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	<title>archeologia &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>#IORESTOACASA &#8211; 10 musei da visitare senza uscire di casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 18:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[Stare a casa può essere una buona occasione per visitare qualche museo. 10 link per tour virtuali e collezioni online. In questi giorni di #iorestoacasa molte televisioni, da quella pubblica a quelle private, stanno riorganizzando i propri palinsesti per dare più scelta di qualità a tutti, piccoli, giovani e meno giovani. Ma anche noi, con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49645" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/mona-lisa-690203_1280.jpg" alt="musei a casa" width="795" height="435" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/mona-lisa-690203_1280.jpg 795w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/mona-lisa-690203_1280-300x164.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/mona-lisa-690203_1280-768x420.jpg 768w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></h3>
<h3>Stare a casa può essere una buona occasione per visitare qualche museo. 10 link per tour virtuali e collezioni online.</h3>
<p><span id="more-49644"></span></p>
<p>In questi giorni di <strong>#iorestoacasa</strong> molte televisioni, da quella pubblica a quelle private, stanno riorganizzando i propri palinsesti per dare più scelta di qualità a tutti, piccoli, giovani e meno giovani.</p>
<p>Ma anche noi, con il nostro PC o la smart TV, possiamo scegliere di aprire una “finestra” sul mondo dell’arte e della cultura.</p>
<h4>Ecco allora 10 link per visitare musei e collezioni senza uscire di casa.</h4>
<ol>
<li><a href="https://www.uffizi.it/mostre-virtuali" target="_blank" rel="noopener">Galleria degli Uffizi &#8211; Firenze </a></li>
<li><a href="http://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/collezioni/catalogo-online.html" target="_blank" rel="noopener">Musei Vaticani &#8211; Roma </a></li>
<li><a href="https://pinacotecabrera.org/" target="_blank" rel="noopener">Pinacoteca di Brera &#8211; Milano </a></li>
<li><a href="https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-works" target="_blank" rel="noopener">Prado &#8211; Madrid </a></li>
<li><a href="https://www.namuseum.gr/en/collections/" target="_blank" rel="noopener">Museo Archeologico &#8211; Atene </a></li>
<li><a href="https://www.britishmuseum.org/collection" target="_blank" rel="noopener">British Museum &#8211; Londra </a></li>
<li><a href="https://www.louvre.fr/en/visites-en-ligne" target="_blank" rel="noopener">Louvre &#8211; Parigi </a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3cJHdnj" target="_blank" rel="noopener">Hermitage &#8211; San Pietroburgo </a></li>
<li><a href="https://artsandculture.google.com/explore" target="_blank" rel="noopener">Metropolitan Museum &#8211; New York </a></li>
<li><a href="https://www.nga.gov/index.html" target="_blank" rel="noopener">National Gallery of art &#8211; Washington </a></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La verità sulle prime pitture rupestri</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-naturali/la-verita-sulle-prime-pitture-rupestri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2018 17:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[pitture rupestri]]></category>
		<category><![CDATA[uomo di Neanderthal]]></category>
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					<description><![CDATA[I ricercatori hanno scoperto che è stato l&#8217;uomo di Neanderthal a realizzare i primi disegni nelle caverne Uno studio&#160;pubblicato sulla rivista «Science» ha spiegato che è stato l&#8217;uomo di Neanderthal e non l&#8217;homo sapiens a creare una serie di disegni trovati nelle caverne della Spagna e risalenti a 64.000 anni fa. È la prima volta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35663" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/03/images_pitture_rupestri.jpg" alt="" width="797" height="498" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_pitture_rupestri.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_pitture_rupestri-300x187.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_pitture_rupestri-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>I ricercatori hanno scoperto che è stato l&#8217;uomo di Neanderthal a realizzare i primi disegni nelle caverne</p>
