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	<title>africa &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>LA NUOVA DIGA SUL NILO AZZURRO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 06:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[Diga]]></category>
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					<description><![CDATA[Inaugurata in Etiopia ma non piace all’Egitto Forma di energia rinnovabile e pulita che origina dall&#8217;acqua, l&#8217;energia idroelettrica (detta anche energia idraulica) è l&#8217;energia che sfrutta grandi masse d&#8217;acqua movimentate dalla gravità o convogliate in dighe, chiuse, canali e ponti. L&#8217;acqua in caduta o in movimento produce energia cinetica, la quale a sua volta viene [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="justify"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-143007" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/nile-4609697_1280.jpg" alt="diga sul nilo" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/nile-4609697_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/nile-4609697_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/nile-4609697_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 align="justify">Inaugurata in Etiopia ma non piace all’Egitto</h3>
<p><span id="more-143006"></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a>Forma di energia rinnovabile e pulita che origina dall&#8217;acqua, <b>l&#8217;energia idroelettrica </b>(detta anche <b>energia idraulica</b>) è l&#8217;energia che sfrutta grandi masse d&#8217;acqua movimentate dalla gravità o convogliate in dighe, chiuse, canali e ponti. L&#8217;acqua in caduta o in movimento produce energia cinetica, la quale a sua volta viene trasformata in energia elettrica grazie ad appositi impianti muniti di turbine e alternatore.</p>
<p align="justify">Questa è l’idea per sfruttare al massimo l’acqua del Nilo Azzurro, grazie ad una Diga.</p>
<p align="justify">E’ un fiume dell&#8217;Africa, chiamato anche Abbai o Abai, lungo 1.610 km.</p>
<p align="justify">Ha origine dall&#8217;Altopiano Etiopico, presso il lago Tana. Dopo aver attraversato l&#8217;Etiopia verso sud, il fiume piega verso nord-ovest attraverso il Sudan, dove prende il nome di Bahr al Azraq. Giunto a Karthoum si unisce al Nilo Bianco, formando <b>il Nilo</b>.</p>
<p align="justify">La diga, chiamata Grand Ethiopian Renaissance Dam, o in sigla GERD, è il più grande impianto idroelettrico mai costruito in Africa e dal 2011, quando iniziò la sua costruzione, è al centro di una contesa tra l’Etiopia e l’Egitto.</p>
<h4 align="justify"><b>L’Egitto è preoccupato per la costruzione dell’impianto.</b></h4>
<p align="justify">Negli ultimi anni i governi dei due paesi si sono accusati reciprocamente di non rispettare le norme internazionali sulla gestione e lo sfruttamento dell’acqua del Nilo. L’Egitto ha sostenuto che un progetto come la diga non potesse essere realizzato senza il suo consenso, a causa di due accordi internazionali con il Sudan, uno risalente al 1929, durante l’età coloniale, e l’altro al 1959: il primo dà all’Egitto il potere di veto sulla costruzione di infrastrutture lungo il corso del Nilo; il secondo stabilisce che all’Egitto spetti circa il 66 per cento delle acque del Nilo, e il 22 per cento al Sudan.</p>
<p align="justify">Il governo etiope ha replicato di non riconoscere gli accordi, dato che furono firmati senza coinvolgere l’Etiopia, e di avere quindi il diritto di sviluppare il proprio progetto.</p>
<p align="justify">Sia il Sudan che l&#8217;Egitto temono che il processo di riempimento della diga possa influenzare pesantemente il livello dell&#8217;acqua del fiume nelle rispettive sezioni.</p>
<p align="justify">Ma il premier <b>Abiy Ahmed Ali</b> alla cerimonia inaugurale ha dichiarato: “<i>L&#8217;inizio della produzione di elettricità da questa diga è una benedizione non solo per noi, ma anche per l&#8217;Egitto e il Sudan&#8221;.</i></p>
<p align="justify">All’’inaugurazione (oltre alla presenza del primo ministro Abiy Ahmed) c’era anche Pietro Salini, amministratore delegato di<strong> WeBuild</strong>, la multinazionale di costruzioni italiana che fino al 2020 si chiamava Salini Impregilo. L’azienda ha costruito anche un’altra grande diga in Etiopia, sul fiume Omo: si chiama Gilgel Gibe III ed è stata completata nel 2015.</p>
<p align="justify"><em><strong>D.T.</strong></em></p>
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		<title>Un metodo &#8220;radioattivo&#8221; contro i bracconieri</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/un-metodo-radioattivo-contro-i-bracconieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 18:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[bracconaggio]]></category>
