla semplice <strong>aggiunta di substrato e strato vegetale all&#8217;esterno del muro</strong>, quindi, i ricercatori, in 5 settimane, hanno potuto rilevare una riduzione del tasso di perdita di calore attraverso la parete in muratura rivestita di “verde” pari al 31,4% rispetto allo stato originale del muro.</p>
<p align="justify">Un sostegno alla biodiversità, alla <strong>biofilia</strong>, questo, che coniuga estetica e sostenibilità.</p>
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		<title>Giornata mondiale della biodiversità: il MIPAAF risponde con la sottomisura 10.2 del PSRN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 11:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità animale]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata mondiale della Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[variabilità genetica animale]]></category>
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					<description><![CDATA[La sottomisura è dedicata alla tutela della biodiversità animale di interesse zootecnico su tutto il territorio nazionale La giornata mondiale della biodiversità ci fornisce l’occasione per porre l’accento sulle grandi sfide di attualità per l’agricoltura italiana.  È in questa direzione che il Mipaaf, grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea, in particolare, del Fondo Europeo Agricolo per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-102702" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/05/snail-4387540_1280-e1621628044594.jpg" alt="biodiversità" width="800" height="450" /></h3>
<h3>La sottomisura è dedicata alla tutela della biodiversità animale di interesse zootecnico su tutto il territorio nazionale</h3>
<p><span id="more-102699"></span></p>
<p>La giornata mondiale della biodiversità ci fornisce l’occasione per porre l’accento sulle grandi sfide di attualità per l’agricoltura italiana.  È in questa direzione che il Mipaaf, grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea, in particolare, del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR), attraverso lo strumento del PSRN sta operando su alcuni importanti obiettivi dell’agricoltura del nostro Paese.</p>
<p>Il Programma, infatti, mira a <strong>promuovere la competitività del comparto agricolo</strong> anche attraverso <strong>misure volte alla protezione e alla tutela dell’ambiente</strong>, attraverso la salvaguardia, il ripristino della <strong>biodiversità animale</strong> e il <strong>miglioramento genetico del patrimonio zootecnico.</strong></p>
<p>Ad esempio, con la sottomisura 10.2 il PSRN pone l’attenzione su biodiversità e miglioramento genetico animale per <strong>rendere gli agricoltori maggiormente in grado di condurre allevamenti in linea con le mutate esigenze ambientali e dei consumatori</strong>.</p>
<p>La sottomisura, infatti, prevede finanziamenti per la <strong>realizzazione di attività di conservazione e caratterizzazione del patrimonio genetico animale e il mantenimento della variabilità genetica</strong> attraverso una serie di azioni finalizzate alla caratterizzazione, raccolta ed utilizzo sostenibile delle risorse genetiche animali ad interesse zootecnico (RGAiz).</p>
<p>L’obiettivo è quello di conoscerne e valorizzarne l’unicità genetica e le connesse potenzialità produttive attuali e future, in considerazione dell’importanza che esse rivestono ai fini scientifici, economici, ecologici e storico-culturali.</p>
<h4>La conservazione è un concetto che include, oltre quello della salvaguardia, anche l’uso sostenibile della biodiversità animale ad interesse zootecnico.</h4>
<p>Ad oggi, con il I avviso pubblico sono stati ammessi a contributo n. 8 progetti, di cui n. 3 singoli (comparti Cunicoli, Suini e Ovi-caprini) e n. 5 collettivi (comparti Bovini Latte, Bovini Carne, Equidi, Bovini duplice attitudine ed Avicoli), per numero complessivo di 23 beneficiari costituiti da 16 Enti Selezionatori e 7 Università e un totale di contributo concesso pari a circa 43 milioni di euro.</p>
<p>Intanto, attraverso i progetti finanziati, <strong>è stata avviata una capillare attività a livello nazionale</strong> di caratterizzazione sia genetica che fenotipica.</p>
<p>Il numero delle razze animali di interesse zootecnico coinvolto nei progetti, infatti, rappresenta oltre il 50% della biodiversità zootecnica Italiana, con oltre 130 razze caratterizzate sotto il profilo genetico e fenotipico.</p>
<p>Più di 70.000 sono le analisi di caratterizzazione genetica e genomica effettuate sulle razze coinvolte. Tutti i beneficiari, poi, hanno elaborato, e pubblicato sui propri siti istituzionali, nuovi indici genetici previsti dal bando (relativi al benessere animale, al miglioramento dell’efficienza riproduttiva, alla riduzione delle emissioni di gas serra nonché la salvaguardia della biodiversità) consultabili al seguente link  <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11948" target="_blank" rel="noopener">https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11948</a></p>
<p>Sono attualmente in corso di valutazione i progetti relativi al II avviso pubblico.</p>
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		<title>Risorse genetiche in agricoltura, un bene prezioso che oggi è possibile tutelarle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 08:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio genetico animale]]></category>
