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	<title>News &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Energia pulita e reputazione: il Reputation Index 2026 che premia i manager della transizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 09:54:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Energia pulita e reputazione, Il Reputation Index febbraio-aprile 2026 conferma il peso dell’energia nella reputazione manageriale: Cattaneo primo, bene Descalzi, Artizzu, Moles e Monti. Il settore è centrale per sostenibilità, benessere e sicurezza del Paese. Energia, sostenibilità e fiducia: perché la reputazione dei manager pesa sulla transizione ecologica La transizione ecologica non si misura soltanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-319496 size-large" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Index-Reputation-Energy-1-1024x683.webp" alt="Energia pulita e reputazione," width="1024" height="683" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Index-Reputation-Energy-1-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Index-Reputation-Energy-1-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Index-Reputation-Energy-1-768x512.webp 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Index-Reputation-Energy-1.webp 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Energia pulita e reputazione, Il Reputation Index febbraio-aprile 2026 conferma il peso dell’energia nella reputazione manageriale: Cattaneo primo, bene Descalzi, Artizzu, Moles e Monti. Il settore è centrale per sostenibilità, benessere e sicurezza del Paese.</p>
<h2><strong>Energia, sostenibilità e fiducia: perché la reputazione dei manager pesa sulla transizione ecologica</strong></h2>
<p>La transizione ecologica non si misura soltanto in megawatt rinnovabili, reti intelligenti, investimenti e piani industriali. Si misura anche nella <strong>fiducia</strong> che cittadini, imprese e istituzioni riconoscono a chi guida i grandi gruppi strategici del Paese. È questo uno dei messaggi più interessanti che emerge dalla rilevazione trimestrale del <a href="https://reputationindex.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Reputation Index</strong></a>, l’osservatorio del Gruppo The Skill che analizza la reputazione di manager e organizzazioni attraverso la loro presenza nel racconto mediatico.</p>
<p>Nel periodo <strong>febbraio-aprile 2026</strong>, segnato da bilanci, nomine, rinnovi societari e dossier industriali decisivi, è <a href="https://reputationindex.it/ambiente-ed-energia/" target="_blank" rel="noopener">il settore <strong>energia</strong> a imprimere il segno più forte</a>. Un dato che racconta molto del momento storico: la sostenibilità ambientale, la sicurezza energetica e l’economia del benessere non sono più temi separati, ma parti dello stesso equilibrio.</p>
<h2><strong>Cattaneo al vertice: Enel come laboratorio della nuova energia</strong></h2>
<p>A guidare la classifica complessiva è <strong>Flavio Cattaneo</strong>, amministratore delegato di Enel, con <strong>96,4 punti</strong>. Il primato non è solo un riconoscimento personale, ma il segnale di quanto il racconto pubblico dell’energia sia oggi legato alla capacità di trasformare la transizione in risultati concreti.</p>
<p>Nel caso di Enel, la reputazione si costruisce su tre pilastri: solidità dei risultati, continuità del piano strategico e conferma della leadership. Per un grande gruppo energetico, questo significa dare stabilità a investimenti che incidono direttamente sulla vita quotidiana: reti più resilienti, maggiore efficienza, sviluppo delle rinnovabili, elettrificazione dei consumi e riduzione progressiva della dipendenza dalle fonti più impattanti.</p>
<p>La reputazione, in questo senso, diventa una componente della sostenibilità. Perché senza fiducia pubblica, anche i migliori piani industriali rischiano di restare documenti per addetti ai lavori. Con una comunicazione chiara e risultati misurabili, invece, la transizione energetica può diventare un progetto condiviso.</p>
<h2><strong>Descalzi, Artizzu e Moles: la sostenibilità passa anche dai dossier complessi</strong></h2>
<p>Nel campo <strong>Ambiente ed Energia</strong>, si conferma solida la posizione di <strong>Claudio Descalzi</strong>, amministratore delegato di Eni, con <strong>79,3 punti</strong>. La sua reputazione è sostenuta dalla proposta di riconferma per un quinto mandato e dalla continuità industriale del gruppo. In un comparto attraversato da sfide profonde, dalla decarbonizzazione alla sicurezza degli approvvigionamenti, la continuità viene letta come un elemento di affidabilità.</p>
<p>Accanto ai grandi player, l&#8217;Energia pulita e reputazione del Reputation Index evidenzia anche figure meno esposte al grande pubblico ma centrali per la sostenibilità del sistema. È il caso di <strong>Gian Luca Artizzu</strong> di Sogin, con <strong>74,55 punti</strong>. Il suo profilo cresce in un perimetro tecnico ma molto sensibile: decommissioning, deposito nazionale, nucleare, gestione dei rifiuti radioattivi e cooperazione internazionale.</p>
<p>Sono temi lontani dal linguaggio quotidiano, ma fondamentali per la salute ambientale e per la sicurezza delle generazioni future. Una transizione davvero sostenibile non riguarda solo la produzione di energia pulita: comprende anche la gestione responsabile delle eredità industriali, la bonifica, la prevenzione dei rischi e la protezione dei territori.</p>
