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	<title>Inquinamento &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Inquinamento da PFAS: la sentenza storica</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento-da-pfas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 09:35:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Per anni hanno bevuto, cucinato e irrigato i campi con un&#8217;acqua che sembrava normale. Solo più tardi centinaia di migliaia di persone, in un&#8217;ampia area del Veneto, hanno scoperto che quell&#8217;acqua conteneva inquinamento da PFAS, sostanze invisibili, persistenti e potenzialmente dannose. Quella vicenda è culminata in uno dei più importanti processi ambientali mai celebrati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-319922 size-full" title="Ambiente a confronto tra area non inquinata e are inquinata con PFAS" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/inquinamento-da-PFAS.webp" alt="inquinamento da PFAS" width="1536" height="1024" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/inquinamento-da-PFAS.webp 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/inquinamento-da-PFAS-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/inquinamento-da-PFAS-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/inquinamento-da-PFAS-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Per anni hanno bevuto, cucinato e irrigato i campi con un&#8217;acqua che sembrava normale. Solo più tardi centinaia di migliaia di persone, in un&#8217;ampia area del Veneto, hanno scoperto che quell&#8217;acqua conteneva inquinamento da PFAS, sostanze invisibili, persistenti e potenzialmente dannose. Quella vicenda è culminata in uno dei più importanti processi ambientali mai celebrati in Italia, e oggi torna al centro dell&#8217;attenzione grazie a un volume che ne propone una lettura a più voci. Ma per capire perché questo caso ci riguarda tutti — anche chi non vive in Veneto — conviene partire dall&#8217;inizio.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Inquinamento da PFAS: Cosa sono i PFAS detti &#8220;inquinanti eterni&#8221;</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><a href="https://www.efsa.europa.eu/it/topics/per-and-polyfluoroalkyl-substances-pfas" target="_blank" rel="noopener">PFAS</a> è la sigla che indica le sostanze perfluoroalchiliche, ovvero, un&#8217;ampia famiglia di composti chimici usati per decenni nell&#8217;industria per le loro proprietà impermeabilizzanti e antiaderenti: si trovano in rivestimenti, tessuti tecnici, imballaggi, schiume antincendio e molti altri prodotti. Il loro pregio industriale è anche il loro difetto ambientale: sono straordinariamente stabili. Per questo vengono soprannominati &#8220;inquinanti eterni&#8221; — non si degradano facilmente e possono restare nell&#8217;ambiente, e nel corpo umano, per moltissimo tempo.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">L&#8217;esposizione avviene soprattutto attraverso l&#8217;acqua potabile, ma anche tramite alcuni alimenti. E qui sta il problema dell&#8217;accumulo: alcuni PFAS permangono nell&#8217;organismo per anni, il che significa che anche un&#8217;esposizione passata può lasciare strascichi a lungo termine.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">I rischi per la salute per inquinamento da PFAS: cosa dice la scienza</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Le autorità sanitarie internazionali — <a href="https://www.efsa.europa.eu/it" target="_blank" rel="noopener">EFSA</a>, <a href="https://www.who.int/" target="_blank" rel="noopener">OMS</a>, <a href="https://chem.echa.europa.eu/" target="_blank" rel="noopener">ECHA</a> — riconoscono, sulla base di numerosi studi, un legame tra inquinamento da PFAS e diversi effetti sulla salute. Tra quelli più documentati ci sono l&#8217;aumento dei livelli di colesterolo nel sangue e alterazioni della risposta del sistema immunitario, ad esempio una ridotta efficacia della risposta ai vaccini. La valutazione scientifica è tuttora in evoluzione, con ricerche in corso su altri possibili effetti.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Proprio per ridurre l&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento da PFAS, nel 2020 l&#8217;EFSA ha fissato una soglia di sicurezza per quattro PFAS principali (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS): una dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo. Le fasce più vulnerabili, sottolinea l&#8217;EFSA, sono i bambini, e l&#8217;esposizione in gravidanza e allattamento è il principale fattore che contribuisce alla presenza di queste sostanze nei neonati. È bene chiarire un punto: questi sono dati generali sui PFAS come categoria, non una diagnosi individuale. Chi ha preoccupazioni specifiche legate alla propria salute o alla propria zona dovrebbe rivolgersi al medico e alle autorità sanitarie locali.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Il caso Veneto: una delle più estese contaminazioni d&#8217;Europa</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">L&#8217;inquinamento da PFAS in Veneto è considerato <strong>tra i più gravi del continente</strong>. La fonte principale è stata individuata negli scarichi industriali di un&#8217;azienda chimica di Trissino, in provincia di Vicenza, che per anni hanno riversato PFAS nell&#8217;ambiente, contaminando una delle più estese falde acquifere d&#8217;Europa e, attraverso la rete idrica, l&#8217;acqua di tre province: Vicenza, Verona e Padova.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Le dimensioni del problema sono notevoli. Secondo dati dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità, circa 350.000 persone in Veneto sono risultate esposte a livelli critici di PFAS nell&#8217;acqua potabile, mentre l&#8217;ARPA regionale ha individuato decine di chilometri di falda contaminata. È in questo contesto che è nato il movimento delle &#8220;Mamme No PFAS&#8221;, diventato simbolo della battaglia civile per il diritto a un&#8217;acqua sicura.