		<category><![CDATA[PSRN]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo rurale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie al PSRN con la sottomisura 10.2 il sostegno per la conservazione, l&#8217;uso e lo sviluppo sostenibili delle risorse genetiche in agricoltura. L’Italia è uno dei Paesi con il più elevato numero e la più alta densità di specie animali e vegetali, ricco in biodiversità grazie ai suoi differenti ambienti che danno vita a una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-48937" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/psrn.jpg" alt="psrn" width="800" height="418" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/psrn.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/psrn-300x157.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/psrn-768x401.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h3>Grazie al PSRN con la sottomisura 10.2 il sostegno per la conservazione, l&#8217;uso e lo sviluppo sostenibili delle risorse genetiche in agricoltura.</h3>
<p><span id="more-48934"></span></p>
<p><strong>L’Italia è uno dei Paesi con il più elevato numero e la più alta densità di specie animali e vegetali</strong>, ricco in biodiversità grazie ai suoi differenti ambienti che danno vita a una grande complessità di tipologie di suoli, climi e organismi.</p>
<p>È questo patrimonio, preziosissimo e unico, che l’UE vuole tutelare attraverso la <a href="https://www.psrn.it/tutelare/" target="_blank" rel="noopener">sottomisura 10.2 </a>del <strong>PSRN</strong>, il <strong>Programma di Sviluppo Rurale Nazionale cofinanziato dall’Unione Europea</strong>.</p>
<p>Tale sottomisura, infatti, ha come obiettivo la conservazione e caratterizzazione del patrimonio genetico animale e il mantenimento della variabilità genetica.</p>
<p>Essa prende forma attraverso una serie di azioni finalizzate alla caratterizzazione, raccolta ed utilizzo sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura, per conoscerne e valorizzarne l’unicità genetica e le connesse potenzialità produttive attuali e future.</p>
<h4>Tali azioni rivestono un’importanza ai fini scientifici, economici, ecologici, storici e culturali.</h4>
<p>La conservazione, infatti, è un concetto che include, oltre quello della salvaguardia, anche l’<strong>uso sostenibile della biodiversità animale</strong> ad interesse zootecnico.</p>
<p>Per saperne di più e cogliere al volo tutte e opportunità messe in campo dalla sottomisura e, più in generale dal <strong>PSRN</strong>, visita il sito <a href="http://www.psrn.it" target="_blank" rel="noopener">www.psrn.it</a></p>
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		<item>
		<title>La sfida delle riserve naturali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2019 13:55:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[conservazione]]></category>
		<category><![CDATA[riserve naturali]]></category>
		<category><![CDATA[terre sterili]]></category>
		<category><![CDATA[trasformazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio chiede che le terre aride e sterili vengano trasformate in aree di conservazione Secondo una ricerca&#160;pubblicata su Nature Sustainability, i terreni agricoli improduttivi dovrebbero essere trasformati in riserve naturali che permettono di conservare le specie naturali del mondo, aumentando la biodiversità di piante e animali. Sono molti gli esempi isolati di persone che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38860" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_field-533541_1280.jpg" alt="" width="798" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_field-533541_1280.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_field-533541_1280-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_field-533541_1280-768x433.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<h2>Uno studio chiede che le terre aride e sterili vengano trasformate in aree di conservazione</h2>
<p>  <span id="more-38861"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una <a href="https://www.nature.com/articles/s41893-019-0433-9" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricerca</a>&nbsp;pubblicata su Nature Sustainability, i terreni agricoli improduttivi dovrebbero essere trasformati in riserve naturali che permettono di conservare le specie naturali del mondo, aumentando la biodiversità di piante e animali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono molti gli esempi isolati di persone che hanno fatto una scelta del genere a livello individuale, basata su una visione, impiegando pazienza e anni per consentire alla natura di recuperare il suo posto, ma i ricercatori dell&#8217;Università del Queensland (UQ) hanno pensato di rendere questa pratica uno schema, trasformando milioni di ettari di terreni agricoli a bassa produttività in aree naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dottor Zunyi Xie, della School of Earth and Environmental Sciences di UQ, afferma che le terre «non contestate» – definizione che include le terre in cui la produttività agricola è bassa, ma esclude le terre agricole indigene o di sussistenza (anche se presentava bassa produttività o alto degrado) – potrebbero offrire grandi opportunità al pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, è un ribaltamento della prospettiva molto interessante: solitamente, quando si pensa al bene del pianeta e alla biodiversità, ci si concentra molto sulla protezione di aree come le foreste pluviali e altri luoghi noti, il che è ovviamente importante, senza pensare al fatto che si stanno lasciando «in panchina» molti terreni agricoli sterili che rappresentano davvero un&#8217;enorme possibilità persa. Possibilità che è venuto il momento di cogliere.