<p>Positivo anche il risultato di <strong>Giuseppe Moles</strong> di Acquirente Unico, con <strong>69 punti</strong>, sostenuto dal successo dell’emissione obbligazionaria OCSIT da <strong>600 milioni di euro</strong>. Anche qui il tema va oltre la finanza: le scorte energetiche e la sicurezza degli approvvigionamenti sono parte dell’economia del benessere, perché incidono sulla stabilità dei prezzi, sulla continuità dei servizi e sulla capacità del Paese di affrontare crisi internazionali senza scaricare tutti i costi su famiglie e imprese.</p>
<h2><strong>Monti e lo stile della transizione</strong></h2>
<p>Tra i profili positivi emerge anche <strong>Pasqualino Monti</strong>, con <strong>79,5 punti</strong>. Il dato premia non solo il passaggio da ENAV a Terna, ma anche lo stile istituzionale con cui è stato gestito.</p>
<p>Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. La sostenibilità richiede infrastrutture, investimenti e visione; ma richiede anche leadership capaci di costruire relazioni, continuità e credibilità. In settori come reti elettriche, trasporti, energia e servizi pubblici, lo “stile” manageriale diventa una parte del valore generato: meno conflitto, più affidabilità, maggiore capacità di accompagnare il cambiamento.</p>
<h2><strong>Di Foggia, quando la reputazione si sposta dai risultati ai compensi</strong></h2>
<p>La traiettoria più complessa è quella di <strong>Giuseppina Di Foggia</strong>, con <strong>25,35 punti</strong>. Risultati aziendali, andamento del titolo e nomina alla presidenza di Eni avrebbero potuto sostenere un trimestre positivo. La vicenda della buonuscita, però, ha spostato il racconto pubblico sul terreno dei compensi, comprimendo fortemente il saldo reputazionale.</p>
<p>Il caso è utile per capire come sta cambiando il rapporto tra grandi manager e opinione pubblica. In un’economia che vuole dirsi sostenibile, anche la percezione di equità conta. La transizione ecologica e l’economia del benessere non possono essere lette solo come questioni tecnologiche o industriali: riguardano anche trasparenza, responsabilità, proporzione e fiducia.</p>
<p>Quando un manager guida aziende che incidono su energia, ambiente, servizi essenziali e qualità della vita, ogni scelta viene valutata anche in termini di coerenza sociale. È una lezione che vale per tutte le grandi organizzazioni: la reputazione non si difende solo con i risultati, ma anche con la capacità di interpretare il clima del Paese.</p>
<h2><strong>Energia pulita e reputazione: Perché l’energia è il cuore dell’economia del benessere</strong></h2>
<p>Il dato più significativo del Reputation Index è il ruolo dominante dell’energia. Non si tratta di un semplice primato di settore. L’energia è ormai il punto di connessione tra <strong>ambiente, salute, economia e qualità della vita</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net/categoria/energia/" target="_blank" rel="noopener">Energia pulita</a> e reputazione sono perni di un sistema energetico più pulito, significa dare la giusta rilevanza all&#8217;aria meno inquinata, minori impatti sanitari, città più vivibili e imprese più competitive. Reti più efficienti e resilienti significano servizi più sicuri, minori sprechi e maggiore protezione dagli eventi estremi. Investimenti orientati alla transizione possono generare occupazione, innovazione e nuove competenze.</p>
<p>Per questo la reputazione dei manager dell’energia non è un tema riservato agli addetti ai lavori. Riguarda tutti. Riguarda il modo in cui il Paese affronta la crisi climatica, riduce le disuguaglianze energetiche, protegge le famiglie dalla volatilità dei prezzi e costruisce un modello di sviluppo più sano.</p>
<h2><strong>La fiducia come infrastruttura verde</strong></h2>
<p>La rilevazione conferma che in ambito energia pulita e reputazione vi è una tendenza chiara: “vincono” i manager capaci di associare <strong>risultati, continuità industriale e utilità strategica</strong>. Ma nel linguaggio della sostenibilità possiamo aggiungere un quarto elemento: la capacità di generare fiducia.</p>
<p>La fiducia è una vera infrastruttura verde. Senza fiducia, la transizione viene percepita come costo, imposizione o rischio. Con fiducia, può diventare investimento collettivo, tutela della salute, innovazione e benessere diffuso.</p>
<p>Il Reputation Index racconta quindi molto più di una classifica manageriale. Racconta un passaggio culturale: l’energia pulita e sicura non è solo una questione di tecnologia, ma di leadership, responsabilità e credibilità pubblica. In questa prospettiva, Cattaneo, Descalzi, Artizzu, Moles e Monti rappresentano diverse declinazioni di una stessa esigenza: guidare la transizione con risultati concreti e con una narrazione capace di parlare al Paese.</p>
<p>Perché la sostenibilità, oggi, non si misura solo in emissioni evitate. Si misura anche nella qualità della fiducia che le istituzioni, le imprese e i cittadini riescono a costruire attorno al futuro.</p>