<p>  <span id="more-35664"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Uno <a href="http://science.sciencemag.org/content/359/6378/912" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista «Science» ha spiegato che è stato l&#8217;uomo di Neanderthal e non l&#8217;homo sapiens a creare una serie di disegni trovati nelle caverne della Spagna e risalenti a 64.000 anni fa. È la prima volta che gli uomini di Neanderthal vengono accreditati come pittori rupestri ed è anche la prima volta che si decreta che le loro opere siano le più antiche pitture rupestri conosciute.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando una datazione radioattiva avanzata, gli scienziati hanno stabilito che i dipinti, realizzati in tre caverne separate, sono molto più antichi di quanto si pensasse originariamente e che sono stati creati almeno 20.000 anni prima che gli esseri umani moderni arrivassero in quell&#8217;area.</p>
<p style="text-align: justify;">E così è cambiata d&#8217;improvviso tutta la visione che si aveva degli uomini di Neanderthal, che si pensavano più stupidi e meno intraprendenti degli uomini moderni. Le opere d&#8217;arte rupestri dimostrano, invece, che le specie erano creative e che riuscivano a mantenere viva sia una certa cultura che l&#8217;arte con cui essa si accompagnava. I Neanderthal sono anche noti per aver usato artigli e ossa d&#8217;aquila per creare dei loro particolari gioielli con cui abbellivano i vestiti – per dire.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli sforzi precedenti per determinare l&#8217;età di queste pitture rupestri sono stati complicati dalle limitazioni della tecnologia di datazione. Il metodo più comune, infatti, funziona esclusivamente con la materia organica: usare il decadimento radioattivo dell&#8217;uranio come parametro richiede una grande quantità di materiale da datare, qualcosa che non è possibile in scoperte rare e delicate come la prima arte umana rupestre umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo grazie al fatto che hanno utilizzato un nuovo metodo di datazione, gli scienziati sono riusciti a fare questa scoperta – hanno dovuto solo grattare via la crosta della pittura rupestre e poi portare quei campioni in laboratorio per la datazione.</p>
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		<title>La più antica birra in Grecia</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/prodotti-tipici/la-piu-antica-birra-in-grecia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 15:07:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[acheologia]]></category>
		<category><![CDATA[antica grecia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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		<category><![CDATA[età del bronzo]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio scopre due potenziali birrifici ellenici nell&#8217;età del bronzo Gli antichi greci amavano il vino, ma non solo. A quanto pare, secondo un nuovo studio&#160;pubblicato sulla rivista «Vegetation History and Archaeobotany», amavano molto anche la birra. La ricerca, infatti, descrive la scoperta di due potenziali birrifici risalenti all&#8217;età del bronzo, una notizia che designa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35569" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_birra_in_Grecia.jpg" alt="" width="758" height="452" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_birra_in_Grecia.jpg 758w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_birra_in_Grecia-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></p>
<p>Uno studio scopre due potenziali birrifici ellenici nell&#8217;età del bronzo</p>
<p>  <span id="more-35570"></span>  </p>
<p>Gli antichi greci amavano il vino, ma non solo. A quanto pare, secondo un nuovo <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s00334-017-0661-8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista «Vegetation History and Archaeobotany», amavano molto anche la birra. La ricerca, infatti, descrive la scoperta di due potenziali birrifici risalenti all&#8217;età del bronzo, una notizia che designa quella che potrebbe essere la più antica fabbrica di birra in Grecia e smentisce l&#8217;idea che l&#8217;antica bevanda della regione fosse solo il vino.</p>
<p>Gli archeologi hanno trovato i resti di diversi edifici che potrebbero essere stati utilizzati per la produzione della birra: alcuni ad Archondiko, nel nord della Grecia, e un altro ad Agrissa, un sito a sud di Archondiko, sul lato orientale della penisola. Entrambi i siti erano stati distrutti da un incendio, il che li aveva lasciati cristallizzati nel tempo. Dopo l&#8217;incendio, avvenuto nella preistoria, le persone si erano evidentemente trasferite, lasciando dietro di sé innumerevoli artefatti bruciati, tra cui i resti di chicchi di cereali germogliati.</p>
