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	<title>ambientale &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Petrolio in mare: una nuova barriera per evitare danni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 15:18:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mare]]></category>
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					<description><![CDATA[  Arriva una barriera corallina in grado di azzerare l&#8217;impatto ambientale causato dagli sversamenti di petrolio in mare       Per evitare i danni da sversamento di petrolio, nasce una nuova innovativa barriera di contenimento, messa a punto da cinque studenti della Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino. E l&#8217;idea, il progetto del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-23752" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/02/images_igallery_resized_ambientetest_images-14112-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Arriva una barriera corallina in grado di azzerare l&#8217;impatto ambientale causato dagli sversamenti di petrolio in mare</p>
<p> </p>
<p>  <span id="more-23753"></span>  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per evitare i danni da sversamento di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=22636" target="_blank" rel="noopener noreferrer">petrolio</a>, nasce una nuova innovativa barriera di contenimento, messa a punto da cinque studenti della Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino. E l&#8217;idea, il progetto del team PIER (Petroleum Innovative Enviromental Remediation), ha conquistato anche il secondo posto nella competizione internazionale promossa dall&#8217;Agenzia Spaziale Europea &#8216;ESA&#8217;s S2UN Challenge&#8217;, sfida tra studenti di università europee.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In particolare, gli studenti hanno previsto un business plan che sviluppa un progetto dedicato al contenimento ed al recupero di petrolio a seguito di sversamenti accidentali in mare. Il gruppo di studio ha proposto l&#8217;applicazione di una struttura dispiegabile rigida in maniera tale da utilizzarla come anello di contenimento da caricare a bordo delle navi. Il sistema è attivo in meno di trenta minuti aumentando il suo volume di oltre 12 volte.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La barriera contenitiva potrebbe essere presente sulle navi da commercio adibite al trasporto di liquidi inquinanti, poiché ridurrebbe il tempo di intervento nel contenimento dello sversamento del <a href="https://www.ecoseven.net//?p=22248">petrolio</a>, azzerandone quasi completamente il forte impatto ambientale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">gc</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ilva: un focus sul piano industriale</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/economia-ambientale/ilva-un-focus-sul-piano-industriale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2014 06:51:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[A Palazzo Chigi si discute, oggi, del piano industriale per l&#8217;Ilva di Taranto Mentre si attende la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del piano ambientale sull’Ilva, oggi, a Palazzo Chigi, si tiene un incontro per discutere del piano industriale dell’acciaieria. Il commissario del siderurgico Enrico Bondi con il sub commissario Edo Ronchi sono attesi nel pomeriggio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-17126" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/05/images_igallery_resized_ambiente_Ilva_Taranto-10791-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>A Palazzo Chigi si discute, oggi, del piano industriale per l&#8217;Ilva di Taranto</p>
<p>  <span id="more-17127"></span>  </p>
<p>Mentre si attende la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del <strong>piano ambientale</strong> sull’Ilva, oggi, a Palazzo Chigi, si tiene un incontro per discutere del <strong>piano</strong> industriale dell’acciaieria. Il commissario del siderurgico Enrico Bondi con il sub commissario Edo Ronchi sono attesi nel pomeriggio dal Governo. </p>
<p>La discussione sul <a href="adnkronos/ultim-ora/alitalia-lupi-prima-di-fare-piano-b-lavoriamo-su-rilancio-con-etihad"><strong>piano</strong></a> industriale dell’Ilva si focalizzerà su circa 4 miliardi di euro per finanziare nell&#8217;arco di 3-5 anni sia gli interventi ambientali sia quelli tecnologici e per la <strong>sicurezza</strong>. Nei 30 giorni successivi alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, Bondi deve rendere noto il business plan e sciogliere il nodo delle risorse.</p>
<p>Ieri, invece, è stata raggiunta una nuova intesa sul <a href="https://www.ecoseven.net//?p=14877"><strong>lavoro</strong></a> fra azienda e sindacati. Solo un migliaio di lavoratori dell’Ilva non corre il rischio dei contratti di solidarietà, avviati nello stabilimento siderurgico, con valenza biennale e opzione per un terzo anno, dal 13 marzo 2013.</p>