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		<title>Guarani&#8217;. Le grandi terme dell&#8217;America Latina</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 07:00:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le terme naturali dell&#8217;America Latina: il giusto connubio tra salute e turismo. Alcuni paesaggi naturali hanno il potere di stimolare equilibri mentali. Si ritrova la calma guardando la grandiosità di alcune montagne, laghi, mari e cieli. Ma non solo, alcuni luoghi naturalistici hanno anche la capacità fisica di guarire. È il caso delle acque termali, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-137893" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2011/02/waters-3284424_1280.jpg" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2011/02/waters-3284424_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2011/02/waters-3284424_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2011/02/waters-3284424_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h3 class="sommario">Le terme naturali dell&#8217;America Latina: il giusto connubio tra salute e turismo.</h3>
<p><span id="more-444"></span></p>
<p>Alcuni paesaggi naturali hanno il potere di stimolare equilibri mentali. Si ritrova la calma guardando la grandiosità di alcune montagne, laghi, mari e cieli. Ma non solo, alcuni luoghi naturalistici hanno anche la capacità fisica di guarire. <strong>È il caso delle acque termali</strong>, sorgenti ricche in elementi alcani come il zolfo, iodio, cloro, ferro, e calcio, tra altri componenti, che aiutano al riacquisto della salute.</p>
<h4>E se a quel potere medicinale si aggiungesse lo sfruttamento del potenziale turistico?</h4>
<p>Un esempio riuscito in questo caso è la regione termale di Guaviyú, al nordest dell’Uruguay. Le acque termali del sistema acquifero Guaraní è uno dei punti idrologici più importanti del mondo ed è composto con acque del sottosuolo dell’Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. Attorno, c’è uno spettacolare bosco di palme “Yatay” e a meno di 40 chilometri c’è l’antico altopiano di Artigas.</p>
<p>Negli anni ’50, il governo uruguayano era alla ricerca di petrolio e invece hanno una grande riserva termale di Guaviyú. Nelle sue <strong>sei piscine l’acqua ha una temperatura media di 38 ºC</strong> e la profondità non supera i due metri. L’alto contenuto di calcio, magnesio, potassio e fluoro, attribuiscono grandi proprietà curative. Le acque termali stimolano le difesa dell’organismo, ritarda problemi reumatici e allergici, ha poteri analgesici e ricostituivi e depura il sangue dalle tossine della vita urbana. Un felice matrimonio tra turismo e salute.</p>
<p>(RoMi)</p>
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		<title>I ricercatori hanno trovato un modo per ridurre i pericoli delle batterie al litio</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/news-energia/i-ricercatori-hanno-trovato-un-modo-per-ridurre-i-pericoli-delle-batterie-al-litio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 07:17:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Basterebbero i sali di magnesio a interrompere il surriscaldamento delle batterie Le batterie agli ioni di litio si caricano più velocemente delle batterie “normali”, durano di più e hanno una densità energetica superiore. Per questo, al momento sono le più diffuse nel mondo delle “ricaricabili”. Alimentano smartphone, dispositivi domestici e un giorno ricaricheranno anche auto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36595" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_battery-3281346_1920.jpg" alt="" width="794" height="398" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_battery-3281346_1920.jpg 794w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_battery-3281346_1920-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_battery-3281346_1920-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 794px) 100vw, 794px" /></p>
<p>Basterebbero i sali di magnesio a interrompere il surriscaldamento delle batterie</p>
<p>  <span id="more-36596"></span>  </p>
<p>Le batterie agli ioni di litio si caricano più velocemente delle batterie “normali”, durano di più e hanno una densità energetica superiore. Per questo, al momento sono le più diffuse nel mondo delle “ricaricabili”. Alimentano smartphone, dispositivi domestici e un giorno ricaricheranno anche auto elettriche. Purtroppo, però, non si tratta ancora di una tecnologia sicura a lungo termine. Una reazione a catena porta spesso alla combustione e, in assenza di uno sfogo, ad una esplosione. Per questo, un team di ricercatori giapponesi ha condotto un&#8217;indagine approfondita.</p>
<p>Secondo il rapporto dei ricercatori dell&#8217;Università di Shinshu, i potenziali pericoli derivanti dall&#8217;uso di batterie agli ioni di litio possono essere frenati semplicemente. Tutto sta nell&#8217;invertire un processo: <a href="https://phys.org/news/2018-02-scientists-safer-batteries-trimming-lithium.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">con il sale di magnesio si può fermare la crescita dei cosiddetti “dendriti di litio”</a>.</p>
<p>Susumu Arai, professore del Dipartimento di Chimica dei Materiali dell&#8217;Università di Shinshu e autore principale dello studio, ha osservato che ciò che porta alla ramificazione dendritica è l&#8217;instabilità termica durante il tipico ciclo di carica e scarica.</p>
