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I rischi ambientali delle trivellazioni in Sicilia

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Una mozione cerca di fermare l’accelerazione impressa con il decretoSblocca Italia alla ricerca di idrocarburi a largo delle coste siciliane

 

 

No alle trivellazioni nel Mar di Sicilia. Non sono più solo le organizzazioni ambientaliste a ribellarsi alle attività di ricerca degli idrocarburi a largo delle coste siciliane. Sotto accusa l’art.38 del decreto Sblocca Italia, divenuto legge, che definisce l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi come “attività di pubblica utilità, urgenti e indifferibili”.

I senatori siciliani del gruppo Gal – Grandi Autonomie e Libertà – hanno presentato una mozione aperta alle firme dei colleghi di ogni altro schieramento per fermare immediatamente le concessioni previste dallo Sblocca Italia. L’idea è anche quella di promuovere un referendum popolare per cancellare le norme dello sblocca Italia. “U mari – dicono i senatori – nun si spirtusa, la Sicilia deve vivere di sole, di mare, di agricoltura e di turismo, non di catrame nero”.

Greenpeace già dal 2012 combatteva le trivellazioni, proponendo per la Sicilia uno sviluppo fondato su turismo, agroalimentare pesca sostenibile (qui il video in cui Ficarra e Picone sostengono la campagna di Greenpeace (https://www.youtube.com/watch?v=aLJ9uvNfL9Y)

Nel suo “No trivelle tour”, l’organizzazione ambientalista ricorda come il Mediterraneo sia un mare che già soffre di una cronica contaminazione da idrocarburi, causati dai frequenti transiti di petroliere. Va poi considerata la pericolosità delle trivellazioni: le aree che vanno da Ragusa a Trapani, in cui si intende posizionare le trivelle, hanno una struttura crostale fratturata e dislocata in cui si riscontrano sistemi vulcanici sommersi tutt’ora attivi. “Così facendo, dunque – si legge nella mozione – si rischia di alimentare nel Canale, in maniera consistente, oltre al vulcanesimo, la sismicità”.

 

Nella mozione si ricorda inoltre che alcuni dei pozzi estrattivi potrebbero essere dislocati a sole 11-12 miglia nautiche dalla costa e che i fondali del Canale di Sicilia, caratterizzati da formazioni vulcaniche, canyon sottomarini e bassifondi rocciosi, rappresentano non solo un ambiente ricco di biodiversità, ma anche un’area chiave per la pesca, attività che ha un ruolo fondamentale nell’economia siciliana. “Con lo SbloccaItalia – spiegano i promotori della mozione – si accelera la possibilità di trivellare il Mar di Sicilia senza però rispettare la direttiva 30 dell’Unione Europea che abbiamo sì recepito a ottobre ma che, per la mancanza di decreti attuativi non sarà attuata prima di luglio 2015. Un disastro che cerchiamo di fermare con la mozione che presenteremo. Bisogna pensare infatti che da qui a luglio il governo potrebbe dare concessioni che, secondo quanto previsto, tra una proroga e l’altra, potranno durare fino a 52 anni e saranno contrarie a quanto previsto dalla direttiva europea. Per questo, nella nostra mozione chiediamo al governo di non autorizzare l’iniziativa se non dopo l’emanazione dei decreti attuativi della direttiva europea”.

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