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Una sentenza storica (ma di primo grado)</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il 26 giugno 2025 la Corte d&#8217;Assise di Vicenza ha emesso una sentenza definita storica, la prima del suo genere in Europa. Al termine di un maxi-processo durato circa quattro anni, con oltre 130 udienze e centinaia di parti civili, la Corte ha riconosciuto reati gravissimi — tra cui il disastro ambientale doloso e l&#8217;avvelenamento delle acque — condannando in primo grado undici tra ex manager e dirigenti dell&#8217;azienda, con pene comprese tra 2 anni e 8 mesi e 17 anni e mezzo, mentre quattro imputati sono stati assolti. Sono stati inoltre disposti risarcimenti milionari a favore delle parti civili, tra cui le istituzioni pubbliche.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Un dettaglio fondamentale, da non dare per scontato: si tratta di una sentenza di <strong>primo grado</strong>. Significa che non è definitiva e potrà essere oggetto di appello: i successivi gradi di giudizio potranno confermare, modificare o ribaltare l&#8217;esito. Raccontare il caso con correttezza impone di ricordarlo, evitando di presentare come chiuso ciò che il percorso giudiziario non ha ancora concluso.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Perché questo caso ci riguarda tutti</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">È qui che questo volume appena pubblicato offre uno spunto utile. <a href="https://www.lafeltrinelli.it/ambiente-impresa-salute-nella-sentenza-libro-vari/e/9788832247411" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Ambiente, impresa e salute nella sentenza PFAS. Dal rischio invisibile al giudizio penale&#8221;</a>, edito da <a href="https://www.theskillpress.it/" target="_blank" rel="noopener">The Skill Press</a> e firmato da <strong>Andrea Camaiora</strong>, <strong>Antonio Marcomini</strong>, <strong>Angelo Merlin</strong> e <strong>Andrea Sottani </strong>quattro autori provenienti da discipline diverse — comunicazione, chimica, diritto e idrogeologia — raccoglie gli interventi di un convegno promosso dall&#8217;<a href="https://www.unive.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Università Ca&#8217; Foscari di Venezia</strong></a>. La sua proposta è leggere il caso in modo interdisciplinare: non solo come una vicenda giudiziaria, ma come un intreccio di scienza, diritto, ambiente e comunicazione pubblica del rischio.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-319921 size-full" title="Copertina del libro &quot;Ambiente Impresa e Salute nella sentenza PFAS" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-PFAS.webp" alt="inquinamento da PFAS" width="1362" height="2042" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-PFAS.webp 1362w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-PFAS-200x300.webp 200w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-PFAS-683x1024.webp 683w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-PFAS-768x1151.webp 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-PFAS-1025x1536.webp 1025w" sizes="(max-width: 1362px) 100vw, 1362px" /></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Ed è esattamente questo il motivo per cui la storia dei PFAS veneti supera i confini regionali. Da un lato mostra quanto possa essere lungo e difficile il cammino per ottenere giustizia su un danno ambientale e sanitario. Dall&#8217;altro racconta come la consapevolezza dei cittadini sui propri diritti, e l&#8217;attenzione delle imprese alla sostenibilità dei processi produttivi, siano cresciute proprio a partire da casi come questo. I PFAS, del resto, non sono un problema solo veneto: indagini indipendenti ne hanno rilevata la presenza in acque di numerose zone d&#8217;Italia, e la normativa europea e nazionale si sta progressivamente adeguando, con nuovi limiti per l&#8217;acqua potabile in vigore dal 2026.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Conoscere significa potersi tutelare. <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/acqua/acqua-trattata-con-polifosfati-si-puo-bere/" target="_blank" rel="noopener">Informarsi sulla qualità dell&#8217;acqua</a> della propria zona, consultando i dati del gestore idrico e delle autorità locali, è il primo gesto concreto di quel saper vivere che mette la consapevolezza al centro: perché la difesa dell&#8217;ambiente e quella della salute, come insegna il caso PFAS, sono in fondo la stessa cosa.</p>
<hr class="border-border-200 border-t-0.5 my-3 mx-1.5" />
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><em>Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Le informazioni sui PFAS e sui loro effetti provengono da fonti istituzionali e scientifiche (EFSA, ISS, OMS, ECHA, ARPAV) e descrivono rischi generali della categoria, non condizioni individuali: non sostituiscono il parere di un medico o delle autorità sanitarie. I riferimenti al procedimento penale riguardano una sentenza di primo grado del 26 giugno 2025, non definitiva e suscettibile di impugnazione; vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Per informazioni sulla qualità dell&#8217;acqua della propria zona si rimanda ai gestori idrici e agli enti competenti.</em></p>
<hr class="border-border-200 border-t-0.5 my-3 mx-1.5" />
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Domande frequenti (FAQ)</h2>
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><strong>Cosa sono i PFAS?</strong></h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Sono le sostanze perfluoroalchiliche, una vasta famiglia di composti chimici usati nell&#8217;industria per le loro proprietà impermeabilizzanti e antiaderenti. Sono chiamati &#8220;inquinanti eterni&#8221; perché molto stabili: non si degradano facilmente e possono persistere a lungo nell&#8217;ambiente e nel corpo umano.</p>