<p>&#8220;Il metallo al litio è intrinsecamente inadatto all&#8217;uso in batterie ricaricabili a causa di alcuni rischi per la sicurezza&#8221;, ha spiegato Arai. &#8220;La ripetuta deposizione di litio / dissoluzione durante la carica / scarica può causare gravi incidenti a causa della deposizione di dendriti di litio che penetrano nel separatore e inducono cortocircuiti interni&#8221;.</p>
<p>In ogni caso, presto le batterie al litio potrebbero esser dimenticate in nome di prodotti estremamente innovativi, <a href="https://www.ecoseven.net//?p=35685" target="_blank" rel="noopener noreferrer">come le batterie di carta</a>.&nbsp;</p>
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		<title>La lotta per il record di grandezza di una batteria</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/news-energia/la-lotta-per-il-record-di-grandezza-di-una-batteria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 11:10:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[australia]]></category>
		<category><![CDATA[batteria]]></category>
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					<description><![CDATA[Un miliardario inglese vuole superare Elon Musk nella costruzione della più grande batteria del mondo Si chiama Sanjeev Gupta il miliardario britannico che sta costruendo la batteria più grande del mondo in Australia Meridionale, cercando di battere il record di Elon Musk – che è quello che detiene il titolo del progetto di batteria più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35795" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/03/images_batteria_gigante.jpg" alt="" width="800" height="499" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_batteria_gigante.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_batteria_gigante-300x187.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_batteria_gigante-768x479.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un miliardario inglese vuole superare Elon Musk nella costruzione della più grande batteria del mondo</p>
<p>  <span id="more-35796"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Si chiama Sanjeev Gupta il miliardario britannico che sta costruendo la batteria più grande del mondo in Australia Meridionale, cercando di battere il record di Elon Musk – che è quello che detiene il titolo del progetto di batteria più grande del mondo. Ed è proprio l&#8217;Australia del Sud, tra l&#8217;altro, a ospitare <a href="https://www.ecoseven.net//?p=35052" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tale gigantesca batteria</a>&nbsp;da 100 MW, che ha le dimensioni di un campo da calcio – e che è entrata in funzione lo scorso novembre. Gupta prevede di costruire una batteria da 120 MW e di farlo in un magazzino di Whyalla Steelworks, acquistato l&#8217;anno scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo che una tempesta ha causato un incredibile blackout in tutto il Sud dell&#8217;Australia nel 2017, lo stato si è sentito spinto a trovare soluzioni che potessero proteggere la sua rete energetica dalle interruzioni future. È per questo che ha iniziato a investire nelle energie rinnovabili – e investirà 7,8 milioni di dollari nel progetto di Gupta. <br />Il magazzino <a href="http://www.simec.com/energy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SIMEC ZEN Energy</a>&nbsp;sarà situato 300 Km nord di Adelaide, a Port Augusta. La <a href="http://www.gfgalliance.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">GFG Alliance</a>&nbsp;di Gupta ha acquistato l&#8217;anno scorso il colosso dalla Artium, un&#8217;azienda in difficoltà – di cui fa parte la Whyalla Steelworks.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre l&#8217;anno scorso, Elon Musk si era impegnato a costruire il suo impianto in Australia Meridionale in 100 giorni – o il progetto sarebbe stato gratuito. L&#8217;ha realizzato in soli 63 giorni. Ora che è in funzione, la batteria di Musk è collegata a un parco eolico gestito dalla società energetica <a href="https://www.neoen.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Neoen</a>&nbsp;e fornisce energia sufficiente per alimentare 8.000 case per 24 ore durante un blackout.<br />Non ci resta che aspettare per vedere come lavora la sua concorrenza e se Gupta riuscirà a prendersi il titolo di Musk.</p>
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		<title>Google goes green</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/news-energia/google-goes-green/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 12:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
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					<description><![CDATA[Google annuncia che sarà alimentata al 100% da energie rinnovabili entro il 2018 Dopo dieci anni come società a emissioni zero, Google ha annunciato che tutti i suoi data center e tutti gli uffici verranno alimentati al 100% da energie rinnovabili entro il prossimo anno. Il gigante di internet ha compiuto rapidamente moltissimi progressi verso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35079" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/11/images_google-logo.gif" alt="" width="470" height="209" /></p>
<p>Google annuncia che sarà alimentata al 100% da energie rinnovabili entro il 2018</p>
<p>  <span id="more-35080"></span>  </p>
