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Solo le buone intenzioni non fanno ripartire l’economia

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Rapidità, facilità di accesso, 100% delle garanzie dello stato almeno per piccole e medie imprese e tasso calmierato.

Notiamo con piacere che il dibattito sulla crisi di liquidità per le imprese scatenato dall’emergenza Covid19 si è sviluppato notevolmente in questi giorni.  Sono molti ormai i politici e gli analisti che concordano che l’unico modo per evitare fallimenti a catena, che partirebbero dalle piccole imprese per arrivare alle grandi aziende, mettendo a rischio milioni di occupati e la tenuta del sistema bancario, sia garantire l’accesso al credito per le imprese attraverso una garanzia di 200 miliardi messa a disposizione dallo Stato.

A nostro giudizio la cifra potrebbe non essere sufficiente, ma è comunque un importante passo avanti verso l’unica strada percorribile.

Sebbene sia quindi ormai diffusa la consapevolezza che questa è l’unica opzione disponibile, non sono altrettanto chiare le implicazioni di alcune regole attuative che rischierebbero di vanificare drammaticamente l’efficacia di questo provvedimento.

Ci limitiamo a citare due aspetti, a nostro avviso i più significativi.

In primis, circola l’ipotesi che la garanzia pubblica copra il 90% degli affidamenti richiesti. Qui facciamo notare che questo potrebbe essere un grave impedimento soprattutto per le piccole aziende (le meno patrimonializzate), dato che le banche non sarebbero in grado di accollarsi l’onere e gli accantonamenti patrimoniali richiesti per la quota di affidamento non coperta dalla garanzia pubblica.

Semmai sarebbe più utile tarare la dimensione della garanzia in funzione alla dimensione dell’azienda (evitando però formule complesse o astruse), ma la garanzia deve necessariamente coprire l’intero affidamento, altrimenti nessun affidamento verrebbe plausibilmente erogato.

Notiamo inoltre con rammarico che, tra le ipotesi in circolazione, si parla di un costo del finanziamento a condizioni di mercato. Si trascura però che la garanzia pubblica è necessaria proprio perché in questo momento il mercato finanziario non riesce ad offrire credito alle imprese o comunque lo farebbe a tassi estremamente onerosi.

Anche in questo caso, prevedere il richiamo a generiche condizioni di mercato rischierebbe di snaturare l’intero provvedimento. Non ci sono, a nostro avviso, alternative alla formula di un finanziamento a tasso calmierato (non più del 2% annuo) e fisso nel tempo. Occorre chiarezza e semplicità.

Ci auguriamo che in questi momenti così concitati, si agisca in fretta sì, ma con la giusta lucidità e razionalità, ponderando tutte le esigenze e le implicazioni delle misure introdotte.

Cosimo Santoro
Finance Director
Value Partners

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coronavirus, COVID19, economia, governo, Italia, mercato finanziario

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