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo in mente, i ricercatori hanno lavorato alla mappatura e alla quantificazione delle opportunità di protezione di queste terre, affermando che potrebbero aiutare i paesi a raggiungere i obiettivi per lo sviluppo sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Cosa sta succedendo al nostro pianeta?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 11:48:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alghe]]></category>
		<category><![CDATA[anidride carbonica]]></category>
		<category><![CDATA[aumento temperature oceani]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
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		<category><![CDATA[Surriscaldamento globale]]></category>
		<category><![CDATA[temperature oceani]]></category>
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					<description><![CDATA[Il report dell&#8217;IPCC ci racconta lo stato degli oceani, del ghiaccio polare e della crisi climatica Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), che è l&#8217;organismo responsabile della comunicazione sul deterioramento dello stato del nostro clima, ha riconosciuto ufficialmente la situazione degli oceani come una componente critica nella crisi indotta dai cambiamenti climatici. Come è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38480" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_URG_Report_cambiamenti_oceani_e_ghiacci.jpg" alt="" width="801" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_URG_Report_cambiamenti_oceani_e_ghiacci.jpg 801w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_URG_Report_cambiamenti_oceani_e_ghiacci-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_URG_Report_cambiamenti_oceani_e_ghiacci-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 801px) 100vw, 801px" /></p>
<p>Il report dell&#8217;IPCC ci racconta lo stato degli oceani, del ghiaccio polare e della crisi climatica</p>
<p>  <span id="more-38481"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (<a href="https://www.ipcc.ch/srocc/home/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">IPCC</a>), che è l&#8217;organismo responsabile della comunicazione sul deterioramento dello stato del nostro clima, ha riconosciuto ufficialmente la situazione degli oceani come una componente critica nella crisi indotta dai cambiamenti climatici. Come è noto, il riscaldamento globale e il conseguente aumento delle temperature oceaniche stanno sciogliendo le calotte glaciali e i ghiacciai e stanno contribuendo all&#8217;innalzamento del livello del mare. Inoltre, le acque calde influenzano i livelli di ossigeno nell&#8217;oceano e man mano che questi fenomeni accelerano verso un punto di non ritorno, gli ecosistemi della natura vengono sconvolti e si arriverà al punto in cui anche la società umana ne risentirà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="https://www.ipcc.ch/srocc/download-report/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto</a>, che si intitola <em>Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate</em>, si basa su quasi 7.000 articoli di ricerca e segna una pietra miliare per tutte le discussioni e i dibattiti che verranno. Quello che dice, in sostanza, è che se le cose rimangono come sono ora, lo sconvolgimento ecologico è imminente.</p>
<p style="text-align: justify;">I nostri oceani, infatti, oltre ad ospitare un habitat importante a cui molti esseri viventi, inclusi gli umani, si affidano per il cibo e il sostentamento, assorbono anche collettivamente più di un quarto dell&#8217;anidride carbonica prodotta dall&#8217;uomo e oltre il 90% del calore generato dalle emissioni di gas serra, fornendo contemporaneamente metà dell&#8217;ossigeno creato sul nostro pianeta. Svolgono, insomma, un ruolo significativo nella regolazione climatica globale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che essi siano colpiti da questa crisi climatica e che abbiano aumentato le loro temperature, fa sì che abbiano meno possibilità di trattenere l&#8217;ossigeno, portando alla successiva acidificazione dell&#8217;oceano. Inoltre, le acque più calde imbiancano le barriere coralline e comportano un aumento delle complicazioni nella chimica dell&#8217;acqua, in modo che sia le fioriture batteriche che quelle algali diventino più comuni. La biodiversità marina ne risente, la pesca ne risente e le estinzioni di massa diventano inevitabili.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Allarme &#8220;recessione ecologica&#8221;: biodiversità a rischio</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/allarme-recessione-ecologica-biodiversita-a-rischio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2016 09:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[recessione ecologica]]></category>