<p>Dopo dieci anni come società a emissioni zero, Google ha annunciato che tutti i suoi data center e tutti gli uffici verranno alimentati al 100% da energie rinnovabili entro il prossimo anno. Il gigante di internet ha compiuto rapidamente moltissimi progressi verso il raggiungimento del suo obiettivo, fissato nel 2016 e che sarà raggiunto entro il 2018. Nel suo rapporto ambientale del 2017, Google ha dichiarato di aver introdotto «nuovi modelli di acquisto di energia che altre aziende possono seguire» e «una linea guida per adottare un&#8217;ampia diffusione globale dell&#8217;energia pulita».&nbsp;</p>
<p>A quanto dichiarato dall&#8217;amministratore di Google, Urs Hölzle, l&#8217;intento è quello di costruire strumenti che migliorino la vita delle persone non solo a livello telematico, ma anche attraverso la riduzione della nostra dipendenza dalle risorse naturali e dai combustibili fossili.</p>
<p>Questo rapidissimo rinnovamento di Google a favore dell&#8217;energia pulita è stato molto apprezzato non solo per l&#8217;influenza che può avere sulle altre società, ma anche per il suo impatto sul consumo energetico di Google, che è stato stimato, nel 2015, della stessa entità di quello dell&#8217;intera città di San Francisco. <br />In linea con la sua attenzione alla sostenibilità, Google ha anche avviato un&#8217;iniziativa per aggiungere sensori di qualità dell&#8217;aria ai veicoli della Google Street View e prevede di cambiare i propri sistemi di smaltimento dei rifiuti per assicurare che l&#8217;azienda non aggiunga nulla alle discariche – metà dei 14 data center di Google hanno già raggiunto questo particolare traguardo.</p>
<p>La maggior parte delle energie rinnovabili di Google viene acquistata da un fornitore esterno. Tuttavia, l&#8217;azienda sta facendo delle manovre interne per far sì di auto-procurarsi questa energia. Per esempio, ha recentemente acquisito l&#8217;azienda eolica Tellenes in Norvegia – l&#8217;accordo di 12 anni per la fornitura del 100% dell&#8217;energia prodotta potenzierà i data center in Finlandia, Belgio, Paesi Bassi e Irlanda.</p>
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		<title>Possiamo uscire dal carbone entro il 2025, lo spiega il WWF</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/news-energia/possiamo-uscire-dal-carbone-entro-il-2025-lo-spiega-il-wwf/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 13:36:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[Addio al carbone? Sì può fare, e non sarà uno shock Dire addio al carbone entro il 2025 è possibile, lo spiega il WWF che ha rivolto la fatidica domanda agli analisti del REF-E (istituto di ricerche di economia e regolazione dell&#8217;energia con sede a Milano). In sostanza, secondo i ricercatori, si può uscire dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34765" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/10/images_Stop_carbone_2025.jpg" alt="" width="638" height="382" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Stop_carbone_2025.jpg 638w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Stop_carbone_2025-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></p>
<p>Addio al carbone? Sì può fare, e non sarà uno shock</p>
<p>  <span id="more-34766"></span>  </p>
<p>Dire addio al carbone entro il 2025 è possibile, lo spiega il WWF che ha rivolto la fatidica domanda agli analisti del REF-E (istituto di ricerche di economia e regolazione dell&#8217;energia con sede a Milano).</p>
<p>In sostanza, secondo i ricercatori, si può uscire dal carbone senza incrementare la capacità a gas e considerando lo sviluppo di accumuli, la partecipazione attiva della domanda ai mercati ed il potenziamento dell’infrastruttura di rete.</p>
<p>Molti Paesi europei, dalla Francia (2022) alla Gran Bretagna (2025) hanno deciso di uscire dal carbone. Il Belgio lo ha già fatto dal 2016. L’Olanda lo ha previsto dal 2030 nell’accordo della coalizione di governo. Finlandia, Portogallo, Irlanda, Austria, Svezia e Danimarca stanno decidendo di uscire dal carbone entro il 2025.<br />L’Italia, la cui quota di carbone pesa relativamente poco in termini di elettricità prodotta (12-16%), ma pesa molto per l’inquinamento e le emissioni climalteranti (40% circa delle emissioni del settore elettrico) può quindi assumere una decisione netta e concreta, degna di uno dei Paesi fondatori della UE. Questo influirà positivamente anche sui Paesi maggiormente dipendenti dal carbone, dalla Germania alla Polonia.</p>
<p>Dallo studio proposto si apprende anche che:</p>
<ul>
<li>L’impatto sui prezzi finali dell’energia elettrica sarebbe limitato al 2025. Negli anni successivi, l’effetto combinato delle previsioni di prezzo dei permessi di emissione ai sensi della direttiva sull’Emission Trading e la maggiore penetrazione delle fonti rinnovabili annullano il differenziale sul costo di generazione termoelettrico tra gli scenari.</li>
<li>A fronte dell’impatto sui prezzi nel breve periodo, lo scenario di stop al carbone entro il 2025 determina una riduzione del costo complessivo degli approvvigionamenti fossili e di copertura dei diritti di emissione per circa 0.6 miliardi di euro per anno al 2025 e 1 miliardo di euro l’anno al 2030. Lo scenario inoltre prevede, tra l’altro, minori costi di sviluppo di capacità a gas pari a 2 miliardi di euro comprensivi di 3,000 MW di ciclo combinato e infrastruttura gas in Sardegna.</li>