<p>Ad Archondiko, gli archeologi ne hanno trovati circa 100 di chicchi di cereali germogliati e li hanno trovati essere risalenti alla prima età del bronzo, dal 2100 al 2000 a.C. Ad Agrissa, invece, ne hanno trovati circa 3.500 risalenti all&#8217;età del bronzo medio, dal 2100 al 1700 a.C. Circa.<br />Una scoperta significativa visto che per produrre la birra, un birraio è proprio questo che fa, fa germogliare i chicchi di cereali per trasforma l&#8217;amido del grano in zuccheri. Questa ed altre scoperte – una struttura di due camere ad Archodiko che sembrava essere fatta a posta per i processi di produzione della birra e alcune tazze speciali (molto complesse) – hanno spinto i ricercatori a pensare che questi uomini producessero (una qualche forma di) birra.</p>
<p>Non è la birra più antica del mondo, ma è sicuramente la birra più antica della Grecia e, a quanto pare, come in altri casi, veniva bevuta con l&#8217;aiuto di una cannuccia – ecco perché le tazze avevano una forma così strana.</p>
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		<title>Un fossile che cambia la nostra idea della storia</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/un-fossile-che-cambia-la-nostra-idea-della-storia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2018 13:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Fossile]]></category>
		<category><![CDATA[Fossile umano]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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					<description><![CDATA[Il ritrovamento di un fossile riscrive la storia della migrazione dei primi uomini dall&#8217;Africa Gli scienziati hanno scoperto il più antico fossile conosciuto di un umano moderno fuori dall&#8217;Africa nella grotta di Misliya vicino al Monte Carmelo, in Israele. Il fossile, che consiste in una mascella superiore con diversi denti ancora attaccati, è stimato avere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35543" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_fossili.jpg" alt="" width="800" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_fossili.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_fossili-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_fossili-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Il ritrovamento di un fossile riscrive la storia della migrazione dei primi uomini dall&#8217;Africa</p>
<p>  <span id="more-35544"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati hanno scoperto il più antico fossile conosciuto di un umano moderno fuori dall&#8217;Africa nella grotta di Misliya vicino al Monte Carmelo, in Israele. Il fossile, che consiste in una mascella superiore con diversi denti ancora attaccati, è stimato avere tra i 175.000 e i 200.000, e ci rivela che gli uomini hanno lasciato l&#8217;Africa almeno 50.000 anni prima di quello che si pensava.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando scansioni e modelli virtuali in 3D, il team di ricerca – che comprende gli scienziati della <a href="https://english.tau.ac.il/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tel Aviv University</a>, della <a href="https://www.binghamton.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Binghamton University</a>&nbsp;e della <a href="https://www.suny.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">State University</a>&nbsp;di New York – ha stabilito che il fossile mostrava segni di potenziale ibridazione con gli uomini di Neanderthal e con altri gruppi umani. Le prove fossili e archeologiche rinvenute nella grotta, inoltre, indicano anche che questi primi uomini della Palestina storica erano in grado di cacciare animali di grossa taglia, controllando il fuoco per i propri usi e fabbricando una varietà di strumenti preistorici in pietra.&nbsp;Tutto questo nello <a href="http://science.sciencemag.org/content/359/6374/456" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista «Science».</p>
<p style="text-align: justify;">La regione in cui è stato scoperto il fossile è stata a lungo considerata un importante passaggio per la migrazione umana fuori dall&#8217;Africa e una casa per varie specie di ominidi, tra cui gli uomini di Neanderthal. Capire insieme la storia della migrazione umana oltre il continente africano è essenziale per capire l&#8217;evoluzione della nostra specie, hanno sottolineato i ricercatori. Questa scoperta aggiunge informazioni chiave a questa storia, compresi i dettagli riguardanti la tempistica, la natura dei cambiamenti demografici e il mix genetico tra le popolazioni e persino altre specie di primi umani.