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					<description><![CDATA[Una ricerca ci mette in guardia: livelli pericolosamente bassi di biodiversità potrebbero innescare una recessione ecologica La biodiversità è scesa a quote pericolosamente basse in più della metà della superficie terrestre, a quanto dice un rapporto&#160;pubblicato sulla rivista Science. Lo studio, condotto dai ricercatori della University College London, del Natural History Museum&#160;di Londra e dello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32147" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/08/images_Biodiversit%C3%A0.jpg" alt="" width="1495" height="800" /></p>
<p>Una ricerca ci mette in guardia: livelli pericolosamente bassi di biodiversità potrebbero innescare una recessione ecologica</p>
<p>  <span id="more-32148"></span>  </p>
<p>La biodiversità è scesa a quote pericolosamente basse in più della metà della superficie terrestre, a quanto dice un<a href="http://science.sciencemag.org/content/353/6296/288" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> rapporto</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista Science. Lo studio, condotto dai ricercatori della <a href="https://www.ucl.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">University College London</a>, del <a href="http://www.nhm.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Natural History Museum</a>&nbsp;di Londra e dello <a href="http://www.unep-wcmc.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UNEP-WCMC</a> (United Nations Environment Programme-World Conservation Monitoring Centre), ha rilevato che il 58% del territorio della Terra – che ospita il 71% della popolazione umana – ha superato il limite di sicurezza nella perdita di biodiversità: una vera minaccia per gli sforzi di sviluppo sostenibile a lungo termine.</p>
<p>Gli autori dello studio ci hanno tenuto a sottolineare che mentre tutti si stanno preoccupando della recessione economica, nessuno si preoccupa della recessione ecologica che potrebbe avere conseguenze ancora peggiori e che questo è davvero molto grave.</p>
<p>A quanto dice la relazione – che ha analizzato 2.38 milioni di documenti per 39.123 specie di animali e vegetali presenti in 18.659 siti in tutto il pianeta – la maggiore perdita di biodiversità si registra nelle praterie, nelle savane e negli arbusteti, seguiti da foreste e boschi – il limite di sicurezza è stato definito come una riduzione del 10% dell&#8217;indice di integrità biotica (IBI) secondo un provvedimento proposto lo scorso anno dagli esperti ecologici per aggiornare il quadro dei confini planetari.<br />Il Dr. Tim Newbold, autore principale dello studio e ricercatore associato della University College London, ha suggerito che gli sforzi di restauro ecologico stanno diventando davvero necessari perché se le funzioni dell&#8217;ecosistema cominciano a decrescere, potrebbe influire sulla capacità del settore agricolo di sostenere le società umane.</p>
<p>Conservare, rispettare e ripristinare: sono sempre le parole migliori per l&#8217;ambiente.</p>
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		<title>I parchi solari possono preservare la biodiversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 11:13:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Solare]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[parchi solari]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono in arrivo nuove partnership per far sì che i parchi solari contribuiscano a proteggere le specie minacciate, attraverso la tutela del loro habitat naturale Gli sviluppatori inglesi dell&#8217;energia solare si stanno dando da fare da tempo per creare fattorie solari che siano rinnovabili e verdi a più ampio raggio possibile, impianti che siano «amici [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31058" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/03/images_igallery_resized_ambientetest_Parchi_solari_biodiversit__-17822-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Sono in arrivo nuove partnership per far sì che i parchi solari contribuiscano a proteggere le specie minacciate, attraverso la tutela del loro habitat naturale<br /></span></p>
<p>  <span id="more-31059"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Gli sviluppatori inglesi dell&#8217;energia solare si stanno dando da fare da tempo per creare fattorie solari che siano rinnovabili e verdi a più ampio raggio possibile, impianti che siano «amici delle api» o altri progetti di questo genere, poiché la volontà di garantire che il solare su larga scala non vada a scapito degli habitat della fauna selvatica naturale è un&#8217;importante priorità.</span></p>
<p>Da ora, grazie a una partnership tra la Royal Society for the Protection of Birds (<a href="http://www.rspb.org.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">RSPB</a>) e lo sviluppatore solare <a href="http://anesco.co.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Anesco</a>, è ancora più evidente la tendenza di utilizzare la terra dentro e intorno ai parchi solari per promuovere la biodiversità e proteggere le specie minacciate. </p>