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><strong>Perché i PFAS sono pericolosi per la salute?</strong></h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Le autorità sanitarie (EFSA, OMS, ECHA) riconoscono, sulla base di numerosi studi, un legame tra l&#8217;esposizione prolungata ai PFAS e alcuni effetti sulla salute, tra cui l&#8217;aumento del colesterolo e alterazioni del sistema immunitario. Le fasce più vulnerabili sono i bambini. La ricerca scientifica è ancora in evoluzione.</p>
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><strong>Cosa è successo con i PFAS in Veneto?</strong></h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Gli scarichi di un&#8217;azienda chimica di Trissino (Vicenza) hanno contaminato per anni una vasta falda acquifera e l&#8217;acqua potabile di tre province (Vicenza, Verona, Padova). Secondo l&#8217;Istituto Superiore di Sanità, circa 350.000 persone sono state esposte a livelli critici. È una delle contaminazioni da PFAS più estese d&#8217;Europa.</p>
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><strong>Come si è concluso il processo PFAS?</strong></h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il 26 giugno 2025 la Corte d&#8217;Assise di Vicenza ha condannato in primo grado per inquinamento da PFAS undici ex dirigenti aziendali i reati imputati riguardano il disastro ambientale doloso e l&#8217; avvelenamento delle acque. Si tratta però di una sentenza di primo grado, non definitiva e che potrà essere appellata nei successivi gradi di giudizio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Allarme PFAS in Italia: l’acqua potabile contaminata in tutte le regioni</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/allarme-pfas-in-italia-lacqua-potabile-contaminata-in-tutte-le-regioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 14:30:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Quali sono le regioni più a rischio – la mappa di Greenpeace L&#8217;acqua potabile in Italia è minacciata da una contaminazione diffusa di PFAS, sostanze chimiche pericolose per la salute umana e per l&#8217;ambiente. Un’indagine condotta da Greenpeace Italia ha rivelato che queste sostanze sono presenti in tutte le regioni del Paese, sollevando un serio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-249763" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/02/pfas-1024x884.jpg" alt="" width="1024" height="884" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/02/pfas-1024x884.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/02/pfas-300x259.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/02/pfas-768x663.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/02/pfas-1536x1326.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/02/pfas.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Quali sono le regioni più a rischio – la mappa di Greenpeace</h2>
<p><span id="more-249762"></span></p>
<p>L&#8217;acqua potabile in Italia è minacciata da una contaminazione diffusa di PFAS, sostanze chimiche pericolose per la salute umana e per l&#8217;ambiente. Un’indagine condotta da Greenpeace Italia ha rivelato che queste sostanze sono presenti in tutte le regioni del Paese, sollevando un serio allarme sanitario e ambientale.<br />
I PFAS<strong> (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche)</strong> sono composti chimici utilizzati per la loro <strong>resistenza all’acqua, al calore e ai grassi</strong>, ma la loro persistenza li rende un problema gravissimo: una volta rilasciati nell’ambiente, rimangono per anni nel suolo e nell’acqua, accumulandosi negli organismi viventi e nel corpo umano.<br />
Secondo i dati raccolti da Greenpeace, il 79% dei campioni di acqua potabile analizzati in Italia contiene PFAS. Ma cosa significa questo per la salute pubblica? E quali sono le regioni più colpite?</p>
<h3>Cosa sono i PFAS e perché sono così pericolosi?</h3>
<p>I PFAS sono <strong>composti chimici di sintesi</strong> che vengono impiegati in molti prodotti di uso quotidiano, come:</p>
<ul>
<li><strong>Rivestimenti antiaderenti</strong> (es. pentole in Teflon)</li>
<li><strong>Tessuti impermeabili</strong> (es. giacche tecniche e tappeti)</li>
<li><strong>Imballaggi alimentari</strong> (contenitori per fast food, popcorn da microonde)</li>
<li><strong>Schiume antincendio</strong></li>
<li><strong>Detergenti industriali</strong></li>
</ul>
<p>Il problema è che queste sostanze non si degradano facilmente, e quando finiscono nelle falde acquifere e nei fiumi, si infiltrano nel ciclo idrico, arrivando fino ai nostri rubinetti.</p>
<h3>Quali sono i rischi per la salute?</h3>
<p>Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’esposizione prolungata ai PFAS può provocare<strong> gravi danni alla salute</strong>, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>Tumori</strong> (soprattutto al rene e ai testicoli)</li>
<li><strong>Disfunzioni ormonali</strong> (alterazioni della tiroide e del sistema endocrino)</li>
<li><strong>Aumento del colesterolo e problemi cardiovascolari</strong></li>
<li><strong>Compromissione del sistema immunitario</strong> (rendendo il corpo più vulnerabile alle infezioni)</li>
<li><strong>Infertilità e problemi di sviluppo nei neonati</strong></li>
</ul>
<p>A differenza di altre sostanze tossiche, i PFAS non vengono eliminati facilmente dal corpo umano, ma si <strong>accumulano nel sangue e negli organi</strong>, con effetti dannosi a lungo termine.</p>
<h3>La Mappa della Contaminazione: Tutte le Regioni Italiane Coinvolte</h3>
<p>L’indagine condotta da <strong>Greenpeace tra settembre e ottobre 2024</strong> ha analizzato <strong>260 campioni di acqua </strong><strong>potabile</strong> prelevati in<strong> 235 comuni italiani</strong>, rilevando la presenza di PFAS nel<strong> 79% dei campioni testati</strong>.<br />
<strong>Le regioni più colpite sono:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Veneto</strong>: una delle aree più contaminate in Europa, con livelli elevatissimi di PFAS nella falda acquifera.</li>