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Un piccolo universo</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/un-piccolo-universo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 12:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiare]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli archeologi scoprono un «modello in miniatura dell&#8217;universo» vicino Città del Messico Una recente scoperta archeologica potrebbe offrire informazioni su come le persone vedevano il mondo nell&#8217;antichità. A Nahualac, un sito del vulcano Iztaccíhuatl, vicino a Città del Messico, gli archeologi messicani hanno identificato quello che viene chiamato un tetzacualco, o tempio, in un laghetto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35473" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_vulcano_Iztacc%C3%ADhuatl.jpg" alt="" width="800" height="410" /></p>
<p style="text-align: justify;">Gli archeologi scoprono un «modello in miniatura dell&#8217;universo» vicino Città del Messico</p>
<p>  <span id="more-35474"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Una recente scoperta archeologica potrebbe offrire informazioni su come le persone vedevano il mondo nell&#8217;antichità. A Nahualac, un sito del vulcano Iztaccíhuatl, vicino a Città del Messico, gli archeologi messicani hanno identificato quello che viene chiamato un tetzacualco, o tempio, in un laghetto stagionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;<a href="http://inah.gob.mx/es/boletines/6811-nahualac-sitio-en-las-faldas-del-iztaccihuatl-podria-representar-un-microcosmos" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Instituto Nacional de Antropología e Historia</a> (INAH), «l&#8217;effetto ottico che si verifica nello specchio d&#8217;acqua, da cui sembra che la struttura si emani, suggerisce che il luogo è la rappresentazione di un tempo e di uno spazio primitivi, un modello in miniatura dell&#8217;universo».</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni miti della creazione mesoamericana dicono che il cielo e la terra sono stati creati dal corpo di Cipactli, un mostro che galleggiava sulle acque primitive. Nahualac potrebbe rappresentare esattamente questa cosmogonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel sito sono presenti due aree: una è lo stagno stagionale – un tempio rettangolare composto da pietre sovrapposte non tenute insieme da nessun tipo di cemento (eretto in epoca preispanica, il tetzacualco è di circa 11,5 per 9,8 metri) –, l&#8217;altra è uno spazio di circa 150 metri, a sud-est del santuario – dove sono stati trovati pezzi di ceramica dedicati alla divinità della pioggia Tlaloc che risalgono a un periodo che va dal il 750 e il 1150 d.C. (l&#8217;intero sito, infatti, potrebbe essere uno spazio rituale per il culto di Tlaloc, anche se la gente potrebbe averci adorato anche altre divinità dell&#8217;acqua e della terra).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;archeologa Iris del Rocio Hernandez Bautista ha detto che ci potrebbe essere stato un controllo rituale dell&#8217;acqua dalle sorgenti vicine per irrigare il laghetto in modo che sembrasse che la struttura galleggiasse sulla superficie dell&#8217;acqua: «Questi effetti visivi, oltre alle caratteristiche degli elementi con cui è stato costruito il sito e il rapporto che hanno l&#8217;una con l&#8217;altra, ci fanno supporre che Nahualac possa rappresentare un microcosmo che evoca le acque primitive e l&#8217;inizio dello spaziotempo nel mito».</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Un raro sigillo di 2.700 anni scoperto a Gerusalemme</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-naturali/un-raro-sigillo-di-2-700-anni-scoperto-a-gerusalemme/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 09:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Sigillo]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli archeologi hanno trovato il sigillo di argilla che confermerebbe quanto era scritto nella Bibbia Gli archeologi israeliani hanno fatto una rara scoperta nella Western Wall Plaza della Città Vecchia di Gerusalemme – dove sono presenti scavi fin dal 2005 –, portando alla luce l&#8217;impronta di un sigillo di argilla di 2.700 anni. Il manufatto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35434" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_Gerusalemme.jpg" alt="" width="800" height="407" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_Gerusalemme.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_Gerusalemme-300x153.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_Gerusalemme-768x391.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: line-through;">Gli archeologi hanno trovato il sigillo di argilla che confermerebbe quanto era scritto nella Bibbia</span></p>