		<category><![CDATA[metodo radioattivo]]></category>
		<category><![CDATA[rinoceronti]]></category>
		<category><![CDATA[rinoceronti radioattivi]]></category>
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					<description><![CDATA[Corni di rinoceronti radioattivi per scoraggiare il bracconaggio in Sud Africa Racconta Reuters che gli scienziati sudafricani stanno studiano un metodo davvero interessante per fermare il bracconaggio dei rinoceronti in Africa che, come è noto, vengono barbaramente macellati per le loro corna, che poi vengono contrabbandate nel mercato molto fiorente dell&#8217;Asia – dove si pensa abbiano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-122077" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/rhino-2439819_1280.jpg" alt="rinoceronti radioattivi" width="800" height="600" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/rhino-2439819_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/rhino-2439819_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/rhino-2439819_1280-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Corni di rinoceronti radioattivi per scoraggiare il bracconaggio in Sud Africa</h3>
<p><span id="more-122076"></span></p>
<p align="justify">Racconta <a href="https://www.reuters.com/world/africa/s-african-researchers-hope-deter-rhino-poachers-with-radioactive-markers-2021-06-04/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters</a> che <strong>gli scienziati sudafricani stanno studiano un metodo davvero interessante per fermare il bracconaggio dei rinoceronti</strong> in Africa che, come è noto, vengono barbaramente macellati per le loro corna, che poi vengono contrabbandate nel mercato molto fiorente dell&#8217;Asia – dove si pensa abbiano poteri medicinali e siano un simbolo di ricchezza.</p>
<h4 align="justify">I bracconieri hanno ucciso almeno 249 rinoceronti in Sudafrica durante i primi sei mesi di quest&#8217;anno, 83 in più rispetto alla prima metà del 2020.</h4>
<p align="justify">Anche per questi numeri in aumento, gli scienziati si stanno concentrando sull&#8217;ideazione di modi per iniettare materiale radioattivo nei corni di rinoceronte, in modo da renderli più facili da rilevare ai posti di frontiera e meno desiderabili per gli acquirenti.</p>
<p align="justify">Il programma, chiamato <a href="https://rhisotope.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Rhisotope Project</a>, ha il <strong>sostegno della compagnia nucleare statale russa Rosatom, nonché di ricercatori negli Stati Uniti e in Australia</strong>.</p>
<p align="justify">Gli scienziati stanno cercando capire qual è la quantità giusta che non danneggia l&#8217;animale, in modo da dimostrare che si può applicare il metodo in maniera sicura. Lo stanno facendo grazie ai rinoceronti <strong>Igor e Denver della Buffalo Kloof Private Game Reserve nell&#8217;Eastern Cape</strong>, che sono i primi ad avere tracce di isotopi stabili non radioattivi inseriti in un foro praticato nelle loro corna e che verranno valutati nel loro comportamento e nella loro salute. La modellazione al computer aiuterà a <strong>determinare quale dose è appropriata per i rinoceronti</strong>, quindi verrà costruito un modello di testa di rinoceronte con una stampante 3D per testare le dosi prima che la sperimentazione si sposti su veri rinoceronti.</p>
<h4 align="justify">La speranza è che iniettare nelle corna di rinoceronte una piccola quantità di materiale radioattivo possa scoraggiare i bracconieri.</h4>
<p align="justify">Sembra un&#8217;alternativa migliore al metodo della decornazione degli animali, che consiste nell&#8217;eliminazione delle loro corna in seguito a sedazione per prevenire il bracconaggio – una pratica che deve essere effettuata ogni 18 mesi, mentre i marcatori radioattivi dovrebbero essere inseriti solo ogni cinque anni.</p>
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		<title>Se vedi volare pipistrelli arancioni…</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/se-vedi-volare-pipistrelli-arancioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 19:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[nuova specie di pipistrelli]]></category>
		<category><![CDATA[pipistrelli]]></category>
		<category><![CDATA[pipistrelli arancioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Scoperta una nuova specie di pipistrelli in Africa Come raccontato in uno studio pubblicato sulla rivista American Museum Novitates, un team di scienziati ha scoperto una nuova specie di pipistrello in Africa: un esemplare con un mix di colori incredibile che gli dà l&#8217;apparenza di una zucca, visto quanto danno sull&#8217;arancione. La scoperta del pipistrello, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-84201" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/02/flying-dog-1633706_1280-e1612862938454.jpg" alt="pipistrelli" width="800" height="600" /></h3>
