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	<title>Bergamo &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Coronavirus: valvole 3D stampate in loco per l&#8217;ospedale di Chiari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 12:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
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		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[ingegneria 3d]]></category>
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					<description><![CDATA[In provincia di Brescia, un ingegnere crea in 3D le valvole di ricambio per mantenere in funzione l&#8217;unità di terapia intensiva. L&#8217;emergenza dell&#8217;ospedale di Chiari in provincia di Brescia è esplosa venerdì 13 marzo, quando è stato annunciato che non c&#8217;erano più valvole per i respiratori della terapia intensiva e che non c&#8217;era modo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49848" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/hospital-1477433_1280.jpg" alt="coronavirus terapia intensiva" width="800" height="409" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/hospital-1477433_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/hospital-1477433_1280-300x153.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/hospital-1477433_1280-768x393.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>In provincia di Brescia, un ingegnere crea in 3D le valvole di ricambio per mantenere in funzione l&#8217;unità di terapia intensiva.</h3>
<p><span id="more-49847"></span></p>
<p>L&#8217;emergenza dell&#8217;ospedale di Chiari in provincia di Brescia è esplosa venerdì 13 marzo, quando è stato annunciato che <strong>non c&#8217;erano più valvole per i respiratori della terapia intensiva</strong> e che non c&#8217;era modo che il normale fornitore potesse inviarle in un tempo breve.</p>
<p>Per questo, è stata lanciata una richiesta che ha fatto un veloce giro della provincia, fino ad arrivare a chi si occupa di stampa 3D, in modo che le valvole potessero essere progettate e prodotte in loco.</p>
<p>Da quel momento, sono state molte le aziende che hanno risposto, nel tentativo di mantenere l&#8217;ospedale fornito per il prossimo futuro ed è stato <strong>Cristian Fracassi</strong>, imprenditore bresciano a capo della startup <a href="https://www.isinnova.it/" target="_blank" rel="noopener">Isinnova</a>, il primo a mettersi al lavoro per fornire almeno cento valvole su misura stampate con la sua stampante 3D.</p>
<p>Riporta il <a href="https://www.corriere.it/tecnologia/20_marzo_18/coronavirus-mancano-valvole-respiratori-ingegnere-ne-dona-100-prodotte-la-stampa-3d-f5593624-6884-11ea-9725-c592292e4a85.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere della Sera</a> che Fracassi su Facebook ha scritto: «Non chiamateci, come alcuni hanno fatto, eroi. Certo, delle persone stavano per morire, ma abbiamo fatto solo il nostro dovere. Rifiutarsi infatti non sarebbe stato un atto vile, ma omicida. (…) Concentriamoci sui veri eroi, quelli che salvano vite, che fanno 16 ore di turni in ospedale e sono giorno e notte di fianco ai malati ed elogiamo loro».</p>
<h4>Ognuna delle parti prodotte da Fracassi corrisponde a un singolo paziente che necessita di cure intensive e che ora, grazie a queste, può essere ossigenato in ospedale.</h4>
<p>Questo ci dimostra, una volta di più, quanto in una situazione grave come questa anche le piccole parti che si rompono possono portare a problemi giganti.</p>
<p>Bisogna lavorare tutti insieme perché non accada.</p>
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		<title>Clicca il neo, la app per prevenire i tumori alla pelle: risultati dello studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2017 11:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[Clicca il neo]]></category>
		<category><![CDATA[dermatologia]]></category>