<p>  <span id="more-35435"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: line-through;">Gli archeologi israeliani hanno fatto una rara scoperta nella Western Wall Plaza della Città Vecchia di Gerusalemme – dove sono presenti scavi fin dal 2005 –, portando alla luce l&#8217;impronta di un sigillo di argilla di 2.700 anni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: line-through;">Il manufatto porta un&#8217;iscrizione in ebraico antico che dice «appartenente al governatore della città» ed era stato probabilmente allegato a una spedizione o inviato come souvenir a nome del governatore che, a quanto dice la <a href="http://www.antiquities.org.il/about_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Israel Antiquities Authority</a>, era la più importante posizione locale che si poteva avere a Gerusalemme all&#8217;epoca.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: line-through;">Il sigillo, delle dimensioni di una piccola moneta, raffigura due uomini in piedi, uno di fronte all&#8217;altro, a specchio, con indosso abiti a righe che arrivano fino alle ginocchia. </span><br /><span style="text-decoration: line-through;">Questo ritrovamento conferma quanto era stato detto nella Bibbia, ovvero che 2700 anni fa esisteva un governatore di Gerusalemme – è la prima volta che un simile reperto viene trovato in uno scavo autorizzato. I governatori di Gerusalemme, nominati dal re, sono menzionati due volte nella Bibbia, una nel Secondo Libro dei Re e una nel Secondo Libro delle Cronache.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: line-through;">Alla presentazione del manufatto, il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat ha dichiarato: &#8220;È travolgente ricevere saluti dal periodo del Primo Tempio di Gerusalemme. Dimostra che già 2.700 anni fa, Gerusalemme, la capitale di Israele, era una città forte e centrale».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: line-through;">L&#8217;annuncio, inoltre, è arrivato a non troppa distanza dal&#8217;annuncio del riconoscimento da parte del Presidente Trump di Gerusalemme come capitale di Israele, un&#8217;affermazione che ha infiammato le proteste palestinesi e le preoccupazioni internazionali.</span></p>
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		<title>Una fortezza sotto il livello del mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 14:02:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Fortezza]]></category>
		<category><![CDATA[Lago di Van]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[Un castello vecchio di 3000 anni è stato scoperto nelle profondità del lago più grande della Turchia Il Lago di Van&#160;è il più grande lago della Turchia, ma da questo momento in poi non sarà questo l&#8217;unico motivo per cui verrà ricordato. Gli archeologi della Yüzüncü Yıl Üniversitesi&#160;e una squadra di sommozzatori, infatti, hanno scoperto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35165" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/11/images_Fortezza_sottomarina_lago_di_van_.jpg" alt="" width="640" height="360" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_Fortezza_sottomarina_lago_di_van_.jpg 640w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_Fortezza_sottomarina_lago_di_van_-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Un castello vecchio di 3000 anni è stato scoperto nelle profondità del lago più grande della Turchia</p>
<p>  <span id="more-35166"></span>  </p>
<p>Il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Van" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lago di Van</a>&nbsp;è il più grande lago della Turchia, ma da questo momento in poi non sarà questo l&#8217;unico motivo per cui verrà ricordato. Gli archeologi della <a href="https://www.yyu.edu.tr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Yüzüncü Yıl Üniversitesi</a>&nbsp;e una squadra di sommozzatori, infatti, hanno scoperto di recente una fortezza sottomarina proprio in questo lago, probabilmente una costruzione fatta dall&#8217;antico regno di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Urartu" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Urartu</a>.</p>
<p>Il team ha deciso di esplorare il lago sulla base di rumors locali sulle antiche rovine, nonostante altri archeologi che avevano familiarità con la zona avevano detto che non c&#8217;erano grandi possibilità di trovare qualcosa. Ma i rumors si sono rivelati corretti: il capo della squadra di sub Tahsin Ceylan ha detto che il sito archeologico è di circa un chilometro di grandezza e che le mura della fortezza che si possono vedere hanno una dimensione che va dai 3 ai 4 metri.</p>