<h3>Scoperta una nuova specie di pipistrelli in Africa</h3>
<p><span id="more-84199"></span></p>
<p>Come raccontato in uno <a href="http://digitallibrary.amnh.org/bitstream/handle/2246/7249/N3963.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio </a>pubblicato sulla rivista <em>American Museum Novitates</em>, <strong>un team di scienziati ha scoperto una nuova specie di pipistrello in Africa</strong>: un esemplare con un mix di colori incredibile che gli dà l&#8217;apparenza di una zucca, visto quanto danno sull&#8217;arancione.</p>
<p>La scoperta del pipistrello, che è stato chiamato <em>Myotis nimbaensis</em>, risale al 2018 ed è avvenuta durante una spedizione per esaminare l&#8217;habitat di una specie di pipistrello in via di estinzione n Guinea, un paese dell&#8217;Africa occidentale.</p>
<p>&#8220;In un certo senso era una specie di obiettivo della vita, che non avrei mai pensato che sarebbe accaduto&#8221;, ha detto, secondo quanto riportato dal <a href="https://www.nytimes.com/2021/01/13/science/new-bat-species.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>New York Times</em></a>, il dottor Jon Flanders, direttore degli interventi sulle specie a rischio di estinzione presso Bat Conservation International, un&#8217;organizzazione senza scopo di lucro.</p>
<h4>&#8220;Ogni specie è importante, ma sei attratto da quelle dall&#8217;aspetto interessante, e questa è davvero spettacolare.&#8221;</h4>
<p>Ci sono voluti <strong>due anni per determinare che il <em>Myotis nimbaensis </em>fosse una nuova specie</strong>. All&#8217;inizio, quando è stato trovato in mezzo ad altri pipistrelli marroni-nerastri, si è pensato fosse solo un colore strano di una specie comune. Ma ci è voluto poco per persuadere i ricercatori che non fosse così.</p>
<p>I ricercatori hanno setacciato le collezioni di pipistrelli nei musei e hanno anche condotto un&#8217;analisi genetica prima di poter dire che <strong>il <em>Myotis nimbaensis </em>è almeno del cinque percento diverso dai suoi parenti più prossimi.</strong></p>
<p>Gli esperti dicono che, ogni anno, vengono scoperte circa 20 nuove specie di pipistrelli, ma nessuna ha questo incredibile aspetto.</p>
<h4>Il suo colore è davvero fenomenale.</h4>
<p>Il prossimo passo è conoscere l&#8217;ecologia delle specie, in modo che si riesca a proteggerla al meglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Africa: preoccupa un parassita della malaria che resiste ai farmaci</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/africa-preoccupa-un-parassita-della-malaria-che-resiste-ai-farmaci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2020 18:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[artemisinina]]></category>
		<category><![CDATA[ceppo resistente ai farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[Ruanda]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli scienziati hanno identificato in Ruanda un ceppo del parassita della malaria resistente all&#8217;artemisinina, farmaco di prima linea nella lotta contro la malattia Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature, è stato trovato un nuovo ceppo della malaria che è resistente ai farmaci. Gli scienziati operanti in Ruanda che hanno fatto la scoperta, hanno spiegato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-64562" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/mosquito-213805_1280-e1597142038462.jpg" alt="malaria" width="800" height="431" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/mosquito-213805_1280-e1597142038462.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/mosquito-213805_1280-e1597142038462-300x162.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/mosquito-213805_1280-e1597142038462-768x414.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>Gli scienziati hanno identificato in Ruanda un ceppo del parassita della malaria resistente all&#8217;artemisinina, farmaco di prima linea nella lotta contro la malattia</h3>
<p><span id="more-64560"></span></p>
<p>Secondo un nuovo <a href="https://www.nature.com/articles/s41591-020-1005-2" target="_blank" rel="noopener">studio</a> pubblicato sulla rivista <em>Nature</em>, <strong>è stato trovato un nuovo ceppo della malaria che è resistente ai farmaci</strong>. Gli scienziati operanti in Ruanda che hanno fatto la scoperta, hanno spiegato di aver trovato dei parassiti che erano in grado di resistere al trattamento con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Artemisinina" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;artemisinina</a>, un farmaco di prima linea nella lotta contro la malattia.</p>
<h4>È la prima volta che succede e i ricercatori sono molto preoccupati: potrebbe essere una grave minaccia per la salute pubblica nel continente.</h4>