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		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[La dermatologia a distanza dà i suoi frutti. Il caso della app “Clicca il neo” Il melanoma rappresenta una delle cause principali di morte da tumore. Solo nella provincia di Bergamo, città in cui è stato sviluppato il progetto «Clicca il Neo», l&#8217;incidenza del melanoma è di circa 14 casi per 100.000 abitanti per anno, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-34823" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/11/images_clicca_il_neo.jpg" alt="" width="640" height="360" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_clicca_il_neo.jpg 640w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_clicca_il_neo-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>La dermatologia a distanza dà i suoi frutti. Il caso della app “Clicca il neo”</p>
<p>  <span id="more-34824"></span>  </p>
<p>Il melanoma rappresenta una delle cause principali di morte da tumore. Solo nella provincia di Bergamo, città in cui è stato sviluppato il progetto «Clicca il Neo», l&#8217;incidenza del melanoma è di circa 14 casi per 100.000 abitanti per anno, ovvero di150 nuovi melanomi diagnosticati ogni anno.</p>
<p>Grazie alla app “<a href="https://www.ecoseven.net//?p=33357" target="_blank" rel="noopener noreferrer">clicca il neo</a>” è possibile identificare i nei sospetti direttamente al proprio smartphone</p>
<p>Il progetto è nato dalla collaborazione di Ats Bergamo con il Centro Studi GISED e l&#8217;USC Dermatologia dell&#8217;ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sostenuto economicamente da Fondazione Credito Bergamasco e Fondazione Banca Popolare di Bergamo e con il patrocinio della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, è un progetto costruito per esplorare e validare le potenzialità della telemedicina nella diagnosi precoce di tumori cutanei, melanoma e non-melanoma, con la finalità di implementare uno strumento di prima valutazione di facile utilizzo da parte della popolazione generale. Un progetto che ha visto, grazie all’attivazione di un’appositaapp, l’invio di 2.271 immagini di cui 1.142 provenienti dalla provincia di Bergamo.</p>
<p>Per documentare l&#8217;affidabiità e utilità del sistema “Clicca il Neo” sono stati avviati due programmi di valutazione. In un primo programma232 soggetti(55% donne, età media 43 anni) che hanno inviato immagini sono stati invitati a sottoporsi ad una visita dermatologica. Il sistema di valutazione «Clicca il Neo» ha consentito di identificare in tale studio,56 lesioni sospette (24%)che, in 14 casi, sono state confermate nelle successive visite specialistiche, comprendendo 6 (2,6%) melanomi (MM), 2 (0,9%) carcinomi basocellulari o basaliomi (BCC) e 6 nevi con caratteristiche atipiche. Le altre lesioni fotografate nei 232 soggetti sono state riconosciute come non sospette. L’accuratezza nella valutazione onlinedelle lesioni identificate dai soggetti rispetto alla visita è stata dell’81%, con una sensibilità del 93% e una specificità del 80%.Tutte le lesioni di tipo maligno sono state correttamente identificate come sospette attraverso l’app.</p>
<p>Un secondo studio di validazione, tuttora in corso, coinvolge – su base volontaria – tutti idipendenti della Ats di Bergamo. Tra ottobre 2016 e marzo 2017 sono stati valutati461 soggetti(età media 50 anni, 61% femmine). Il 4% dei soggetti ha riportato una storia di tumori cutanei (0,2% per melanomi), mentre il 12% una storia familiare (5% per melanomi, 7% per altri tumori cutanei). Complessivamente, alla prima visita,in 70 soggetti (15%) sono state individuate una o più lesioni cutanee rilevanti. E per 2 soggetti (0,4%) è stato diagnosticato un possibile melanoma. Le principali sedi interessate dalle lesioni sono state il tronco (41%), viso e collo (20%) e gli arti superiori e inferiori (29%).</p>
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		<title>Il villaggio ideale: Crespi d’Adda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 13:39:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[Cespi d'Adda]]></category>
		<category><![CDATA[villaggio Crespi d'Adda]]></category>
		<category><![CDATA[villaggio ideale]]></category>