<li>La riduzione delle emissioni climalteranti nell’ipotesi di phase-out al 2025 è stimata nell’ordine di 20 MtCO2 anno per il 2025. Al 2030 la riduzione è stimata in 17 MtCO2. Il risparmio complessivo dell’operazione di phase-out è stimato in circa 100 MtCO2 nel periodo 2025-2030. Il risparmio in termini economici del mancato acquisto di permessi di emissione, assumendo un costo medio nel periodo di 25 €/tCO2 è stimabile quindi in circa 2.5 miliardi di euro.</li>
<li>Lo scenario WWF 2025 non pone problematiche significative in termini di adeguatezza del sistema elettrico. La copertura del fabbisogno potrebbe essere garantita con standard accettabili includendo lo sviluppo di 1000 MW di accumuli e la partecipazione attiva della domanda alla fornitura di servizi di flessibilità al sistema ed assumendo oltre al potenziamento della rete di trasmissione come previsto dal Piano di Sviluppo di Terna al 2025 il raddoppio del cavo Sardegna – Italia. Per quanto riguarda la garanzia della sicurezza del sistema a livello locale, questa andrà gestita con degli studi per l’identificazione delle diverse opzioni.</li>
<li>Nello specifico degli approvvigionamenti della Sardegna, lo scenario prevede la copertura del fabbisogno dell’isola con un incremento dei contributi da fonti rinnovabili, il potenziamento dei collegamenti con il continente per ulteriori 1000 MW e l’installazione di almeno 250 MW degli accumuli previsti a livello nazionale (1 GW). Lo scenario non contempla il ricorso a centrali a gas naturale e lo sviluppo della relativa infrastruttura.</li>
</ul>
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		<title>Al via l&#8217;hub italiano per lo sfruttamento dell&#8217;energia dal mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2017 08:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[enea]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[oceani]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mare può fornire energia: un’opportunità per l’ambiente, l’industria e l’occupazione ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l&#8217;energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha appena lanciato l’hub italiano per promuovere lo sfruttamento dell’energia dal mare nell’ambito di PELAGOS Blue Energy Cluster per il Mediterraneo, un progetto europeo da 2,4 milioni di euro che coinvolge [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34675" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/10/images_Energia_degli_oceani.jpg" alt="" width="703" height="469" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Energia_degli_oceani.jpg 703w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Energia_degli_oceani-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 703px) 100vw, 703px" /></p>
<p>Il mare può fornire energia: un’opportunità per l’ambiente, l’industria e l’occupazione</p>
<p>  <span id="more-34676"></span>  </p>
<p>ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l&#8217;energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha appena lanciato l’hub italiano per promuovere lo sfruttamento dell’energia dal mare nell’ambito di PELAGOS Blue Energy Cluster per il Mediterraneo, un progetto europeo da 2,4 milioni di euro che coinvolge una rete di PMI, compagnie elettriche, istituti di ricerca, operatori finanziari, fornitori di servizi e utenti finali in sette paesi europei (Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna).</p>
<p>È stato anche presentato il position paper “<a href="http://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/edizioni-enea/2017/ocean-energy-italy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ocean energy exploitation in Italy: ongoing R&amp;D activities</a>”, un documento realizzato con la collaborazione dei maggiori attori italiani pubblici e privati che operano nel settore. È interamente dedicato alle attività di ricerca e sviluppo italiane nel campo dell’energia dal mare e all’impatto positivo che queste hanno sull’indotto industriale e sull’occupazione.</p>
<p>&#8220;Il Position Paper fornisce un quadro aggiornato, con dati e linee guida per lo sviluppo delle fonti marine anche attraverso l’incremento degli investimenti nazionali ed internazionali. L’Italia ha compiuto grandi passi in avanti, sia nella ricerca che nello sviluppo tecnologico ed ha acquisito ormai una posizione di rilievo tra gli attori internazionali in questo settore – spiega Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio ENEA di modellistica climatica e impatti che sviluppa tecnologie per l’energia dal mare –. Il Mar Mediterraneo offre notevoli opportunità di sfruttamento dell’energia dal mare, anche se la maggiore disponibilità delle risorse energetiche marine in Europa resta quella della costa atlantica”.</p>
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		<title>Energia verde ha salvato 13mile vite in 9 anni, lo spiega l’università di Berkeley</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 09:57:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Berkley]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