<p>Gli scienziati dell&#8217;Istituto Pasteur, in collaborazione con il National Malaria Control Program in Ruanda, l&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, il Cochin Hospital e la Columbia University, hanno analizzato i campioni di sangue dei pazienti del Ruanda e <strong>hanno trovato una particolare mutazione del parassita che lo rende resistente all&#8217;artemisinina</strong>, in 19 dei 257 pazienti che hanno monitorato – si parla, quindi del 7,4% dei pazienti.</p>
<p>Nel loro articolo, gli scienziati hanno spiegato che, in precedenza, quando i parassiti della malaria hanno sviluppato una resistenza ai farmaci sono stati sospettati di aver contribuito a milioni di morti aggiuntive per malaria nei bambini africani negli anni &#8217;80.</p>
<h4>Questa notizia è davvero pessima, segna una brutta battuta d&#8217;arresto nella lotta alla malaria.</h4>
<p>La resistenza all&#8217;artemisinina non è nuova poiché è presente in alcune parti del sud-est asiatico da oltre un decennio, ma il fatto che sia successo in Africa desta moltissima più preoccupazione, visto che è lì che si trovano più di nove casi su dieci della malattia – <strong>nel 2018, i paesi africani hanno rappresentato oltre il 90% degli oltre 400.000 decessi per malaria registrati</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un nuovo oceano in mezzo all’Africa</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/un-nuovo-oceano-in-mezzo-allafrica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2020 06:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo oceano]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano]]></category>
		<category><![CDATA[placche tettoniche]]></category>
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					<description><![CDATA[I geologi sostengono che sta per “aprirsi” un nuovo oceano in Africa In un periodo compreso tra i cinque e dieci milioni di anni a partire da ora, è probabile che le placche tettoniche che formano l&#8217;Africa si aprano così tanto da spezzarsi e da dividere il continente in due. Nella regione di Afar in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-63234" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/07/air-bubbles-230014_1280-e1595513541855.jpg" alt="oceano" width="800" height="504" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/07/air-bubbles-230014_1280-e1595513541855.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/07/air-bubbles-230014_1280-e1595513541855-300x189.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/07/air-bubbles-230014_1280-e1595513541855-768x484.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>I geologi sostengono che sta per “aprirsi” un nuovo oceano in Africa</h3>
<p><span id="more-63230"></span></p>
<p>In un periodo compreso tra i cinque e dieci milioni di anni a partire da ora, <strong>è probabile che le placche tettoniche che formano l&#8217;Africa si aprano così tanto da spezzarsi e da dividere il continente in due</strong>.</p>
<p>Nella regione di Afar in Etiopia, le placche tettoniche arabe, nubiane e somale si stanno lentamente allontanando le une dalle altre, riferisce <a href="https://www.nbcnews.com/science/environment/african-continent-very-slowly-peeling-apart-scientists-say-new-ocean-n1234128" target="_blank" rel="noopener"><em>NBC News</em></a>, creando gradualmente una vasta spaccatura.</p>
<h4>È proprio a partire da questa spaccatura che si sta lentamente formando un nuovo oceano.</h4>
<p>&#8220;Possiamo vedere che la crosta oceanica sta iniziando a formarsi, perché è nettamente diversa dalla crosta continentale nella sua composizione e densità&#8221;, ha detto alla <em>NBC</em> il dottorando della University of Leeds Christopher Moore.</p>
<p>Gli scienziati sospettavano da un po’ che le placche si stessero separando, ma grazie ai nuovi miglioramenti della strumentazione GPS sono riusciti a esaminare e comprendere cosa sta esattamente accadendo sotto la superficie.</p>
<h4>Il nuovo oceano offrirà ai geologi un&#8217;opportunità senza precedenti per capire come avviene una tale rottura tettonica.</h4>
<p>Infatti, anche se le placche terrestri si muovono costantemente, <strong>gli scienziati non sanno ancora in che modo e perché accada che si possano allontanare</strong>. La teoria principale in questo momento è che massicce rocce surriscaldate stiano ribollendo dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mantello_terrestre" target="_blank" rel="noopener">mantello </a>proprio nel punto in cui le tre piastre si incontrano, ma è solo un’idea – molto difficile da dimostrare, tra l’altro.</p>