<p>Nello specifico di questa partnership, gli esperti della RSPB saranno coinvolti in una serie di visite nelle fattorie solari della Anesco per formulare raccomandazioni su come poter migliorare ulteriormente i benefici per la fauna selvatica, soprattutto per i gruppi considerati sotto la minaccia più grave. Anesco poi prenderà queste raccomandazioni e le terrà in considerazione nello sviluppo dei piani di gestione della biodiversità per tutti i nuovi siti di fattorie solare che saranno costruite.</p>
<p>Dalla RSPB ci tengono a sottolineare che le energie rinnovabili possono essere sviluppate non solo per limitare ed evitare gli impatti negativi, ma anche per creare nuovi aspetti positivi: non solo energia pulita, ma conservazione e tutela della natura. </p>
<p>In passato, ci sono stati molti dibattiti, soprattutto sulle turbine eoliche e quanto potessero essere nocive per alcuni animali, ma la realtà da affrontare è che essere contro le energie rinnovabili non è produttivo. È necessario trovare un modo per unire i due aspetti di produzione verde e tutela della biodiversità e questa partnership può davvero essere un primo passo di crescita in questo senso.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=29818" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Un nuovo rapporto rileva il potenziale valore dei droni nell&#8217;andare a caccia di dati per ottimizzare i sistemi fotovoltaici</a></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Parco natura viva riapre e celebra l’anno della biodiversità locale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 11:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiere ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Bussolengo]]></category>
		<category><![CDATA[PArco NAtura Viva]]></category>
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					<description><![CDATA[  Inizia l&#8217;anno all&#8217;insegna della biodiversità locale al Parco natura viva Il Parco naturale di Bussolengo (Verona) soffia sulle 47 candeline e il 4 marzo inaugura la nuova stagione presentando 15 progetti di conservazione delle specie minacciate di estinzione. E il 2016 sarà anche l’anno della biodiversità locale. ‘Ci lanciamo con grande entusiasmo nella campagna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-30894" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/03/images_igallery_resized_ambientetest_Parco_Natura_Viva-17738-250-200-90-c.jpeg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p> </p>
<p>Inizia l&#8217;anno all&#8217;insegna della biodiversità locale al Parco natura viva</p>
<p>  <span id="more-30895"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Il Parco naturale di Bussolengo (Verona) soffia sulle 47 candeline e il 4 marzo inaugura la nuova stagione presentando 15 progetti di conservazione delle specie minacciate di estinzione. E il 2016 sarà anche l’anno della biodiversità locale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">‘Ci lanciamo con grande entusiasmo nella campagna europea promossa dall’Eaza (Associazione europea degli zoo) ‘Let it grow &#8211; Return of the natives’ (Lasciamoli crescere – Il ritorno delle specie native) che per il prossimo biennio pone al centro dell’attenzione il tema della scomparsa delle specie autoctone’, annuncia Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del <a href="http://www.parconaturaviva.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Parco Natura Viva. </a></span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">C’è in programma di ‘riportare a casa’ sui Carpazi Meridionali, Giasone ed Atena, i due fratelli di Bisonte europeo nati al Parco da mamma Lavinia. </span></li>
<li><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">E poi cinque Ibis eremita saranno rilasciati in Andalusia, dove già vive una colonia stanziale.</span></li>
<li><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Si attende anche l’annuale rilascio di un Grifone al Lago di Cornino (UD) che però dipenderà dalla salute del pulcino che schiuderà l’uovo già deposto all’inizio di questo mese.</span></li>
<li><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">In programma anche il primo step del progetto di reintroduzione in natura per le Testuggini europee. Le analisi genetiche potranno determinare quali esemplari potranno essere rilasciati. </span></li>
<li><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Grande attesa anche per la coppia di Linci europee che, nel caso in cui dovesse avere dei cuccioli, saranno destinati a ripopolare la loro area di origine.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">‘Si tratta di aderire fattivamente ad una campagna quanto mai coerente con il dramma del nostro tempo: anche la Commissione europea ha recentemente riconosciuto che il 77% degli habitat europei non gode di un buono stato di conservazione della biodiversità e l’Italia non fa eccezione. Solo per citarne alcuni, i grifoni rischiano di scomparire dall’arco alpino, le tartarughe marine vengono tratte in salvo a centinaia, intrappolate in alcuni sistemi di pesca del Mediterraneo, mentre un po’ più ad Est i Bisonti europei sono estinti in molte zone d’Europa. La scomparsa di questi animali, già classificati a rischio estinzione, determinerebbe l’alterazione irreversibile dei processi naturali, da cui dipendiamo anche noi’.</span></p>