<p>Alcuni dei resti sono mucchi di pietre libere, mentre altri sono pareti lisce, a quanto rivelato dal National Geographic.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/QgUSPlsdA7w" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Le valutazioni visive hanno portato la squadra a stimare che il castello sottomarino abbia circa 3000 anni e che sia stato costruito durante l&#8217;età del ferro, quando il livello dell&#8217;acqua del lago era centinaia di metri più in basso.<br />Urartu, un regno che fiorì tra il IX e il VI secolo a.C., era concentrato intorno al Lago di Van. Ci sono già altri resti archeologici della zona che sono oggetto di studio, ma ora archeologi e subacquei son ansiosi di pianificare un ritorno al lago per saperne di più sulla fortezza recentemente scoperta. Non sono ancora sicuri di quanto siano profonde le pareti sepolte nei sedimenti del lago, ma sono intenzionati a scoprire questa e molte altre cose sul castello sommerso e sulle persone che lo abitavano.</p>
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		<title>Alesi, il nostro più antico parente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2017 09:40:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
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		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nyanzapithecus alesi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il teschio di un cucciolo di scimmia vissuto 13 milioni di anni fa potrebbe appartenere al più antico antenato dell&#8217;umanità Il cranio fossile di Nyanzapithecus alesi, poi chiamato solo Alesi (da «ales», che vuol dire antenato nel lingua turkana) è stato trovato a Lodwar, in Kenya: dopo che la roccia arenaria attaccata è stata parzialmente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34736" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/10/images_4_Alesi-partially-excavated-xlarge_trans_NvBQzQNjv4Bqgo39pNpFMM7pPWHPnmqV_A1koLxgeN7ljtO_ZXyaiOI.jpg" alt="" width="1281" height="800" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_4_Alesi-partially-excavated-xlarge_trans_NvBQzQNjv4Bqgo39pNpFMM7pPWHPnmqV_A1koLxgeN7ljtO_ZXyaiOI.jpg 1281w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_4_Alesi-partially-excavated-xlarge_trans_NvBQzQNjv4Bqgo39pNpFMM7pPWHPnmqV_A1koLxgeN7ljtO_ZXyaiOI-300x187.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_4_Alesi-partially-excavated-xlarge_trans_NvBQzQNjv4Bqgo39pNpFMM7pPWHPnmqV_A1koLxgeN7ljtO_ZXyaiOI-1024x640.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_4_Alesi-partially-excavated-xlarge_trans_NvBQzQNjv4Bqgo39pNpFMM7pPWHPnmqV_A1koLxgeN7ljtO_ZXyaiOI-768x480.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_4_Alesi-partially-excavated-xlarge_trans_NvBQzQNjv4Bqgo39pNpFMM7pPWHPnmqV_A1koLxgeN7ljtO_ZXyaiOI-1200x749.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1281px) 100vw, 1281px" /></p>
<p>Il teschio di un cucciolo di scimmia vissuto 13 milioni di anni fa potrebbe appartenere al più antico antenato dell&#8217;umanità</p>
<p>  <span id="more-34737"></span>  </p>
<p>Il cranio fossile di Nyanzapithecus alesi, poi chiamato solo Alesi (da «ales», che vuol dire antenato nel lingua turkana) è stato trovato a Lodwar, in Kenya: dopo che la roccia arenaria attaccata è stata parzialmente rimossa presso il <a href="http://www.turkanabasin.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Turkana Basin Institute</a>, ci si è trovati davanti a questo cranio fossile, delle dimensioni di un limone, appartenente a una scimmia bambina.</p>
<p>Alesi abitava in una foresta keniana circa 13 milioni di anni fa e aveva un anno e quattro mesi quando è morta. Oggi, ci permette di dare un&#8217;occhiata a quello che potrebbe essere l&#8217;antenato comune e più antico delle persone e di tutte le scimmie moderne.</p>
<p>Essendo stato sepolto da un vulcano 13 milioni di anni, il cranio ha mantenuto intriganti indizi sulla nostra storia evolutiva, tra cui una probabile origine africana, dicono gli scienziati, e non asiatica come finora si era ipotizzato.</p>
<p>Un viso piatto come il gibbone, ma un cervello molto più grande di tutte le altre scimmie della sua epoca: questo esemplare, precedentemente sconosciuto, sarebbe arrivato a pesare 11 chilogrammi in età adulta se non fosse rimasto vittima del vulcano.</p>
<p>Questa specie sarebbe appartenuta a un gruppo ancestrale molto più antico di quello degli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Hominoidea" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ominidi</a>, che quindi ne sarebbero discendenti – gli ominidi sono una famiglia di primati che comprende sia gli esseri umani che le scimmie antropomorfe.</p>