<li><strong>Piemonte e Lombardia</strong>: campioni prelevati in molte città hanno superato i limiti di sicurezza.</li>
<li><strong>Emilia-Romagna e Toscana</strong>: registrati livelli preoccupanti in diversi punti di prelievo.</li>
<li><strong>Liguria</strong>: l’analisi ha trovato contaminazione nel 100% dei campioni prelevati.</li>
<li><strong>Trentino-Alto Adige</strong>: tutti i campioni analizzati hanno mostrato tracce di PFAS.</li>
</ul>
<p>Consulta la mappa interattiva di Greenpeace per vedere i livelli di contaminazione nella tua regione. <a href="https://www.greenpeace.org/italy/storia/26119/pfas-analisi-acqua-potabile-in-tutte-le-regioni-d-italia/" target="_blank" rel="noopener">Clicca qui per la mappa</a></p>
<h3>Cosa sta facendo il governo e cosa si può fare?</h3>
<p>Nonostante la gravità della situazione, l’Italia <strong>non ha ancora adottato normative stringenti</strong> per limitare la presenza di PFAS nell’acqua potabile.</p>
<p><strong>Le richieste di Greenpeace:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Vietare la produzione e l’uso di PFAS</strong> in Italia.</li>
<li><strong>Stabilire limiti rigorosi per la presenza di PFAS nell’acqua potabile</strong>, allineandosi agli standard di altri Paesi europei.</li>
<li><strong>Bonificare le aree più inquinate</strong> e fornire acqua pulita alle comunità colpite.</li>
<li><strong>Monitorare costantemente la qualità dell’acqua</strong> e rendere pubblici i dati sulla contaminazione.</li>
</ul>
<p>Negli Stati Uniti e in Danimarca, ad esempio, i limiti per la presenza di PFAS nell’acqua potabile sono molto più <strong>severi</strong> rispetto a quelli italiani. È quindi urgente che anche il nostro governo <strong>adotti misure più restrittive</strong> per proteggere la salute pubblica.</p>
<h3>Cosa possono fare i cittadini per ridurre il rischio di esposizione ai PFAS?</h3>
<ul>
<li><strong>Evitare di bere acqua del rubinetto nelle zone a rischio</strong> (consultare la mappa di Greenpeace per verificare la situazione nella propria area).</li>
<li><strong>Usare filtri per l’acqua con tecnologia a carboni attivi</strong>, che possono ridurre la presenza di alcuni PFAS.</li>
<li><strong>Evitare prodotti che contengono PFAS</strong>, come pentole antiaderenti economiche, imballaggi alimentari in carta plastificata e tessuti impermeabili non certificati.</li>
<li><strong>Fare pressione sulle istituzioni locali </strong>per chiedere controlli più severi sulla qualità dell’acqua.</li>
</ul>
<p>L’allarme lanciato da Greenpeace <strong>non può essere ignorato</strong>. I PFAS sono <strong>un pericolo concreto per la salute pubblica</strong> e la loro presenza nell’acqua potabile richiede <strong>azioni immediate</strong> da parte delle istituzioni.</p>
<p>Se il governo italiano non interverrà con <strong>leggi più rigide e bonifiche ambientali</strong>, milioni di cittadini continueranno ad essere esposti a queste sostanze tossiche <strong>senza alcuna protezione adeguata</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pesci per l’orto.</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/pesci-per-lorto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 14:05:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[A Roma la coltivazione acquaponica che unisce pesci e piante Nel cuore di Roma, un&#8217;innovativa tecnica di coltivazione sta prendendo piede, promettendo di rivoluzionare il modo in cui produciamo cibo e proteggiamo l&#8217;ambiente. L&#8217;acquaponica, un sistema che combina l&#8217;allevamento dei pesci con la coltivazione delle piante, sta dimostrando che è possibile coltivare ortaggi senza l&#8217;uso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-221189 size-full" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/07/carpe-koi.jpg" alt="" width="1000" height="660" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/07/carpe-koi.jpg 1000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/07/carpe-koi-300x198.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/07/carpe-koi-768x507.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<h2>A Roma la coltivazione acquaponica che unisce pesci e piante</h2>
<p><span id="more-221186"></span></p>
<p>Nel cuore di Roma, un&#8217;innovativa tecnica di coltivazione sta prendendo piede, promettendo di rivoluzionare il modo in cui produciamo cibo e proteggiamo l&#8217;ambiente. L&#8217;acquaponica, un sistema che combina l&#8217;allevamento dei pesci con la coltivazione delle piante, sta dimostrando che è possibile coltivare ortaggi senza l&#8217;uso di fertilizzanti, diserbanti e pesticidi, riducendo allo stesso tempo il consumo di acqua.</p>
<h3>Come funziona l&#8217;acquaponica</h3>
<p>In questo sistema, l&#8217;acqua in cui nuotano i pesci, come le Carpe Koi giapponesi, viene utilizzata per fertilizzare le piante. Gli scarti dei pesci forniscono nutrienti naturali che le piante assorbono, filtrando e purificando l&#8217;acqua, che viene poi riciclata nelle vasche dei pesci. Questo ciclo chiuso consente un risparmio idrico significativo, riducendo di 180 litri l&#8217;acqua necessaria per produrre un chilogrammo di prodotto.</p>
<p><strong>The Circle</strong>, un&#8217;azienda romana fondata nel 2017 da quattro giovani imprenditori, ha recentemente ampliato le sue strutture,<strong> diventando il più grande centro di acquaponica in Europa</strong> con una superficie di 12.500 metri quadrati. L&#8217;azienda è in grado di produrre fino a 200.000 piante al mese, servendo oltre 500 ristoranti entro il 2025. Tra i clienti attuali figurano nomi prestigiosi come Acquolina, Bulgari, Cracco Portofino e All’oro.</p>