<p>Ecco gli eventi organizzati per celebrare la riapertura del parco:</p>
<p><strong>Sabato 6 marzo: Festa della Donna, “Il risveglio della natura”</strong><br /><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">L’apertura del Parco è nel segno del rosa: festeggiamo insieme le donne durante il primo fine settimana della stagione, con uno sguardo alla rappresentazione simbolica della flora. </span><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Grandi o piccole, oggi al parco le donne entreranno gratuitamente e riceveranno un buono sconto del 20% da utilizzare nello shop del Parco “Bazar Natura”! </span><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Diamo il benvenuto alla primavera, celebrando il risveglio della natura con attività e laboratori che catturano gli elementi naturali per portare a casa un po’ DI magia! (La promzione è valida anche per martedì 8 marzo)</span></p>
<p><strong>Sabato e domenica 12 e 13 marzo: Keeper per un giorno delle bertucce</strong><br /><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Il pomeriggio del sabato prepareremo con il pubblico gli arricchimenti, speciali giochi-merenda pensati per stimolare gli  animali a manifestare i loro comportamenti naturali e finalizzati a garantire il loro benessere psico-fisico. Inoltre, la domenica dedicheremo l’intera giornata per parlare dei progetti di conservazione di questi primati africani.</span><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;"> </span></p>
<p><strong>Sabato 19 marzo: Keeper per un giorno dei Tamarini e Festa del papà</strong><br /><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">In questa giornata speciale tutti i papà entreranno al Parco gratuitamente (a fronte di un bambino pagante il biglietto di ingresso) e riceveranno un buono sconto del 20% da utilizzare nello shop del Parco “Bazar Natura”! Prepareremo con il pubblico gli arricchimenti per i tamarini e scopriremo perché i maschi di questa specie sono degli ottimi papà!</span></p>
<p><strong>Domenica 20 marzo: Festeggiamo la Giornata internazionale delle foreste</strong><br /><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Un nuovo albero per il Parco: tutti insieme lo piantiamo e affidiamo alle sue fronde i nostri più dolci pensieri e festeggiamo in anticipo la giornata internazionale delle foreste del 21 marzo!</span><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;"> </span></p>
<p><strong>Domenica 27 marzo e lunedì 29: Speciale attività di Pasqua e Pasquetta<br /></strong><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Caccia alle uova nel Parco! Segui le indicazioni, trova gli indizi, risolvi i rompicapi e segui le tracce di alcuni animali per arrivare in fretta alla meta! Cosa avrà combinato il coniglietto&#8230;?</span></p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=8753" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il Costa Rica, per tutelare la biodiversità, ha vietato la caccia.</a></p>
<p>*Nella foto Cesare Avesani Zaborra con il presidente della Fondazione Rewilding Europe</p>
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		<title>Una Goletta straordinaria, per le  Marine Strategy</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/una-goletta-straordinaria-per-le-marine-strategy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2015 12:49:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Goletta]]></category>
		<category><![CDATA[Goletta straordinaria]]></category>
		<category><![CDATA[Marine Strategy]]></category>
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					<description><![CDATA[Al via un viaggio straordinario di Goletta Verde, per parlare di Marine Strategy e tutela della biodiversità   Riparte Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente, e lo fa per difendere i mari italiani dai rifiuti e dalla perdita di biodiversità. Il viaggio ha preso il via da Portovenere nella Cinque Terre, ed è reso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-28879" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/09/images_igallery_resized_ambientetest_goletta2015-16683-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p align="LEFT">Al via un viaggio straordinario di Goletta Verde, per parlare di Marine Strategy e tutela della biodiversità</p>
<p>  <span id="more-28880"></span>  </p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">Riparte <a href="http://www.legambiente.it/goletta-verde-2015-marine-strategy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Goletta Verde</a>, la storica campagna di Legambiente, e lo fa per difendere i mari italiani dai rifiuti e dalla perdita di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=27877" target="_blank" rel="noopener noreferrer">biodiversità</a>. Il viaggio ha preso il via da Portovenere nella Cinque Terre, ed è reso possibile grazie alla collaborazione del Parco dell’Arcipelago Toscano e al sostegno del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.</p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">Nel corso del tour sarà affrontato il tema della Marine Strategy, la direttiva 2008/56 sull’<a href="https://www.ecoseven.net//?attachment_id=3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ambiente</a> marino che prevede il raggiungimento del buono stato ecologico, per le acque marine di ogni stato membro, entro il 2020, sulla base di 11 descrittori che considerano tutti gli aspetti legati all’impatto delle attività umane sull’ambiente marino come la pesca insostenibile, l’introduzione di sostanze inquinanti, rifiuti e specie aliene, ma anche l’inquinamento acustico sottomarino.