<p>Alesi ha permesso di capire l&#8217;esistenza di questo gruppo che, anche se non ha ancora un nome ufficiale, si sa che visse e morì milioni di anni fa, con una maggioranza di membri africani, a quanto pare.</p>
<p>Questo cranio è il fossile di scimmia più completo dell&#8217;intero <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Miocene" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Miocene</a>, periodo che variava da circa 24 a circa 5 milioni di anni fa.</p>
<p>Grazie alle scansioni hi-tech si è scoperto che, anche se i denti di Alesi erano molto simili a quelli del gibbone, non si muoveva come questo animale: gli organi di bilanciamento nel suo orecchio mostrano una minore agilità, movimenti più lenti. <br />Sebbene molto sia noto sull&#8217;evoluzione umana da quando ci siamo separati dagli scimpanzé, circa 7 milioni di anni fa, conosciamo poco dei nostri antenati comuni risalenti a prima di 10 milioni di anni fa. Per questo, il ritrovamento è davvero epocale e straordinario.<br />Alesi, benvenuto nella nostra storia.</p>
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		<title>Convivere con animali giganti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2017 09:20:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Canguri]]></category>
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					<description><![CDATA[In Australia, un ritrovamento di manufatti dimostra che 65.000 anni fa gli esseri umani vivevano insieme ad animali enormi Dopo la recente scoperta archeologica di manufatti avvenuta in Australia, si è accesa l&#8217;immaginazione del mondo su quella che doveva essere la vita nel continente 65.000 anni fa. Prima di questa scoperta, infatti, si pensava che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34609" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/09/images_939cb185489ca34c21c4df2c4597ede9.jpg" alt="" width="636" height="382" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/09/images_939cb185489ca34c21c4df2c4597ede9.jpg 636w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/09/images_939cb185489ca34c21c4df2c4597ede9-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 636px) 100vw, 636px" /></p>
<p>In Australia, un ritrovamento di manufatti dimostra che 65.000 anni fa gli esseri umani vivevano insieme ad animali enormi</p>
<p>  <span id="more-34610"></span>  </p>
<p>Dopo la recente scoperta archeologica di manufatti avvenuta in Australia, si è accesa l&#8217;immaginazione del mondo su quella che doveva essere la vita nel continente 65.000 anni fa. Prima di questa scoperta, infatti, si pensava che il continente fosse abitato solo da fauna mastodontica – canguri enormi, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vombatidae" target="_blank" rel="noopener noreferrer">wombat grossi come rinoceronti</a> – ma gli oggetti trovati in un sito archeologico nel Territorio del Nord mostrano che c&#8217;erano anche gli esseri umani a condividere quello spazio – ci sono stati per almeno 20.000 anni.</p>
<p>Lo <a href="https://www.nature.com/articles/nature22968.epdf?referrer_access_token=A4p7IdLyFFmE6XkH9oUcNtRgN0jAjWel9jnR3ZoTv0PaC-2riDmLOGW5zcDGMHfrjSD5K__etS4G5BesyA-kbU1E5wtHcXIEmCRvv-7r1-xo3GTOj9TD4IFj-haFfC7PIznyaTnUP_h244Ky49FUy6wMmxBXc-LTbA2WiVZsfjJO01wa1ikVzKaQ595U7UkXH722rsCYKnsKI1shO0soI_3iq4G3PbC70h4DgvJ9klVsfN-UTyruPf8KYIMkg2q6Q9YGro-Xs7k16Lw2eIN0VQ%3D%3D&amp;tracking_referrer=www.nytimes.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio, pubblicato sulla rivista «Nature»</a> racconta che i ricercatori hanno trovato più di 10.000 manufatti sepolti in uno strato basale protetto da una roccia che si chiama Madjedbebe vicino al <a href="http://www.australia.com/it-it/places/kakadu.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Parco Nazionale di Kakadu</a>: i manufatti includono le più antiche asce di pietra al mondo, i più antichi utensili per la macinazione dei sementi in Australia e punte di pietra finemente realizzate che possono essere state usate come punte per le lance – hanno anche trovato l&#8217;ocra tradizionalmente usata per dipingere i corpi e le rocce, anche se non si sa a che periodo risalga.</p>
<p>Questo tesoro è stato trovato grazie al lavoro su tre scavi che, a partire dal 2012, coinvolge archeologi e studenti universitari con spatole e spazzole che scavano a una profondità di quattro metri e coprono un sito ampio 20 metri quadrati – in totale sono stati ritrovati più di 100.000 manufatti attorno al sito.</p>