<p>(gc)</p>
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		<item>
		<title>Arriva il nuovo sistema di sorveglianza per tutelare l&#8217;Area Marina di Capo Rizzuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2013 09:52:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mare]]></category>
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		<category><![CDATA[progetto]]></category>
		<category><![CDATA[tutela ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[Si avvieranno presto i lavori che prevedono la realizzazione e l&#8217;installazione di postazioni di videosorveglianza nell&#8217;Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, in Calabria Si avvieranno presto i lavori che prevedono la realizzazione e l’installazione di postazioni di videosorveglianza nell&#8217;Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, in Calabria. Si è svolta infatti recentemente una conferenza dei servizi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-14026" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/09/images_igallery_resized_ambiente_isola_capo_rizzuto_1-9094-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Si avvieranno presto i lavori che prevedono la realizzazione e l&#8217;installazione di postazioni di videosorveglianza nell&#8217;Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, in Calabria</p>
<p>  <span id="more-14027"></span>  </p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Si avvieranno presto i lavori che prevedono la realizzazione e l’installazione di postazioni di <strong>videosorveglianza</strong> nell&#8217;<strong>Area</strong> Marina Protetta di Capo Rizzuto, in Calabria.</span></p>
<p>Si è svolta infatti recentemente una conferenza dei servizi, su iniziativa del Ministero dell’Ambiente, per l’acquisizione dei pareri necessari a completare l’iter istruttorio per la  realizzazione del nuovo <strong>progetto</strong> di sicurezza <strong>ambientale</strong> nell&#8217;<strong>area</strong> protetta in provincia di Crotone.</p>
<p>L’intervento, in particolare, è stato finanziato con fondi europei nell’ambito del PON Sicurezza con 16,2 milioni di euro. L’intento è infatti quello di incidere sulle condizioni di sicurezza e di coesione sociale dei cittadini delle regioni del Sud Calabria per un totale di 16 aree marine protette, tra le quali l’<strong>area</strong> crotonese di Capo Rizzuto.</p>
<p>Secondo i responsabili del <strong>progetto</strong>, ‘già a partire dalla prossima stagione estiva il nuovo sistema di <strong>videosorveglianza</strong> potrà essere pienamente operativo, consentendo nuove modalità di tutela del patrimonio <a href="https://www.ecoseven.net//?p=13489"><strong>ambientale</strong></a> e costiero dell’Amp, oltre che di adeguata promozione e valorizzazione turistica del <span style="line-height: 1.3em;">Territorio’. </span></p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Il <a href="https://www.ecoseven.net//?p=14020"><strong>progetto</strong></a> del PON Sicurezza rientra nell’Obiettivo Operativo 1.3 &#8216;Tutelare il contesto <strong>ambientale</strong>&#8216; ed ha l’obiettivo di prevenire reati diffusi a danno dell’ambiente marino e costiero come la pesca di frodo, lo sversamento di rifiuti a mare, l’abuso edilizio, il prelievo indiscriminato di sabbie marine.</span></p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">(com/m.l.)</span></p>
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		<title>Le pile ecologiche, che si ricaricano con la radice di una pianta</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/news-energia/le-pile-ecologiche-che-si-ricaricano-con-la-radice-di-una-pianta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 07:36:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche le pile diventano ecologiche: le batterie al litio potrebbero sfruttare le radici di una pianta per accumulare maggiore energia &#160; Le pile ecologiche&#160;si alimentano grazie ad una pianta. Questo nuovo tipo di batterie rappresentano una soluzione originale nel campo dell’alimentazione ecosostenibile dei dispositivi elettronici. Si tratta, in pratica, di una recente scoperta di alcuni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10519" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/01/images_igallery_resized_energia_batteria-7069-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Anche le pile diventano ecologiche: le batterie al litio potrebbero sfruttare le radici di una pianta per accumulare maggiore energia &nbsp;</p>
<p>  <span id="more-10520"></span>  </p>
<p>Le<strong> pile ecologiche</strong>&nbsp;si alimentano grazie ad una pianta. Questo nuovo tipo di batterie rappresentano una soluzione originale nel campo dell’alimentazione ecosostenibile dei dispositivi elettronici. Si tratta, in pratica, di una recente scoperta di alcuni ricercatori della Rice University a Houston (Texas), che hanno individuato nelle radici di una particolare pianta tintoria, la Robbia, un&#8217;alternativa di alimentazione più ecologica ed economica rispetto alle tradizionali batterie al litio.</p>