</p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">Tra questi il problema dei rifiuti, nei mari e sulle spiagge, sta assumendo proporzioni davvero preoccupanti: stando alle stime del Consiglio Generale della Pesca nel Mediterraneo (FAO) sono oltre sei milioni di tonnellate i materiali solidi e pericolosi di origine umana che vengono scaricati ogni anno nei mari del mondo. I rifiuti galleggianti che vediamo in superficie, nel mare e in spiaggia, costituiscono però solo una minima parte del problema: almeno il 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino affondano: uno studio Ispra, realizzato nell&#8217;autunno 2014 tra il delta del Po e Caorle, evidenzia una densità media di più di 700 rifiuti per km2, con una densità in peso per km2 di circa 100 kg. Anche sul fondo del mare la plastica rappresenta la stragrande maggioranza dei rifiuti ritrovati sui fondali (ben il 92%), che è anche tra quelli più pericolosi: viene ingerita da cetacei, tartarughe e uccelli marini causando danni spesso letali e la sua frammentazione genera micro-particelle che, ingoiate dai pesci, posso arrivare fino alle nostre tavole. Goletta Verde affronterà anche il tema dell’invasione delle specie aliene, cioè di specie che sono originarie di altre aree geografiche, ma sono state introdotte accidentalmente dall’uomo nel Mar Mediterraneo.</p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">I due temi principali di quest’edizione speciale di Goletta Verde – che si avvale del sostegno anche delle Aree marine protette Isole Egadi, Tavolara, Secche di Tor Paterno, Cinque Terre e Parco nazionale del Cilento -saranno affrontati durante incontri pubblici, workshop dedicati alla marine strategy, visite guidate a bordo e giornate dedicate agli alunni degli istituti scolastici italiani con laboratori didattici e lezioni di educazione ambientale.</p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"> “Le specie aliene e i rifiuti marini rappresentano una minaccia per la biodiversità e un pericolo per la tutela del mare da qui agli anni futuri. L’attuazione della Marine Strategy e il raggiungimento degli obiettivi al 2020 rappresentano quindi una grande opportunità per i nostri mari &#8211; dichiara Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente. Per questo è necessario lavorare per assicurare la chiusura delle attività di studio entro l&#8217;anno, così come previsto dalla direttiva europea, e passare il prima possibile alla fase successiva, quella di attuazione di interventi per il raggiungimento del buono stato ecologico dei nostri mari entro il 2020”.</p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">“Gli obiettivi che ci impone di raggiungere la Marine Strategy – spiega Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi &#8211; sono raggiungibili più facilmente utilizzando le idee, le azioni e il know-how anche attraverso la moltiplicazione e la promozione  delle aree marine protette, territori che possono giocare un ruolo fondamentale nella custodia e nella cura della biodiversità marina e costiera, ma possono anche essere da stimolo per la crescita e lo sviluppo di un’economia locale responsabile e sostenibile”.</p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"> A riprova dei livelli di criticità raggiunti basta citare i dati dell’indagine svolta da Goletta Verde nell’estate 2014 con 87 ore di osservazione di rifiuti galleggianti nei mari italiani e 1.700 km di mare monitorati, calcolando fino a 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato: rifiuti per lo più plastici appunto con una percentuale di quasi il 90%. Il mare più “denso” di rifiuti risultò l’Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni km2 di mare; un bacino che si distingue anche per la quantità di rifiuti plastici derivanti dalla pesca: il 20%, considerando reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, percentuale che viene superata solo dalle buste pari al 41% e dai frammenti di plastica al 22%.  Il Mar Tirreno con una densità di rifiuti pari a 26 ogni kmq conta invece la più alta percentuale di rifiuti di plastica: il 91%. Da notare che di questa ben il 34% è costituito da bottiglie (bevande e detergenti) che superano la percentuale di buste di plastica (29%) che, invece, fino all’anno scorso avevano il sopravvento. Meglio il Mar Ionio che grazie alla sua posizione geografica conta “solo” 7 rifiuti ogni kmq di mare. Indagine che è stata ripetuta anche quest’anno da Goletta Verde durante i due mesi di navigazione estiva per i mari italiani e i cui risultati saranno resi noti nei prossimi mesi.