<p>“Con le misurazioni GPS, è possibile analizzare i tassi di movimento fino a pochi millimetri all&#8217;anno”, ha detto alla <em>NBC</em> Ken Macdonald, geofisico marino della University of California, Santa Barbara. &#8220;Man mano che otteniamo sempre più misurazioni dal GPS, possiamo avere un&#8217;idea molto più ampia di ciò che sta accadendo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Un cioccolato di vera origine africana</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/prodotti-tipici/un-cioccolato-di-vera-origine-africana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 19:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato]]></category>
		<category><![CDATA[De Villiers Chocolate]]></category>
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		<category><![CDATA[Rainforest Alliance]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[UTZ]]></category>
		<category><![CDATA[vegan]]></category>
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					<description><![CDATA[Esiste un marchio di cioccolato che viene prodotto in Africa in maniera sostenibile e che vuole essere il primo a sbarcare negli Stati Uniti Anche se l&#8217;Africa coltiva il 70% del cacao del mondo, nel continente viene prodotta pochissima cioccolata: la maggior parte della materia prima viene spedita in altri paesi che si prendono poi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38529" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cacao_africano_CUT.jpg" alt="" width="810" height="403" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cacao_africano_CUT.jpg 810w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cacao_africano_CUT-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cacao_africano_CUT-768x382.jpg 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></p>
<p>Esiste un marchio di cioccolato che viene prodotto in Africa in maniera sostenibile e che vuole essere il primo a sbarcare negli Stati Uniti</p>
<p>  <span id="more-38530"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Anche se l&#8217;Africa coltiva il 70% del cacao del mondo, nel continente viene prodotta pochissima cioccolata: la maggior parte della materia prima viene spedita in altri paesi che si prendono poi l&#8217;onere (e l&#8217;onore) di produrre cioccolatini e barrette. Esiste un marchio, però, che da tempo sta lavorando in un&#8217;altra maniera: si chiama <strong><em>De Villiers Chocolate&nbsp;</em></strong>ed è <strong>produttore di un cioccolato di origine africana e di produzione sostenibile</strong>, con la missione di creare un marchio fedele a se stesso, alla sua provenienza e al suo gusto.</p>
<p style="text-align: justify;">La società, attualmente, vende i suoi prodotti nel suo negozio in una storica tenuta di Cape Dutch, online e attraverso una catena di negozi di alto livello in Sudafrica. Recentemente, però, ha deciso di volersi allargare oltreoceano e quindi ha lanciato una <a href="https://www.kickstarter.com/projects/devillierschocolate/chocolate-ethically-sourced-in-africa-and-crafted-in-cape-town/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">campagna<em> Kickstarter</em></a>&nbsp;per raccoglier 10.000 dollari per aiutare a portare il suo cioccolato negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziata umilmente in un garage 10 anni fa, la <em>De Villiers Chocolate</em> ormai è una realtà ben avviata: una società con sede a Capetown, in Sudafrica, che produce cioccolato, gelati e caffè nella regione di Cape Winelands in Sudafrica. <br />Il suo cacao e il suo caffè si qualificano per tre standard sostenibili: <a href="https://www.fairtrade.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Fairtrade</em></a>, <a href="https://www.rainforest-alliance.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Rainforest Alliance</em></a>&nbsp;e <a href="https://utz.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UTZ</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi ingredienti sono forniti tutti eticamente. Non viene utilizzato olio di palma, per rispettare la salute delle foreste pluviali e del pianeta in generale. Non vengono aggiunti al cioccolato aromi artificiali, coloranti, stabilizzanti, conservanti o oli vegetali idrogenati. Viene usato lo zucchero di canna non raffinato come dolcificante e il cioccolato fondente <em>De Villiers</em> è vegano.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Dal Cameroon, la Polyscias fulva</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/dal-cameroon-la-polyscias-fulva/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 10:02:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidanti]]></category>