		<category><![CDATA[villaggio sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[Crespi D’Adda era il villaggio ideale: casette individuali con giardino e una centrale idroelettrica che alimenta gratuitamente il villaggio operaio Il villaggio Crespi d’Adda prende nome dalla famiglia di industriali cotonieri lombardi che a fine Ottocento realizza un moderno &#8220;Villaggio ideale del lavoro&#8221; accanto al proprio opificio tessile, lungo la riva bergamasca del fiume Adda.&#160;Per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-9969" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/12/images_igallery_resized_ambientetest_images-6743-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Crespi D’Adda era il villaggio ideale: casette individuali con giardino e una centrale idroelettrica che alimenta gratuitamente il villaggio operaio</p>
<p>  <span id="more-9972"></span>  </p>
<p>Il <strong>villaggio Crespi d’Adda</strong> prende nome dalla famiglia di industriali cotonieri lombardi che a fine Ottocento realizza un moderno &#8220;Villaggio ideale del lavoro&#8221; accanto al proprio opificio tessile, lungo la riva bergamasca del fiume Adda.&nbsp;Per i criteri secondo cui Crespi d&#8217;Adda offre un esempio eminente di un complesso architettonico che illustra un periodo significativo della storia umana ed esempio di insediamento umano rappresentativo di una cultura, il villaggio è stato accolto nei siti patrimonio dell’Unesco.&nbsp;</p>
<p>Cristoforo Benigno Crespi, fabbricante di tessuti proveniente da Busto Arsizio (Varese), acquista, nel 1875, &nbsp;un kmq di terreno nell&#8217;avvallamento situato tra le rive del Brembo e dell&#8217;Adda, con l&#8217;intenzione di avviare una filatura di cotone sulle <strong>rive dell&#8217;Adda</strong>.&nbsp;Durante la progettazione egli decide di edificare in prossimità della filatura alcune abitazioni di tre piani, dotate di più appartamenti, e destinate alle famiglie dei suoi operai. La costruzione viene intrapresa nei primi mesi del 1878 sul modello allora abituale in Europa.&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-9970" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/12/images_Crespi_dAdda1.jpg" border="1" align="middle" width="450" height="294" alt="Crespi dAdda1" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_Crespi_dAdda1.jpg 454w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_Crespi_dAdda1-300x196.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>Quando il figlio del fondatore, Silvio Benigno Crespi, subentra alla direzione della fabbrica nel 1889, conclude e modifica il progetto iniziale secondo un approccio urbanistico differente e un’ideologia meglio definita.&nbsp;Si rinuncerà ai grandi palazzotti a più alloggi e si preferirà delle casette individuali con giardino, certamente più appropriate in un villaggio in cui tutto avrebbe girato intorno ai ritmi e alle esigenze della fabbrica.</p>
<p><strong>Crespi</strong> aveva fatto senza dubbio la giusta scelta perché nel corso di più di cinquanta anni non ha conosciuto né scioperi né conflitti sociali. In prossimità delle piccole case da vita ad una centrale idroelettrica che alimenta gratuitamente il villaggio operaio,fa sorgere un ospedale, una cooperativa, una scuola, un piccolo teatro, un centro sportivo, una canonica per il prete locale, un ambulatorio per il medico locale, e altri servizi collettivi. Silvio Benigno Crespi farà edificare anche delle costruzione più simboliche come la chiesa, il castello (dimora della famiglia Crespi ), gli uffici amministrativi all&#8217;interno della fabbrica e a sud delle case degli operai, le case per i proprietari (le prime due costruzioni datano gli anni 1890 e le ultime i primi anni 1920).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-9971" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/12/images_Crespi_dAdda_2.jpg" border="1" align="middle" width="450" height="336" alt="Crespi dAdda_2" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_Crespi_dAdda_2.jpg 1136w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_Crespi_dAdda_2-300x224.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_Crespi_dAdda_2-1024x764.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_Crespi_dAdda_2-768x573.jpg 768w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>La crisi del 1929 e la severa politica fiscale del governo fascista obbliga la famiglia Crespi a vendere tutto il villaggio alla STI, impresa italiana del tessile, che a sua volta la dovrà cedere &nbsp;nel 1970 alla Rossari e Varzi, la quale venderà la maggioranza delle case. Il villaggio passa in seguito alla società Legler. Lo stabilimento appartiene attualmente al gruppo industriale Polli.</p>