</p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">Rifiuti che non si trovano soltanto nei mari e nei fondali ma anche sulle spiagge. L’indagine “Beach litter”- eseguita dai volontari di Legambiente da aprile a maggio 2015 su un’area di 136.330 mq, pari a quasi 20 campi da calci &#8211;  ha permesso di individuare e smaltire 22.114 rifiuti spiaggiati. In particolare sono stati trovati 17 rifiuti ogni 100 mq, 5 rifiuti in più ogni 100 mq rispetto all’indagine dell’anno precedente. </p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">Non da meno il problema della specie aliene nei nostri mari che rappresenta a livello globale la seconda causa di perdita di biodiversità.Secondo uno studio del Centro comune di ricerca dell’Ue, che ha esaminato i dati di oltre 986 specie esotiche, stiamo assistendo alla più grande invasione in corso sulla Terra: quasi 1.000 specie aliene si sono “trasferite” nel Mediterraneo da mari esotici per colpa delle attività umane. I risultati suscitano preoccupazione soprattutto perché queste acque sono l’habitat di oltre 17.000 specie di cui il 20% non si trova in nessun altro luogo. Tra le specie aliene troviamo 60 specie di alghe introdotte accidentalmente a causa dell’acquacoltura al largo della costa di Venezia e della Francia sudoccidentale, oltre a circa 400 specie di pesci vertebrati alieni che sono approdati nei nostri mari passando proprio dal Canale di Suez. Tra questi, il barracuda del Mar Rosso, cresciuto nel corso degli anni sia di numero che di taglia che ha creato scompiglio soprattutto nei luoghi dove convive con la spigola, che essendo predatore solitario è incapace di competere nell’attività di caccia con i branchi di barracuda. Introdotte accidentalmente dall’uomo, a causa dell’aumento e della globalizzazione del traffico marittimo; migrate tramite i canali naturali o artificiali, importate per fini commerciali, per esempio per l’acquacultura: tutti questi fattori hanno portato a una sempre maggiore diffusione di specie alloctone nel Mediterraneo. Il rischio è quello di modificare il delicato equilibrio biologico, frutto di migliaia di anni di evoluzione, e di introdurre specie che entrino in competizione per cibo e habitat con le specie autoctone, che introducano agenti patogeni e che creino delle specie ibride, provocando così mutamenti radicali all’ambiente. Inoltre vi è un danno economico causato dalle specie aliene, le quali possono essere causa di una diminuzione della produttività agricola, forestale e ittica, della riduzione delle risorse idriche e del degrado del suolo e dei sistemi infrastrutturali.</p>
<p align="LEFT">Itinerario Goletta Verde per la Marine Strategy:</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">Portovenere Cinque Terre ► 28 settembre -1 ottobre</p>
<p align="LEFT">Olbia ► 2-6 ottobre</p>
<p align="LEFT">Acciaroli ► 8-12 ottobre</p>
<p align="LEFT">Ostia ► 13-16 ottobre</p>
<p align="LEFT">Isola del Giglio ► 16-20 ottobre</p>
<p align="LEFT">Isola d&#8217;Elba ► 20-23 ottobre</p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Donne Masaai si ribellano: non tagliano gli alberi per la carbonella</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/donne-masaai-si-ribellano-non-tagliano-gli-alberi-per-la-carbonella/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 12:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[donne Maasai]]></category>
		<category><![CDATA[Maasai]]></category>
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					<description><![CDATA[Dire no all&#8217;illegalità e sì al rispetto dell&#8217;ambiente: ecco l&#8217;esperienza delle donne Maasai   Una piccola, grande rivoluzione al femminile: le donne Maasai del villaggio di Mkuru, nel Nord della Tanzania, hanno detto no al taglio degli alberi per la produzione di carbonella, e hanno costituito la cooperativa Maasai Women Art (MWA) grazie alla quale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-27421" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/07/images_igallery_resized_ambientetest_01_maasai_girl_kenya1-15948-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p align="LEFT"><span><span>Dire no all&#8217;illegalità e sì al rispetto dell&#8217;ambiente: ecco l&#8217;esperienza delle donne Maasai</span></span></p>
<p>  <span id="more-27422"></span>  </p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"><span><span>Una piccola, grande rivoluzione al femminile: le donne Maasai del villaggio di Mkuru, nel Nord della Tanzania, hanno detto no al taglio degli alberi per la produzione di carbonella, e hanno costituito la cooperativa Maasai Women Art (MWA) grazie alla quale realizzano e poi vendono gioielli artigianali in perline, con esportazioni a Parigi, New York, Vancouver e anche in Italia.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span><span>Queste donne si sono ribellate e si sono schierate a favore dell&#8217;ambiente, grazie al al progetto promosso dall&#8217;Istituto Oikos, organizzazione non-profit impegnata in Europa e nei paesi in via di sviluppo nella tutela della biodiversità, per una gestione responsabile delle risorse naturali, per la diffusione di modelli di vita più sostenibili come strumenti di sviluppo sociale ed economico e di lotta alla povertà.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span><span>Per osservare più da vicino la grande vittoria potrete visitare dal 9 al 14 agosto il padiglione Italia all&#8217;Esposizione universale di Expo: il progetto Tanzania Maasai Women Art, avviato nel 2006, è fra i 24 selezionati da WE-Women for Expo.</span></span></p>
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<p align="LEFT">gc</p>
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