<p>Il sistema acquaponico di The Circle non solo riduce l&#8217;uso di acqua e suolo, ma abbatte anche le emissioni inquinanti del 90%. &#8220;Ottimizziamo lo spazio di coltivazione, poiché le piante crescono in verticale all&#8217;interno di substrati inerti, riducendo l&#8217;erosione del suolo&#8221;, spiega Thomas Marino, cofondatore e CMO dell&#8217;azienda. &#8220;C&#8217;è un minore rischio di contaminazione del suolo, eliminando totalmente l&#8217;uso di pesticidi nocivi e garantendo la massima qualità dei prodotti&#8221;.</p>
<p>Il progetto di ampliamento è stato sostenuto da un round di finanziamenti di 2,1 milioni di euro guidato da Opes Italia, fondo di Venture Capital specializzato in impact investing, con la partecipazione della Sparviero Holding. L&#8217;azienda ha sviluppato tecnologie avanzate, come torri verticali personalizzate per la coltivazione e un software gestionale innovativo in collaborazione con OrangePix, che consente il controllo remoto degli impianti e la programmazione anticipata del lavoro.</p>
<p>La tecnica dell&#8217;acquaponica rappresenta una svolta nel modo in cui coltiviamo e consumiamo il cibo, offrendo una soluzione sostenibile e efficiente ai problemi ambientali e agricoli del nostro tempo. Con progetti come The Circle, Roma si pone all&#8217;avanguardia di questa rivoluzione verde, dimostrando che un futuro più sano e sostenibile è possibile.</p>
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		<title>Rivoluzionaria scoperta nella Great Pacific Garbage Patch: il fungo marino che mangia la plastica</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/rivoluzionaria-scoperta-nella-great-pacific-garbage-patch-il-fungo-marino-che-mangia-la-plastica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 14:04:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Parengyodontium album e la straordinaria capacità di degradare la plastica La lotta contro l&#8217;inquinamento da plastica ha recentemente ricevuto un impulso significativo grazie alla scoperta di un fungo marino con la capacità di degradare la plastica. La notizia, che ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica e oltre, riguarda il Parengyodontium album, un fungo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-221184 size-full" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/07/plastica-fungo.jpg" alt="" width="1000" height="750" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/07/plastica-fungo.jpg 1000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/07/plastica-fungo-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/07/plastica-fungo-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<h2>Il Parengyodontium album e la straordinaria capacità di degradare la plastica</h2>
<p><span id="more-221183"></span></p>
<p>La lotta contro l&#8217;inquinamento da plastica ha recentemente ricevuto un impulso significativo grazie alla scoperta di un fungo marino con la capacità di degradare la plastica. La notizia, che ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica e oltre, riguarda il Parengyodontium album, un fungo marino trovato nella Great Pacific Garbage Patch, la più vasta accumulazione di rifiuti plastici negli oceani, situata tra la Bassa California e il Giappone.</p>
<p><strong>Il</strong> <strong>Parengyodontium album</strong> è stato scoperto dai ricercatori del Royal Netherlands Institute for Sea Research (Nioz) durante uno studio mirato a identificare organismi marini in grado di degradare la plastica. Questo fungo predilige il polietilene, uno dei polimeri plastici più comuni, utilizzato per produrre bottiglie d&#8217;acqua e sacchetti della spesa. <strong>Tuttavia, il fungo può degradare efficacemente la plastica solo dopo</strong> che questa è stata esposta ai raggi UV, un processo che inizia a rompere i polimeri rendendoli più accessibili per l&#8217;azione del fungo.</p>
<p>La capacità del Parengyodontium album di degradare la plastica rappresenta una svolta significativa nella<strong> bioremediation</strong>, ovvero l&#8217;utilizzo di organismi viventi per pulire l&#8217;ambiente. Questo fungo potrebbe essere coltivato e utilizzato per trattare rifiuti plastici sia in mare che sulla terraferma, contribuendo così a ridurre l&#8217;inquinamento plastico.</p>
<p><strong>Non è la prima</strong> volta che un fungo con tali capacità viene scoperto. Nel 2011, il Pestalotiopsis microspora, trovato nelle foreste pluviali dell&#8217;Ecuador, dimostrò la capacità di degradare poliuretano. Anche l&#8217;Aspergillus tubingensis, scoperto in una discarica pakistana nel 2017, è in grado di smontare polimeri come poliuretano e poliestere in pochi mesi. Tuttavia, la scoperta del Parengyodontium album in un ambiente marino su una scala così vasta rappresenta un significativo passo avanti.</p>
<p>Nonostante le promesse, ci sono ancora molte sfide da affrontare. La produzione su larga scala del fungo e la sua applicazione pratica richiedono ulteriori ricerche. <strong>È fondamentale garantire che l&#8217;introduzione di questo organismo negli ambienti naturali non abbia effetti negativi sugli ecosistemi</strong>. Inoltre, una delle critiche mosse è che il <strong>fungo rilascia CO2</strong> durante la degradazione della plastica. Tuttavia, come sottolinea Annika Vaksmaa, ricercatrice coinvolta nello studio, la quantità di CO2 emessa è comparabile a quella prodotta dagli esseri umani durante la respirazione.</p>
<p>Ogni anno, tra gli 8 e i 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, causando gravi danni agli ecosistemi marini. Le iniziative attuali, pur importanti, non sono sufficienti a contrastare l&#8217;enorme quantità di rifiuti plastici. La scoperta del Parengyodontium album offre una nuova speranza per la pulizia degli oceani.</p>
<p>La natura, come dimostrato in questa e altre occasioni, ha ancora molte sorprese in serbo per aiutarci a risolvere i problemi ambientali che affliggono il nostro pianeta.</p>