<p>Grazie a questo ritrovamento ora bisogna cercare una nuova data per stabilire quando gli aborigeni sono arrivati in Australia, più lontana di quello che si pensava – ovvero 47.000 anni fa – e bisogna anche rivedere la teoria secondo la quale gli aborigeni, una volta arrivati in Australia, hanno ucciso tutti gli animali giganti perché, secondo le informazioni ricavate dal sito, umani e animali hanno convissuto per almeno 20.000. Perché i canguri, i wombat e gli altri si sono estinti, allora? <br />Ora si aprirà di certo un dibattito in merito alla questione, mentre gli archeologi si metteranno alla ricerca di altri siti, per aggiungere nuovi dati alla scoperta.</p>
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		<title>Ritrovata una straordinaria «Pompei britannica»: ecco com’era la vita di tutti i giorni nell&#8217;Età del bronzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2016 09:18:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Must Farm]]></category>
		<category><![CDATA[passato]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Uk]]></category>
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					<description><![CDATA[Scavare, ancora una volta ci permette di scoprire il passato La Cambridge Archaeological Unit&#160;sta scavando Must Farm, un sito britannico conservato molto bene e che ora riesce a farci osservare alcune caratteristiche della vita quotidiana delle persone durante l&#8217;Età del bronzo. Descritto come una «Pompei britannica», Must Farm è stato distrutto piuttosto rapidamente e molti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32320" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/09/images_300D2A2A00000578-3396219-Archaeologist_Selina_Davenport_works_on_the_site_of_the_Bronze_A-a-32_1452626838021.jpg" alt="" width="962" height="641" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/09/images_300D2A2A00000578-3396219-Archaeologist_Selina_Davenport_works_on_the_site_of_the_Bronze_A-a-32_1452626838021.jpg 962w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/09/images_300D2A2A00000578-3396219-Archaeologist_Selina_Davenport_works_on_the_site_of_the_Bronze_A-a-32_1452626838021-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/09/images_300D2A2A00000578-3396219-Archaeologist_Selina_Davenport_works_on_the_site_of_the_Bronze_A-a-32_1452626838021-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 962px) 100vw, 962px" /></p>
<p>Scavare, ancora una volta ci permette di scoprire il passato</p>
<p>  <span id="more-32321"></span>  </p>
<p>La <a href="http://www-cau.arch.cam.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cambridge Archaeological Unit</a>&nbsp;sta scavando <a href="http://www.mustfarm.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Must Farm</a>, un sito britannico conservato molto bene e che ora riesce a farci osservare alcune caratteristiche della vita quotidiana delle persone durante l&#8217;<a href="http://www.mustfarm.com/bronze-age-timber-platform/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Età del bronzo</a>. Descritto come una «Pompei britannica», Must Farm è stato distrutto piuttosto rapidamente e molti dei suoi edifici sono affondati in acqua, dove l&#8217;insediamento è stato conservato per i successivi 3.000 anni. Da quando stanno scavando, gli archeologi sono riusciti a trovare di tutto: dai tessuti e il cibo a una ruota; per questo descrivono il sito come la sede di una gamma di beni e di oggetti straordinariamente ricca.</p>
<p>Lo scavo a Must Farm è stato finanziato dalla società <a href="http://forterra.co.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Forterra</a>&nbsp;e da <a href="https://historicengland.org.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Historic England</a> ed è sostenuto dalla <a href="http://www.arch.cam.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">University of Cambridge</a>. Come nel caso di Pompei, la storia degli abitanti di questo luogo è finita in tragedia: visto che il sito è così ben conservato, gli archeologi stanno mettendo insieme davvero molti indizi per riuscire a ricostruire quello che probabilmente è accaduto.</p>
<p>La causa più accreditata è un incendio, probabilmente doloso, che gli abitanti non sono riusciti a gestire e che ha causato la distruzione dell&#8217;insediamento e la caduta dei resti delle case nel fango del fiume dove sono stati conservati fino ad oggi. Sembra che gli eventuali superstiti potrebbero essere riusciti a fuggire, vista la quantità di beni che sono stati lasciati alle spalle. Gli archeologi hanno trovato asce, lance, 60 perle (probabilmente provenienti dalla Turchia o dalla Siria), frammenti di lino e anche impronte; nessuno scheletro, a parte un cranio che era stato probabilmente appeso come trofeo su una delle case. Insomma, un paesaggio colmo di storia, non ci resta che aspettare che qualcuno riesca a raccontarcela per intero.</p>
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