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	<title>approvvigionamento energetico europeo &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Centri solari nel deserto: un&#8217;idea davvero sostenibile?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:51:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se ne è parlato ancora una volta a Durban: fabbisogno energetico e produzione da fonti rinnovabili. Al vertice delle Nazioni Unite da poco terminato il solare è ancora per molti “La” soluzione. Leo Hickman sul Guardian parla dei deserti come possibile fonte di approvvigionamento Il tedesco Gerhard Knies dopo il disastro di Chernobyl dell&#8217;&#8217;86 stim&#242; [&#8230;]]]></description>
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<p class='sommario'>Se ne è parlato ancora una volta a Durban: fabbisogno energetico e produzione da fonti rinnovabili. Al  vertice delle Nazioni Unite da poco terminato il solare è ancora per molti “La” soluzione. Leo Hickman sul Guardian parla dei deserti come possibile fonte di approvvigionamento</p>
<p> <span id="more-4238"></span>  </p>
<div>Il tedesco Gerhard Knies dopo il disastro di Chernobyl dell&rsquo;&rsquo;86 stim&ograve; che nei deserti ogni 6 ore si accumula pi&ugrave; energia solare di quanta non ne occorra all&rsquo;umanit&agrave; intera in un intero anno. Ci&ograve; significherebbe che con 30.000 chilometri quadrati di deserto si potrebbe alimentare l&rsquo;Europa intera. Su queste basi nasce nel 2003 una Societ&agrave;, la Desertec, che insieme alla Germania ha l&rsquo;obiettivo, entro il 2050, di arrivare a produrre il 15% dell&rsquo;energia necessaria all&rsquo;Europa. Nel progetto sono previste cetrali eoliche e solari installate in Medio Oriente e Nord Africa. Il problema della dispersione di corrente verr&agrave; risolto con l&rsquo;impiego di elettrodotti di nuova generazione, con una dispersione energetica ridotta al 3% ogni mille chilometri. L&rsquo;idea ha un costo stimato sui 400 miliardi di euro.</div>
<div>&nbsp;</div>
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<div>Siamo nel 2009 quando nasce la Desertec Industrial Initiative, consorzio formato anche da Siemens E.ON e Deutsche Bank. Si annuncia la costruzione della prima centrale solare in Marocco proprio a ridosso del Sahara. Desertec dar&agrave; vita a dodici chilometri quadrati di impianto che potr&agrave; produrre fino a 500 Megawatt. Fin qui tutto bene. Ma ecco una serie di quesiti che rendono complicato lo sviluppo del progetto. Prima di tutto un discorso ambientale riferito al danneggiamento delle tecnologie: i granelli di sabbia nell&rsquo;ipotesi meno drammatica ricoprono i pannelli o gli specchi parabolici delle centrali, riducendone l&rsquo;efficienza. A questo punto c&rsquo;&egrave; necessit&agrave; di acqua per ripulirli periodicamente, acqua che, in caso venisse reperita localmente, intaccherebbe le risorse locali gi&agrave; scarse.</div>
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<div>Poi si pongono almeno due problemi di non poca rilevanza. Il primo &egrave; l&rsquo;impatto ambientale che questo progetto potrebbe portare nei luoghi dove si svilupper&agrave;, con l&rsquo;obiettivo di ridurre l&rsquo;impatto della produzione energetica sull&rsquo;ambiente europeo. Una coperta troppo corta che rende scettici molti esperti sul raggiungimento, per intero, degli obiettivi di programma. D&rsquo;altro canto i costi non sembrano essere di semplice sostenibilit&agrave;, soprattutto in un momento di crisi globale come quella che stiamo vivendo. Certo &egrave; che l&rsquo;ecologia ed un vivere equilibrato viaggiano di pari passo con la ricerca e lo sviluppo. Ma sempre che portino verso traguardi oggettivamente sostenibili.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>(Vincenzo Nizza)</div>
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