		<category><![CDATA[Polyscias fulva]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo una recente ricerca, questa pianta potrebbe essere un potente antiossidante Gli scienziati avevano già verificato le proprietà antimicotiche della Polyscias fulva, una pianta originaria dell&#8217;Africa. Per questo, hanno deciso di indagare le proprietà antimicrobiche e antiossidanti, già note nella medicina tradizionale. Attraverso uno studio, pubblicato sulla rivista BMC Complementary and Alternative Medicine, hanno quindi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37320" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/11/images_Polyscias_fulvad%C3%B9.jpg" alt="" width="793" height="403" /></p>
<p>Secondo una recente ricerca, questa pianta potrebbe essere un potente antiossidante</p>
<p>  <span id="more-37321"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati avevano già verificato le proprietà antimicotiche della Polyscias fulva, una pianta originaria dell&#8217;<a href="https://www.ecoseven.net//?p=24143" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Africa</a>. Per questo, hanno deciso di indagare le proprietà antimicrobiche e antiossidanti, già note nella medicina tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso uno studio, pubblicato <a href="https://bmccomplementalternmed.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12906-017-1572-z" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sulla rivista BMC Complementary and Alternative Medicine</a>, hanno quindi dimostrato che la pianta è efficace sia nell&#8217;uccidere i batteri che nella riduzione dei radicali liberi.</p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzando tecniche di microdiluizione, i ricercatori hanno analizzato l&#8217;estratto grezzo, le frazioni (n-esano, acetato di etile, n-butanolo e residui) e i composti isolati dalla corteccia dell&#8217;albero, per testare gli effetti antimicrobici.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno usato 15 ceppi batterici &#8211; Staphylococcus aureus (ATCC 25922), Enterococcus faecalis (ATCC 10541), Pseudomonas aeruginosa (PA01), Pseudomonas aeruginosa (ATCC 27853), Escherichia coli (ATCC 8739), Escherichia coli (ATCC 10536), Escherichia coli (ATCC 11775), Enterobacter aerogenes (ATCC 13048), Klebsiella pneumoniae (ATCC13883), Providencia stuartii (ATCC 29916), Salmonella typhi (ATCC 6539), Salmonella parathyphi A, Salmonella paratyphi B, Shigella flexneri e Proteus mirabilis- e hanno misurato l&#8217;attività antiossidante della pianta attraverso saggi 2,2-difenil-1-picrylhydrazyl (DPPH), pirogallolo (anione superossido) e beta-carotene-linoleico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;estratto grezzo presentava proprietà antibatteriche contro S. typhi, E. aerogenes, P. aeruginosa ed E. coli (ATCC 10536) ad una concentrazione minima inibitoria (MIC) da 2.000 a 8.000 microgrammi per millilitro (mcg / mL).</p>
<p style="text-align: justify;">Le frazioni di etile acetato e n-butanolo hanno avuto un effetto più attivo, richiedendo solo una MIC tra 500 e 1.000 mcg / mL. Tra i composti isolati, il beta-sitosterolo e la 3-O-alfa-L-arabinopiranosil-hederagenina avevano la MIC più bassa a soli 6,25-100 mcg / mL.</p>
<p style="text-align: justify;">In termini di capacità antiossidante, l&#8217;estratto grezzo e il metiltrarato hanno mostrato una migliore capacità nell&#8217;eliminare i radicali liberi DPPH e quelli derivanti dall&#8217;ossidazione dell&#8217;acido linoleico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i ricercatori, questi risultati bastano per dimostrare che l&#8217;albero ha proprietà antimicrobiche e antiossidanti tali da renderlo una potenziale risorsa per la fitomedicina. Non è la prima ricerca dedicata a questa affascinante pianta. Già nel 2014 due ricercatori italiani avevano provato a indagare le sue capacità <a href="https://pubblicazioni.unicam.it/handle/11581/360585#.W-kqXtJKjcs" target="_blank" rel="noopener noreferrer">antiossidanti e antinfiammatorie</a>.&nbsp;</p>
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		<title>Casas Melhoradas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Aug 2018 07:07:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[case]]></category>
		<category><![CDATA[Mozambico]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[Nasce un progetto per costruire alloggi sostenibili ed economici in Mozambico Nella speranza di avviare uno sviluppo urbano sostenibile in Mozambico, uno dei paesi più poveri del mondo, Johan Mottelson e Jørgen Eskemose dell&#8217;Institute of Architecture, Urbanism &#38; Landscape del KADK, la ONG di Mozambico Estamos e gli Architetti senza Frontiere&#160;danesi hanno unito le forze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36995" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/08/images_alloggisostenibilimozambico.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_alloggisostenibilimozambico.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_alloggisostenibilimozambico-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_alloggisostenibilimozambico-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Nasce un progetto per costruire alloggi sostenibili ed economici in Mozambico</p>