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					<description><![CDATA[Le energie pulite fanno bene anche a la salute, lo conferma uno studio dell&#8217;università di Berkley Grazie al solare e all’eolico si possono tagliare le emissioni di gas serra e quindi aiutare l’ambiente. Ma non solo: abbandonando le fonti fossili facciamo un favore anche alla nostra salute. Secondo uno studio dell’università di Berkley in California, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34451" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/09/images_Turbine-and-Flag.jpg" alt="" width="500" height="281" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/09/images_Turbine-and-Flag.jpg 500w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/09/images_Turbine-and-Flag-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Le energie pulite fanno bene anche a la salute, lo conferma uno studio dell&#8217;università di Berkley</p>
<p>  <span id="more-34452"></span>  </p>
<p>Grazie al solare e all’eolico si possono tagliare le emissioni di gas serra e quindi aiutare l’ambiente. Ma non solo: abbandonando le fonti fossili facciamo un favore anche alla nostra salute. Secondo uno <a href="https://www.nature.com/articles/nenergy2017134" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio dell’università di Berkley</a> in California, l&#8217;adozione massiccia del solare e dell&#8217;eolico ha salvato negli ultimi nove anni fino a 13mila persone, permettendo così risparmi superiori agli incentivi spesi per il settore.</p>
<p>Tra il 2007 e il 2015 negli Stati Uniti si è assistito a una rapida crescita del solare e dell’eolico, da 10 a 100 Gigawatt. Ciò ha fatto aumentare la qualità dell’aria e ridotto di conseguenza la mortalità. Il beneficio, quindi, sia in termini di salute che economico è grande. Un esempio? Per l’eolico si calcola un beneficio di 7 centesimi di dollaro per kilowattora, più di quanto costino normalmente gli incentivi.</p>
<p>Scopriamo anche l’esempio della <a href="https://www.ecoseven.net//?p=33900" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scozia: dall’eolico energia per il 95% delle case</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Immondizia per illuminare 80.000 case</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/news-energia/immondizia-per-illuminare-80-000-case/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2017 13:05:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[australia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[La più grande azienda australiana che si occupa di immondizia punta a estrarre dai suoi rifiuti energia per la nazione La Cleanaway Waste Management&#160;potrebbe ribaltare i numeri negativi dell&#8217;Australia, trasformando il gas generato dalla decomposizione dei rifiuti in energia elettrica. A quanto dice l&#8217;Organization for Economic Cooperation and Development (OEDC), infatti, l&#8217;Australia è l&#8217;ottavo più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34327" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/08/images_Cleanaway_rebrand_Jan9710-e1454283448227.jpg" alt="" width="801" height="600" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/08/images_Cleanaway_rebrand_Jan9710-e1454283448227.jpg 801w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/08/images_Cleanaway_rebrand_Jan9710-e1454283448227-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/08/images_Cleanaway_rebrand_Jan9710-e1454283448227-768x575.jpg 768w" sizes="(max-width: 801px) 100vw, 801px" /></p>
<p>La più grande azienda australiana che si occupa di immondizia punta a estrarre dai suoi rifiuti energia per la nazione</p>
<p>  <span id="more-34328"></span>  </p>
<p>La <a href="http://www.cleanaway.com.au/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cleanaway Waste Management</a>&nbsp;potrebbe ribaltare i numeri negativi dell&#8217;Australia, trasformando il gas generato dalla decomposizione dei rifiuti in energia elettrica. A quanto dice l&#8217;Organization for Economic Cooperation and Development (<a href="http://www.oecd.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">OEDC</a>), infatti, l&#8217;Australia è l&#8217;ottavo più grande produttore pro-capite di rifiuti urbani tra le economie sviluppate, per non dire che, un rapporto dello scorso anno dell&#8217;Australian Council of Recycling (<a href="http://www.acor.org.au/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ACOR</a>), ha rivelato che la nazione ha riciclato solo il 41% di tali rifiuti – pochi, in confronto alla Germania, che ne ha riciclato il 65%.&nbsp;</p>
<p>Però, questo potrebbe essere un vantaggio per le aziende come la Cleanaway, che sfruttando i rifiuti per produrre energia elettrica che viene poi venduta alla rete nazionale, potrebbero incrementare la loro produzione. La Cleanaway, per esempio, dispone di un totale di 11 discariche, ma per ora solo 7 stanno producendo energia elettrica.</p>
<p>A quanto dichiarato nella sua relazione annuale, la Cleanaway di Melbourne l&#8217;anno scorso ha venduto 145.000 MWh di energia elettrica alla rete, usando 120 milioni di metri cubi di gas e ora afferma di aver raddoppiato le sue capacità. Entro 20 anni, a seconda del volume dei rifiuti che raccoglie, potrebbe arrivare a produrre abbastanza elettricità per alimentare 80.000 case australiane.</p>
<p>Speriamo che succederà davvero, visto che l&#8217;Australia è uno dei maggiori fornitori al mondo di gas e carbone ed è in lotta per trovare abbastanza carburante per soddisfare la propria domanda: le impennate dei prezzi dell&#8217;elettricità e le interruzioni del servizio hanno sollevato preoccupazioni per la sicurezza energetica della nazione, che sta peggiorando.</p>
