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Libia: ribelli entrano nella fortezza di Gheddafi e inneggiano a vittoria

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Ore concitate in Libia a Tripoli, i ribelli sono entrati della fortezza di Gheddafi e hanno piantato la bandiera, sono convinti che dentro la fortezza del rais ci siano i parenti dell’ex numero uno libico. Importante questo passaggio per le aziende energetiche italiane, Eni in primis

I ribelli del Comitato nazionale transitorio della Libia sono entrati nel cuore del Compound di Gheddafi a Tripoli, le notizie si stanno susseguendo sui siti di tutto il mondo. Al Jazeera è in contatto telefonico con i ribelli libici che stanno raccontando al telefono la presa dell’ultimo avamposto del leader libico che continua a dire che si opporrà fino alla fine. La Tv araba sta analizzando la situazione minuto per minuto. La Reuters riferische che i ribelli sono entrati nella fortezza di Gheddafi, lo scontro però dura ancora, i medici hanno richiamato tutti i colleghi negli ospedali della città, e questo vuol dire che molto sangue sta scorrendo in queste ore. Ma del ’rasi’ neanche l’ombra fino ad ora, chissà dove si nasconde davvero? E quanto durerà questa fuga dell’ex numero uno libico?

Secondo gli esperti che stanno commentando in queste ore concitate il teatro di guerra e ribellione dalla capitale libica la Nato ha dato un contributo non irrilevante alla riuscita di quanto accade in questi giorni e che oggi sta culminando nella presa dell’ultima residenza di Gheddafi. Di non poco conto perchè è da qui che Gheddafi ha parlato nei mesi scorsi per annunciare di volta in volta che non avrebbe mai lasciato il paese e per dettare i suoi anatemi nei confronti del mondo occidentale che stava appoggiando i ’partigiani’ del paese.

Questo nuovo scenario potrebbe aprire nuovi orizzonti per le aziende europee – francesi in primis, ma anche italiani – che vedono nella Libia del futuro nuovamente un paese partner per i propri affari. In Italia in prima linea troviamo l’Eni, che in questi ultimi due giorni (più ieri che non oggi) ha beneficiato in Borsa dell’effetto positivo della ’Liberazione’ libica, si riapre così per l’Eni un mercato importantissimo in fatto di gas e petrolio. L’Eni ha dovuto fronteggiare in questi mesi (nel pieno dell’inverno) la sospensione del gas che passa attraverso Greenstream, così come avevamo scritto a Febbraio scorso. La Libia fornisce all’Italia, prima della sospensione di Greenstream, circa il 10% del fabbisogno del gas italiano.

Oltre alle grandi imprese italiane, Eni, Finmeccanica, Ansaldo Sts, Saipem, in Libia operano alcune decine di piccole e medie imprese del nostro paese che attendono l’evoluzione, in meglio, della situazione nel paese nordafricano. Tra queste ricordiamo: Architects, Bio Agri Trade, Brunengo, Edilbono, Gem Elettronica, Gemmo, Luilor, Metalprint, Nico, Tai Milano, Technarredi, Sicon Oil & Gas, Sarplast, Siad.

Questa mattina anche Enel, per bocca del numero uno Fulvio Conti, ha dichiarato che in una Libia democratica il colosso italiano dell’energia elettrica potrebbe entrare nel mercato del paese. (michele guerriero)

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