<p>  <span id="more-36996"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Nella speranza di avviare uno sviluppo urbano sostenibile in Mozambico, uno dei paesi più poveri del mondo, Johan Mottelson e Jørgen Eskemose dell&#8217;Institute of Architecture, <a href="https://kadk.dk/en/institute/architecture-urbanism-and-landscape" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Urbanism &amp; Landscape</a> del KADK, la ONG di Mozambico Estamos e gli <a href="http://arkitekterudengraenser.dk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Architetti senza Frontiere</a>&nbsp;danesi hanno unito le forze per sviluppare <a href="http://casasmelhoradas.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Casas Melhoradas</a>, un progetto di ricerca di alloggi a prezzi accessibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prototipo di alloggio è stato pensato per essere sensibile alla densità urbana e alle pratiche sostenibili: si tratta di una villetta a schiera che si adatta a dare spazio a sei abitazioni su un terreno che normalmente sarebbe stato utilizzato per abitazioni monofamiliari – in questo modo si combatte l&#8217;idea sbagliata di espansione urbana che ci è stata fino a questo momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto è stato completato nel 2018, in collaborazione con i costruttori locali, con i quali sono stati testati modelli di abitazioni, tecniche di costruzione e metodi di produzione, compresi gli esperimenti con la prefabbricazione. Grazie a Casas Melhoradas si spera di sviluppare metodi di costruzione alternativi e tipologie abitative più economiche e sostenibili, dando la possibilità di affittare alloggi a prezzi accessibili grazie a partnership pubbliche e private.</p>
<p style="text-align: justify;">Le unità abitative vengono affittate tramite un&#8217;organizzazione locale di edilizia senza scopo di lucro che, poi, utilizza i soldi per reinvestire in altri progetti alternativi. Esse dispongono di cucine esterne private (una necessità dovuta all&#8217;uso predominante del carbone) dotate di stufe a gas nel tentativo di ridurre l&#8217;inquinamento atmosferico; i bagni sono in comune, così come la lavanderia, in cortili comuni; c&#8217;è anche un tetto verde per migliorare il microclima. <br />Casas Melhoradas è attualmente alla ricerca di donatori e investitori per future collaborazioni.</p>
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		<title>Una rete internet gestita dai palloncini</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/eco-invenzioni/una-rete-internet-gestita-dai-palloncini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2018 06:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eco-invenzioni]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[palloncini]]></category>
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					<description><![CDATA[Alfabeth farà volare la sua rete internet sull&#8217;Africa orientale Il Project Loon&#160;è&#160;un progetto che è stato presentato per la prima volta da Google nel 2013, quando la società ha presentato un piano per inviare una flotta di palloni nella stratosfera per poter trasmettere il servizio Internet alle persone sulla Terra. Siccome ha funzionato, proprio l&#8217;anno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36901" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/07/images_palloncinidiinternet.jpg" alt="" width="799" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_palloncinidiinternet.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_palloncinidiinternet-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_palloncinidiinternet-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Alfabeth farà volare la sua rete internet sull&#8217;Africa orientale</p>
<p>  <span id="more-36902"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="https://googleblog.blogspot.com/2013/06/introducing-project-loon.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Project Loon</a>&nbsp;è&nbsp;un progetto che è stato presentato per la prima volta da Google nel 2013, quando la società ha presentato un piano per inviare una flotta di palloni nella stratosfera per poter trasmettere il servizio Internet alle persone sulla Terra. Siccome ha funzionato, proprio l&#8217;anno scorso, questo sistema è stato utilizzato per fornire internet a oltre 250.000 portoricani in seguito all&#8217;uragano Maria.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questi giorni è la notizia che la rete di «palloncini» arriverà anche in Kenya. La <a href="https://loon.co/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Loon</a>, infatti – ora l&#8217;azienda si chiama così e fa capo alla società madre di Google, la <a href="https://abc.xyz/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alphabet</a>&nbsp;– ha annunciato una partnership con <a href="http://www.telkom.co.ke/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Telkom Kenya</a>, il terzo più grande provider di telecomunicazioni del Kenya.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal prossimo anno, i palloncini della Loon sorvoleranno l&#8217;Africa orientale, inviando la copertura 4G di Internet alle popolazioni rurali e suburbane.</p>