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		<title>Qual è l&#8217;impatto delle armi sull&#8217;ambiente e sulla salute?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/qual-e-limpatto-delle-armi-sullambiente-e-sulla-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 13:50:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[L’impatto devastante dele armi sul clima, sullìambiente e sulla salute umana Le guerre non sono solo una tragedia umana ma rappresentano anche una catastrofe ecologica. L&#8217;uso delle armi ha un impatto devastante sul clima, sull&#8217;ambiente e, di conseguenza, sulla salute umana. Analizzare questi effetti è fondamentale per comprendere l&#8217;urgenza di trovare soluzioni pacifiche ai conflitti. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-219856 size-large" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/06/armi-ecologia-1024x682.jpg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/06/armi-ecologia-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/06/armi-ecologia-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/06/armi-ecologia-768x512.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/06/armi-ecologia-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2024/06/armi-ecologia.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></h2>
<h2>L’impatto devastante dele armi sul clima, sullìambiente e sulla salute umana</h2>
<p><span id="more-219853"></span><br />
Le guerre non sono solo una tragedia umana ma rappresentano anche una catastrofe ecologica. L&#8217;uso delle armi ha un impatto devastante sul clima, sull&#8217;ambiente e, di conseguenza, sulla salute umana. Analizzare questi effetti è fondamentale per comprendere l&#8217;urgenza di trovare soluzioni pacifiche ai conflitti.</p>
<h3 class="s5">Emissioni di gas serra e inquinamento atmosferico</h3>
<p class="s5">Le esplosioni causate dalle armi rilasciano una vasta gamma di sostanze chimiche nell&#8217;atmosfera. Gli incendi derivanti da bombardamenti e attacchi aerei producono enormi quantità di anidride carbonica (CO2), uno dei principali gas serra. Inoltre, le esplosioni rilasciano particolato fine (PM2.5 e PM10), ossidi di azoto (NOx), e composti organici volatili (COV), tutti fattori che contribuiscono all&#8217;inquinamento atmosferico e al cambiamento climatico.</p>
<h3>Contaminazione del suolo e delle acque</h3>
<p class="s5">Le armi moderne contengono metalli pesanti come <strong>piombo, mercurio e cadmio</strong>, che possono contaminare il suolo e le risorse idriche. Questi elementi chimici sono tossici per la flora e la fauna e possono entrare nella catena alimentare, accumulandosi nei tessuti degli organismi viventi. La contaminazione del suolo può persistere per decenni, rendendo le terre agricole inutilizzabili e mettendo a rischio la sicurezza alimentare.</p>
<h3>Effetti sulla salute umana</h3>
<p>L&#8217;esposizione ai residui delle armi può causare gravi problemi di salute. Gli abitanti delle zone di conflittosono spesso esposti a sostanze chimiche tossiche, sia attraverso l&#8217;aria che respirano, sia attraverso il cibo e l&#8217;acqua contaminati. Tra i problemi di salute più comuni vi sono malattie respiratorie, tumori, problemi neurologici e malformazioni congenite. Inoltre, l&#8217;uso di armi chimiche e biologiche introduce ulteriori rischi per la salute pubblica, con effetti potenzialmente devastanti e a lungo termine.</p>
<h3>L&#8217;Impatto ecologico a lungo termine</h3>
<p>Oltre agli effetti immediati, le guerre hanno conseguenze ecologiche a lungo termine. La distruzione degli habitat naturali, la perdita di biodiversità e la compromissione degli ecosistemi sono solo alcune delle conseguenze che possono protrarsi per generazioni. Le foreste, spesso colpite da incendi e bombardamenti, impiegano decenni a rigenerarsi, mentre le aree umide e le barriere coralline, vitali per la regolazione del clima globale, possono essere irreparabilmente danneggiate.</p>
<p>La necessità di soluzioni pacifiche ai conflitti non è solo un <strong>imperativo morale ma anche una necessità ecologica</strong>. Le guerre rappresentano una minaccia esistenziale per il nostro pianeta e per la salute di tutte le forme di vita che lo abitano. Riconoscere e affrontare gli effetti delle guerre sul clima è un passo fondamentale verso un futuro più sostenibile e sicuro per tutti.</p>
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		<title>Le città più inquinate d’Italia</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/le-citta-piu-inquinate-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2023 07:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[citta d'italia inquinate]]></category>
		<category><![CDATA[città inquinate]]></category>
		<category><![CDATA[città più inquinate d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[pm10]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nuovo rapporto diffuso da Legambiente Nel 2022, 29 città su 95 hanno superato i limiti giornalieri di PM10. Le situazioni peggiori a Torino, Milano, Modena, Asti, Padova e Venezia che hanno registrato più del doppio degli sforamenti consentiti. Rispetto ai nuovi target europei previsti al 2030, situazione ancora più critica: fuorilegge il 76% delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-183161" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/03/piazza-vittorio-438449_1280.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/03/piazza-vittorio-438449_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/03/piazza-vittorio-438449_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/03/piazza-vittorio-438449_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/03/piazza-vittorio-438449_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>Il nuovo rapporto diffuso da Legambiente</h3>
<p><span id="more-183160"></span></p>
<p>Nel 2022, 29 città su 95 hanno superato i limiti giornalieri di <strong>PM10</strong>. Le situazioni peggiori a Torino, Milano, Modena, Asti, Padova e Venezia che hanno registrato più del doppio degli sforamenti consentiti.</p>