<p>Il villaggio nell&#8217;insieme ha una forma geometrica regolare. Esso è diviso in due parti dalla ampia strada che porta a Capriate. L&#8217;edificio della fabbrica unico e compatto con delle decorazioni medioevali è situato nella parte destra della cittadina, sulla riva sinistra dell&#8217;Adda. La costruzione ospita gli uffici disegnati da Ernesto Pirovano, architetto di un grande numero di costruzioni realizzate ai tempi di Silvio Benigno Crespi .</p>
<p>Dall&#8217;altra parte della strada si trovano le abitazioni, costruite su tre raggi, all&#8217;interno di un quadrilatero regolare di vie di circolazione.&nbsp;</p>
<p>La chiesa è stata disegnata sul modello del tempio di Bramante di Santa Maria in Piazza, a Busto Arsizio (città natale dei fondatori della società). La sua costruzione comincia nel 1891 e dura due anni. La chiesa è situata a nord del villaggio, su di una area dove trovano sede pure la scuola e il teatro.&nbsp;</p>
<p>Nell&#8217;insieme il <strong>villaggio di Crespi d&#8217;Adda</strong> ricorda il periodo romanico gotico, anche per il ricorso a una certa diversità di materiali, come la pietra di Capriate (il ceppo), il mattone e il cemento.&nbsp;Il cimitero è a sud del villaggio. Esso è dominato dal mausoleo della famiglia Crespi, una struttura di stile Art Noveau che si deve a Gaetano Moretti.</p>
<p>(red)</p>
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		<title>Le citta&#8217; fantasma d&#8217;Italia/ 14 La Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 11:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
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					<description><![CDATA[In questa puntata la storia di Consonno, Savogno e Canto. Luoghi raggiungibili solo mediante sentieri e mulattiere, lontano dai centri abitati in cui riscoprire le radici della nostra storia &#160; Questa puntata &#232; dedicata ai paesi fantasma della Lombardia. Le cause dell&#8217;abbandono sono varie: in alcuni casi &#232; un evento naturale, in altri la cattiva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-3601" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/11/images_igallery_resized_viaggiare_savogno-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>In questa puntata la storia di Consonno, Savogno e Canto. Luoghi raggiungibili solo mediante sentieri e mulattiere, lontano dai centri abitati in cui riscoprire le radici della nostra storia </p>
<p> <span id="more-3602"></span> </p>
<p style="text-align: justify; ">&nbsp;</p>
<p>Questa puntata &egrave; dedicata ai paesi fantasma della Lombardia. Le cause dell&rsquo;abbandono sono varie: in alcuni casi &egrave; un evento naturale, in altri la cattiva programmazione urbanistica, in altri ancora l&rsquo;evoluzione economica e del territorio. Si tratta comunque di luoghi che possono offrire ancora molto e che sempre pi&ugrave; spesso vengono visitati da escursionisti e curiosi.</p>
<p>Consonno in Lombardia &egrave; certamente una localit&agrave; molto affascinante. Ecoseven.net ne ha gi&agrave; parlato in un recente articolo. E&rsquo; una frazione del comune di Olginate,&nbsp; provincia di Lecco. Doveva diventare una sorta di Las Vegas italiana, &egrave; invece abbandonata ancora una volta a causa delle frane e della cattiva gestione.&nbsp;</p>
<p>Altra citt&agrave; fantasma, priva di collegamenti stradali &egrave; Savogno in Valchiavenna. Per arrivarci solo strade sterrate e mulattiere. A fine anni &rsquo;50 la civilt&agrave; ha isolato questi luoghi, oggi meta di amanti del trekking montano. Ultimo borgo abbandonato &egrave; quello del Canto, fra Sotto il Monte, Carvico e Pontida, vicino a Bergamo.&nbsp; E&rsquo; pi&ugrave; che altro una contrada abbandonata in cui restano ben visibili anche alcuni tentativi di edilizia recente.&nbsp;</p>
<p>(Vincenzo Nizza)</p>
<p class="MsoNormal" style="background:white"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: Garamond, serif; "><o:p></o:p></span></p>
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