<p>Le nuove <strong>pile&nbsp;ecologiche</strong> che si coltivano grazie ad una pianta sono costituite, in particolare, da uno speciale colorante&nbsp; rosso, la ‘purpurina’, estratto dalle radici della Robbia e che per le sue proprietà, simili a quelle di un elettrodo (ossia di un conduttore elettrico), può essere facilmente impiegato nelle pile, in abbinamento agli ioni di litio. La purpurina infatti, è un tipo di molecola ricca di elettroni, per cui basta scioglierla in un solvente a base di alcol e aggiungere dei sali di litio per ottenere l’elettrodo necessario a scatenare la stessa reazione chimica di una pila tradizionale.</p>
<p>Le nuove <strong><a href="https://www.ecoseven.net//?p=10141" target="_blank" rel="noopener noreferrer">batterie ecologiche</a>&nbsp;</strong>che si coltivano grazie alle proprietà della Robbia, hanno inoltre permesso ai ricercatori di realizzare la prima pila vegetale a ‘semicella’, con una capacità di 90 milliampere-ora per grammo. Un prototipo, questo, che lascia ben sperare sulla futura commercializzazione, magari tra qualche anno, della batteria ‘green’ coltivabile, da usare come alimentazione dei più svariati dispositivi elettronici (cellulari, ipad, etc..).</p>
<p>Le <strong>pile ecologiche&nbsp;</strong>che si coltivano grazie alle proprietà della Robbia, sono state scelte, in particolare, per fare le veci del cobalto (materiale impiegato largamente nella produzione delle pile classiche al litio) e fornire un’alternativa di alimentazione ecofriendly a costi più contenuti. Attualmente, infatti, il processo di conduzione <strong><a href="http://mobilita.ecoseven.net/auto/auto-elelettrica-in-italia-125-mila-colonnine-per-la-ricarica-entro-il-2020" target="_blank" rel="noopener noreferrer">elettrica</a></strong> di molte batterie tradizionali si realizza grazie al ‘litio ossido di cobalto’, un materiale che ha un pesante impatto <strong>ambientale</strong> e costi economici rilevanti: la sua estrazione e la combinazione con il litio ad alte temperature per formare l’elettrodo, richiede una modalità di produzione dispendiosa e ad alta intensità energetica.</p>
<p>Matteo Ludovisi</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ecco l&#8217;insalata dai rifiuti, fa bene all&#8217;ambiente e alle tasche</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/ecco-l-insalata-dai-rifiuti-fa-bene-all-ambiente-e-alle-tasche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 15:20:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[affari]]></category>
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					<description><![CDATA[La scarola riciclata? Da oggi si può, scopri come è possibile ricavare l&#8217;insalata dagli scarti alimentari. Si apre una frontiera enorme per il futuro dell&#8217;alimentazione nel mondo &#160; Un&#8217;insalata nata dai rifiuti. Ci sono voluti due anni di sperimentazione, ma ora la scarola &#8220;riciclata&#8221; &#232; pronta per i banchi dei supermercati. Si tratta di un&#8217;insalata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-3853" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/11/images_igallery_resized_enogastronomia_insalata-riciclata-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>La scarola riciclata? Da oggi si può, scopri come è possibile ricavare l&#8217;insalata dagli scarti alimentari. Si apre una frontiera enorme per il futuro dell&#8217;alimentazione nel mondo   </p>
<p> <span id="more-3854"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;" class="ecxMsoNormal">&nbsp;</p>
<p>Un&rsquo;insalata nata dai  rifiuti. Ci sono voluti due anni di sperimentazione, ma ora la scarola  &ldquo;riciclata&rdquo; &egrave; pronta per i banchi dei supermercati.</p>
<p>Si tratta di  un&rsquo;insalata &ndash; che ha passato tutto gli esami colturali, sanitari,  organolettici e salutistici &ndash; ottenuta esclusivamente con l&rsquo;aiuto di  compost naturale ottenuto dalla parte umida e organica dei rifiuti  domestici. L&rsquo;ammendante, oltre a dare una collocazione ai rifiuti,  migliora le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del suolo  agrario.</p>
<p>La frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata  dei rifiuti solidi urbani rappresenta non solo una strategia di grande  valenza ambientale ma anche agronomica perch&eacute; migliora la qualit&agrave; e la  struttura del suolo e delle comunit&agrave; microbiche, contenendo, tra  l&rsquo;altro, il costo del fertilizzante stesso. Il progetto &#8211; targato Cia e  Universit&agrave; di Salerno e sostenuto dal ministero delle Politiche agricole  alimentari e forestali &#8211; nasce, non a caso, proprio nel 2009, in piena  emergenza rifiuti in Campania, per dimostrare tutte le potenzialit&agrave; di  una corretta raccolta differenziata e dei benefici che essa pu&ograve; portare  anche in molti settori produttivi. Il settore degli ammendanti &egrave; quello  che &egrave; cresciuto di pi&ugrave; tra i fertilizzanti, rappresentando oggi il 26  per cento del mercato totale italiano.</p>