<p>Mentre il governo si è impegnato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 26% sui livelli del 2005 entro il 2030, i politici stanno capendo in che modo un mix l&#8217;energia pulita potrebbe limitare il ruolo del carbone. La Cleanaway potrebbe dare una grossa mano.</p>
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		<title>Firmiamo la petizione #MIGLIAIADIVITE per dire addio al carbone con WWF Italia, Greenpeace Italia e Legambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2017 10:57:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[#Migliaiadivite]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
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					<description><![CDATA[È partita la petizione salviamo #MIGLIAIADIVITE, per la chiusura di tutte le centrali a carbone in Italia entro il 2025 La Strategia Energetica Nazionale potrebbe essere l’occasione per liberarsi di un rischio per clima, salute e ambiente: il carbone. Sono già 5.000 circa le firme raccolte dalla petizione #MIGLIAIADIVITE, lanciata da WWF Italia, Greenpeace Italia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34225" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/07/images_migliaiadivite.png" alt="" width="800" height="426" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/07/images_migliaiadivite.png 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/07/images_migliaiadivite-300x160.png 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/07/images_migliaiadivite-768x409.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>È partita la petizione salviamo #MIGLIAIADIVITE, per la chiusura di tutte le centrali a carbone in Italia entro il 2025</p>
<p>  <span id="more-34226"></span>  </p>
<p>La Strategia Energetica Nazionale potrebbe essere l’occasione per liberarsi di un rischio per clima, salute e ambiente: il carbone.</p>
<p>Sono già 5.000 circa le firme raccolte dalla <a href="http://www.stopcarbone2025.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">petizione #MIGLIAIADIVITE</a>, lanciata da WWF Italia, Greenpeace Italia e Legambiente, per chiedere al Governo italiano la chiusura definitiva di tutte le centrali a carbone entro il 2025. Moltissime le adesioni di associazioni e gruppi, tra cui Accademia Kronos, Associazione Comuni Virtuosi, Cittadini per l’Aria, Earth Day Italia, FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario), Fondazione Univerde, Marevivo, Quale Energia e tanti altri. Tra coloro che hanno dichiarato il loro appoggio alla petizione, anche Agostino Re Rebaudengo, Vicepresidente di Elettricità Futura. Dalle 11,00 di oggi le Greenpeace, Legambiente e WWF Italia hanno lanciato una maratona su Twitter per promuovere la petizione.</p>
<p>In questi giorni si sta definendo la strategia energetica dell’Italia (SEN), con un documento in consultazione fino al 31 agosto. Successivamente verrà ultimato e pubblicato il testo definitivo della Strategia. E’ quindi importante che i cittadini italiani facciano sentire la propria voce in questi mesi.</p>
<p>L’Italia ha l’occasione di decidere di uscire dal carbone, dismettendo il combustibile fossile più altamente nocivo per il clima, salvando migliaia di vite e cambiando le sorti del futuro energetico del nostro Paese. In Italia, le 12 centrali a carbone esistenti nel 2013 causavano circa 10 morti premature a settimana e costavano agli italiani ogni anno 1,4 miliardi di euro di spese sanitarie. Oggi, di quelle 12 centrali ne restano realmente operative 8, tra cui le più grandi e inquinanti; gli impatti sono appena ridotti.</p>
<p>Il carbone è tra i combustibili fossili quello che, se bruciato, emette più CO2 ed è quindi tra i principali responsabili del cambiamento climatico le cui conseguenze toccano tutti. Uscire dal carbone vorrebbe dire per l’Italia una riduzione di CO2 fino a quasi 40 milioni di tonnellate l’anno (dati 2015), in pratica oltre il 40% del settore elettrico e circa l’11% del totale delle emissioni nazionali.</p>
<p>Nella bozza di SEN presentata a metà giugno, per la prima volta si prende in esame l’uscita dal carbone come fonte di energia elettrica, ma purtroppo il Governo non è riuscito ad assumere una posizione netta e ambiziosa a favore di una data certa e possibile: per i promotori della petizione, il carbone in Italia deve chiudere entro il 2025. Oggi abbiamo a disposizione tutte le tecnologie e conoscenze per guardare a un futuro 100% rinnovabile anche prima del 2050.<br />La proposta SEN prevede: uno scenario base, con il mantenimento di 4 centrali sulle 8 attualmente pienamente funzionati, tra cui la centrale Federico II di Brindisi, la più inquinante d’Italia come dimostrano i dati di emissione e gli studi sanitari ed epidemiologici, oltre ad essere l’impianto che mediamente ha le più alte emissioni di CO2 (se pienamente funzionate può arrivare a superare le 15 Mt anno) uno intermedio, con la chiusura anche di Brindisi, e uno più avanzato, che prevede la chiusura di tutte le centrali entro il 2030, e non al 2025, come necessario.</p>
<p>Per aderire alla petizione:&nbsp;<a href="http://www.stopcarbone2025.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.stopcarbone2025.org</a></p>
]]></content:encoded>
					
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