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L’Argentina rinazionalizza il petrolio. La Kirchner come Chavez?

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L’Argentina ha varato un disegno di legge per rinazionalizzare il petrolio, togliendo Ypf al gigante iberico Repsol. In molti dicono: la Kirchner come Chavez

L’Argentina rinazionalizza il petrolio e l’energia, varando un disegno di legge che restituisce alla nazione del Sud America Ypf,  l’impresa energetica controllata fino ad oggi dal colosso iberico Repsol. La rinazionalizzazione passa attraverso un disegno di legge varato e voluto dalla presidente Cristina Kirchner. Il progetto di legge, la cui approvazione a larga maggioranza in Parlamento è scontata, prevede che il 51% delle azioni di Ypf passi nelle mani dello Stato, mentre il restante 49% verrà amministrato da un fondo misto composto dagli azionisti privati argentini e dai governatori delle province dove operano gli impianti petroliferi.

L’Argentina ha deciso di rinazionalizzare il settore energetico per salvaguardare le risorse del Paese. Secondo il Governo argentino Repsol non ha fatto altro che svuotare i pozzi petroliferi, senza investire sufficientemente nella ricerca di nuovi giacimenti né nella modernizzazioni degli impianti esistenti. Lo sfruttamento da parte di Repsol è stato tale che nel 2011 l’Argentina ha dovuto importare gas e carburante per la cifra record di nove miliardi di dollari. Da qui la decisione argentina di nazionalizzare Ypf.

Il provvedimento del Governo argentino è un colpo durissimo per la Repsol, il cui 50% circa delle produzione avviene proprio nei giacimenti sudamericani. I giacimenti furono acquisiti nei primi anni ’90, quando il governo presieduto da Carlos Menem decise di svendere il proprio patrimonio per far fronte alla crisi economica. In molti in queste ore hanno detto che la Kirchner sta agendo come Chavez fa in Venezuela.

(GC)

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