<p>La produzione &egrave; arrivata a 1,2  milioni di tonnellate per un giro di affari, esclusi i residui organici,  di circa 350 milioni di euro l&rsquo;anno. Molti sembrano essere i benefici  del compost: prima di tutto si tratta di una sostanza organica, il  legame al quale si attaccano le radici per crescere. Che in Italia &egrave;  drammaticamente diminuito negli ultimi 30 anni. Poi c&rsquo;&egrave; da tenere  presente che permette una maggiore capacit&agrave; di ritenzione dell&rsquo;acqua da  parte del suolo. Il che, tradotto, significa usare meno irrigazione e  meno rischi di smottamenti in caso di piogge torrenziali. Infine  garantisce anche sostanze nutritive per le piante sostituendo  parzialmente i fertilizzanti chimici.</p>
<p>Tirando le somme il compost fa  bene all&rsquo;ambiente ma anche alle tasche. E questo &egrave; uno dei motivi della  rapida crescita del settore negli ultimi anni, soprattutto per quanto  riguarda l&rsquo;agricoltura biologica. Tornare al passato attraverso  l&rsquo;innovazione industrializzando i vecchi metodi naturali di  concimazione&rdquo;.</p>
<p>Nereo Brancusi</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>L&#8217;agricoltura nel blu, dipinto di blu &#8230;</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/biologia-dell-alimentazione/l-agricoltura-nel-blu-dipinto-di-blu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 12:03:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biologia e agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
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					<description><![CDATA[In cosa consiste l&#8217;agricoltura blu? In una serie di tecniche di lavorazione dei terreni a basso impatto energetico, più veloci, e meno dispendiose. E che rispettano l’ambiente. Storia di una pratica da conoscere sempre più per eliminare sprechi di forze e di risorse &#160; Un tempo l&#8217;agricoltura era &#8220;verde&#8221; per definizione. Ora, in alcuni casi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-3223" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/10/images_igallery_resized_enogastronomia_matite-blu-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>In cosa consiste l&#8217;agricoltura blu? In una serie di tecniche di lavorazione dei terreni a basso impatto energetico, più veloci, e meno dispendiose. E che rispettano l’ambiente. Storia di una pratica da conoscere sempre più per eliminare sprechi di forze e di risorse</p>
<p> <span id="more-3224"></span> </p>
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<p class="MsoNormal" style=""> Un tempo l&rsquo;agricoltura era &ldquo;verde&rdquo; per definizione. Ora, in alcuni casi, si parla di &ldquo;agricoltura blu&rdquo;. Se pu&ograve; sembrare qualche cosa di spaziale, in realt&agrave; &egrave; esattamente il contrario: un ritorno alla semplicit&agrave; attraverso tecniche innovative che tendono ad eliminare gli sprechi. In sostanza si tratta di una metodologia che &ndash; come spiega Marino Berton, presidente del settore agro energetico della Confederazione italiana agricoltori, &ldquo;riassume le tecniche di lavorazione dei terreni a basso impatto energetico&rdquo;.</p>
<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="">Esempio: &ldquo;per arare il terreno si pu&ograve; scegliere se prendere un grosso trattore &ndash; i cui costi oscillano dai 35mila euro ai 350mila euro &#8211; che rivolta la terra per cinquanta centimetri; oppure seminare sul sodo, &ldquo;ovvero &ndash; precisa Berton &ndash; scavando solchi pi&ugrave; piccoli senza dispendio di tempo ed energia&rdquo;. Praticamente gli sprechi si riducono al minimo, come si riduce la quantit&agrave; di energia impiegata e i costi di gestione aziendale.</p>
<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="">Senza contare l&rsquo;impatto ambientale che si azzera. &ldquo;Basti pensare al minore impegno energetico e alla minore quantit&agrave; di gasolio necessaria. Insomma, si massimizzano i costi cui le imprese devono far fronte&rdquo;. Tutto sta nella capacit&agrave; di utilizzare al meglio i fattori tecnici di lavorazione del territorio. E non solo: &ldquo;le coltivazioni blu sono molto pi&ugrave; rapide&rdquo;, insiste il presidente Aiel-Cia. E non &egrave; cosa da poco se &egrave; vero che il tempo &egrave; denaro. Ma per fare questo &ldquo;bisogna avere anche un&rsquo;attrezzatura adeguata&rdquo;. Come i puntatori che servono a seminare senza dover arare. Attraverso una piccola fenditura del terreno che permette di inserire i semi. Gli stessi da cui &#8211; in un modo o nell&rsquo;altro &#8211; dipende il made in Italy agroalimentare da 165 miliardi di euro.</p>
<p class="MsoNormal" style="">
<p> Nereo Brancusi</p>
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