<p>Rispetto ai nuovi target europei previsti al 2030, situazione ancora più critica: fuorilegge il 76% delle città per il PM10, l’84% per il PM2.5 e il 61% per l’NO2.</p>
<p>L’emergenza smog nelle città italiane è un problema sempre più pressante. Secondo il nuovo <strong>report di Legambiente </strong><strong>“</strong><a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/11/Rapporto_Malaria_2023.pdf?_gl=1*1087adb*_up*MQ..*_ga*MTMzNDkzNjgyOC4xNjc3NzUyODQ4*_ga_LX7CNT6SDN*MTY3Nzc1Mjg0NS4xLjAuMTY3Nzc1Mjg0NS4wLjAuMA.." target="_blank" rel="noopener">Mal Aria di città. Cambio di passo cercasi</a><strong>”</strong>, redatto e pubblicato nell’ambito della <a href="https://italy.cleancitiescampaign.org/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Clean Cities Campaign</strong></a>, i livelli di inquinamento atmosferico in molte città sono ancora troppo alti e lontani dai limiti normativi, più stringenti, previsti per il 2030.</p>
<p>Il report ha messo in evidenza <strong>i dati del 2022</strong> nei capoluoghi di provincia, sia per quanto riguarda i livelli delle <strong>polveri sottili</strong> (PM10, PM2.5) che del <strong>biossido di azoto</strong> (NO2). In sintesi, infatti, sono ben <strong>29 città delle 95 monitorate</strong>, che hanno superato gli attuali limiti normativi per gli sforamenti di PM10 (35 giorni all’anno con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo):</p>
<ul>
<li><strong>Torino (Grassi) si piazza al primo posto con 98 giorni di sforamento,</strong></li>
<li><strong>Milano (Senato) con 84,</strong></li>
<li><strong>Asti (Baussano) 79,</strong></li>
<li><strong>Modena (Giardini) 75,</strong></li>
<li><strong>Padova (Arcella), </strong></li>
<li><strong>Venezia (Tagliamento) con 70. </strong></li>
</ul>
<h4><strong>Queste città hanno di fatto doppiato il numero di sforamenti consentiti.</strong></h4>
<p><em>“L’inquinamento atmosferico non è solo un problema ambientale, ma anche un problema sanitario di grande importanza”, </em><strong>dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente</strong><em>. “In Europa, è la prima causa di morte prematura dovuta a fattori ambientali e l’Italia registra un triste primato con più di 52.000 decessi annui da PM2.5, pari a 1/5 di quelli rilevate in tutto il continente. È necessario agire con urgenza per <strong>salvaguardare la salute dei cittadini, introducendo politiche efficaci ed integrate</strong> che incidano sulle diverse fonti di smog, dalla mobilità al riscaldamento degli edifici, dall’industria all’agricoltura. In ambito urbano è fondamentale la promozione di azioni concrete sulla mobilità sostenibile attraverso <strong>investimenti importanti sul trasporto pubblico, il ridisegno dello spazio cittadino con pedonalizzazioni e zone 30, politiche di promozione dell’uso delle due ruote in sicurezza</strong>, la diffusione delle reti di ricarica dei mezzi elettrici, facilitando la scelta di ridurre fortemente l’uso dell’auto privata. Chiediamo al Governo, alle Regioni e ai Comuni, di mettere in campo azioni coraggiose per creare città più pulite e sicure. La salute è un diritto fondamentale che non può essere compromesso”.</em></p>
<p><strong><em>Luna Riillo</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un superverme mangia plastica</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/un-superverme-mangia-plastica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jul 2022 10:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[polistirene]]></category>
		<category><![CDATA[supervermi]]></category>
		<category><![CDATA[vermi che mangiano la plastica]]></category>
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					<description><![CDATA[Una larva di una specie di coleottero è in grado di digerire il polistirene Secondo uno studio pubblicato su Microbial Genomics i tenebrionidi, una razza di coleotteri innocui, quando è nello stadio primitivo di larva riuscirebbe a mangiare e digerire il polistirene, uno dei materiali più inquinanti al mondo. Quello che si sono chiesti gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-158835" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/verme-magia-plastica.jpg" alt="" width="1280" height="752" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/verme-magia-plastica.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/verme-magia-plastica-300x176.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/verme-magia-plastica-1024x602.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/verme-magia-plastica-768x451.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3 align="justify">Una larva di una specie di coleottero è in grado di digerire il polistirene</h3>
<p><span id="more-158833"></span></p>
<p align="justify">Secondo uno studio pubblicato su <a href="https://www.microbiologyresearch.org/content/journal/mgen/10.1099/mgen.0.000842" target="_blank" rel="noopener">Microbial Genomics</a> i <strong>tenebrionidi</strong>, una razza di coleotteri innocui, quando è nello stadio primitivo di larva riuscirebbe a <strong>mangiare e digerire il polistirene</strong>, uno dei materiali più inquinanti al mondo.</p>
<p align="justify">Quello che si sono chiesti gli scienziati è se <strong>questi supervermi possono essere in grado di fornire una soluzione allo smaltimento della plastica</strong>, che sta diventando un problema sempre più serio in tutto il mondo.</p>
<h4 align="justify">Supervermi e digestione</h4>
<p align="justify">Il nome scientifico di questo coleottero è <em>Zophobas morio</em>, le cui larve, lunghe fino a 6 cm, sono dette <strong>supervermi</strong>: facili da allevare sono anche fonte di nutrienti e servite come pasto animale e pesci, uccelli, lucertole e tartarughe.</p>
<p align="justify">Riescono a crescere molto velocemente in quanto <strong>si cibano di qualsiasi cosa intralci il loro cammino</strong>: già nel 2016 era stato condotto uno studio da uno studente dell’università di Manila, che esaltava le proprietà digestive di questo animale.</p>