<p style="text-align: justify;">È la prima volta che Loon firma un accordo commerciale con una nazione africana.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi, ormai, diamo per scontata la presenza di Internet nella nostra vita, il navigatore, i motori di ricerca, le app che ci dicono se un autobus sta per arrivare o che ci permettono di messaggiare in continuazione, eppure dobbiamo pensare che più della metà della popolazione mondiale non ha nessun tipo di accesso alle rete. In Kenya, per esempio, circa un terzo della popolazione non ha la possibilità di avere Internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo è molto importante il lavoro di Alphabet e delle altre società che cercano di mettere in collegamento il mondo perché questo bene così importante, che ha migliorato, arricchito e anche complicato le nostre vite deve essere disponibile per tutti.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Poveri baobab!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 13:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[baobab]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
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					<description><![CDATA[Alcuni dei baobab più grandi e antichi del mondo stanno morendo, lo dicono i ricercatori Una nuova indagine&#160;sugli alberi di baobab di tutta l&#8217;Africa meridionale ha permesso agli studiosi di mostrare una situazione in cui la maggior parte delle due dozzine di alberi più grandi e più vecchi della regione non sta affatto bene: negli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36637" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_baobab-2760511_1920.jpg" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_baobab-2760511_1920.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_baobab-2760511_1920-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_baobab-2760511_1920-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Alcuni dei baobab più grandi e antichi del mondo stanno morendo, lo dicono i ricercatori</p>
<p>  <span id="more-36638"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.nature.com/articles/s41477-018-0170-5" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Una nuova indagine</a>&nbsp;sugli alberi di baobab di tutta l&#8217;Africa meridionale ha permesso agli studiosi di mostrare una situazione in cui la maggior parte delle due dozzine di alberi più grandi e più vecchi della regione non sta affatto bene: negli ultimi dieci anni, questi alberi che sembrano mostrare le loro radici al cielo, vista la loro forma, o sono morti oppure si sono ammalati.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i ricercatori, il cambiamento climatico – che in Africa meridionale si sta verificando più rapidamente che in molti altri luoghi della Terra – potrebbe essere il fattore più significativo nelle causa della cattiva salute degli alberi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente ciò che desta più stupore è che si tratta di alberi che hanno una vita lunga, che possono vivere per 2.000 anni o più, quindi questa situazione è davvero stupefacente. Inoltre, il baobab è un albero iconico e culturalmente importante per molte comunità, che può essere coltivati per le sue foglie e i suoi frutti nutrienti, riuscendo a rivelarsi anche, quindi, una fonte di sviluppo economico.</p>
<p style="text-align: justify;">In più, questa specie di alberi è ecologicamente significativa, poiché fornisce habitat e cibo per un&#8217;ampia varietà di animali – mammiferi, uccelli, insetti e rettili.</p>
<p style="text-align: justify;">A causa della loro forma unica e dei modelli di crescita che distorcono i loro anelli, la datazione accurata di un baobab è difficile, eppure quello che i ricercatori si sentono di dire per certo è che le morti e le malattie dei baobab sono una tendenza inquietante che merita uno studio più accurato. Anche perché l&#8217;Africa meridionale, per come vediamo il futuro, probabilmente dovrà affrontare intensi aumenti di temperatura e siccità, quindi comprendere cosa sta succedendo a questi alberi potrebbe aiutare le persone a proteggerli.</p>
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