<p align="justify">Nello studio effettuato oggi invece le notizie sono due: oltre ad aver mangiato la plastica, i <strong>supervermi hanno anche preso peso</strong>, dimostrando come sono riusciti a digerirla e a ricavare una minima quantità di sostanze nutritive da essa.</p>
<p align="justify">Ovviamente gli studi hanno anche dimostrato come, avanzando con l’età, questi supervermi abbiano presentato <strong>problemi di salute riconducibili ad un impoverimento del microbioma intestinale</strong>.</p>
<p align="justify">Utilizzarli direttamente per smaltire la plastica quindi non è una soluzione praticabile ma si possono studiare i meccanismi che li portano a riuscirci, per ricreare un sistema artificiale sulla base delle loro capacità.</p>
<p align="justify"><i><b>Luna Riillo</b></i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Condizionatori e inquinamento: come stare al fresco senza nuocere al pianeta</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/condizionatori-e-inquinamento-come-stare-al-fresco-senza-nuocere-al-pianeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 10:46:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[climatizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[condizionatori e inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[gas refrigeranti]]></category>
		<category><![CDATA[impronta co2]]></category>
		<category><![CDATA[pannelli solari]]></category>
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					<description><![CDATA[Apparecchi più efficienti, accortezze di utilizzo e pannelli solari ci possono aiutare, ecco come A causa dei gas refrigeranti utilizzati per rinfrescare l’aria nei condizionatori meno recenti e a causa dell’alto tasso di energia elettrica consumata dai motori, i condizionatori sono un elemento che contribuiscono fortemente al problema della crisi climatica. A partire dalla metà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-156481" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/condizionatori-inquinamento.jpg" alt="" width="1200" height="800" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/condizionatori-inquinamento.jpg 1200w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/condizionatori-inquinamento-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/condizionatori-inquinamento-1024x683.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/condizionatori-inquinamento-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></h3>
<h3 align="justify">Apparecchi più efficienti, accortezze di utilizzo e pannelli solari ci possono aiutare, ecco come</h3>
<p><span id="more-156460"></span></p>
<p align="justify">A causa dei <b>gas refrigeranti</b> utilizzati per rinfrescare l’aria nei condizionatori meno recenti e a causa dell’<b>alto tasso di energia elettrica consumata dai motori</b>, i condizionatori sono un elemento che contribuiscono fortemente al problema della crisi climatica.</p>
<p align="justify">A partire dalla metà del ’900 infatti, la loro diffusione è aumentata a dismisura raggiungendo ogni angolo del mondo, soprattutto quelle zone dove sono presenti climi più caldi. Negli ultimi anni, <b>questo fenomeno è aumentato di pari passo con l’aumento della temperatura media globale</b>, che porta estati caldissime come quella che stiamo attraversando.</p>
<p align="justify">Si stima infatti che siano circa <b>2 miliardi i condizionatori attivi in tutto il mondo</b> (concentrati soprattutto negli USA, in Cina e in Giappone) e il numero è in aumento.</p>
<p align="justify">Numero che se moltiplicato per la quantità di energia necessaria per alimentarli, rende palese il bisogno di un intervento.</p>
<p align="justify">Per questo si è resa necessaria <b>un’innovazione nel settore della climatizzazione</b>, andando a sfruttare le più recenti <b>tecnologie verdi per compensare l’impronta di CO2</b> generata dai condizionatori e andando a <b>migliorarne l’efficienza energetica</b>, in modo da ridurre i consumi di energia necessari per raffreddare gli ambienti sia domestici che industriali.</p>
<h4 class="western" align="justify">Sono infatti disponibili alcune tecnologie in grado di sostituire l’attuale modello di condizionatore.</h4>
<p align="justify">Dai <b>refrigeratori evaporativi</b>, in grado di sfruttare alcuni principi di evaporazione dell’acqua per trasferire il calore, ai più semplici <b>pannelli solari in grado di produrre energia elettrica</b> durante il giorno e di trasferirla al condizionatore per farlo funzionare. Inoltre se si uniscono i pannelli ad un piccolo <b>sistema di accumulo di energia</b>, sarà possibile utilizzarli anche durante le giornate nuvolose o le ore notturne ( nel caso in cui si utilizzi il condizionatore per ottenere aria calda).</p>
<p align="justify">In ogni caso, <b>la componente fondamentale per il risparmio di energia e inquinamento</b> ( e soldi in bolletta) <b>è l’essere umano</b>. Sta a noi applicare alcune accortezze per consumare in modo efficiente:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">impostando il condizionatore in <b>modalità deumidificatore dopo circa 15 minuti di raffreddamento</b> (ad un massimo di 26 gradi) , in modo da mantenere fresco l’ambiente senza far lavorare il motore al massimo per tutto il tempo di utilizzo</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>migliorando l’isolamento termico degli edifici</b> in cui abitiamo</p>
</li>
<li>
<p align="justify">lavorando per <b>evitare che il fresco generato all’interno della stanze venga disperso</b> all’esterno attraverso muri o finestre non correttamente coibentate.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><strong><i>Luna Riillo</i></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli pneumatici inquinano</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/gli-pneumatici-inquinano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 09:08:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[cambio gomme macchina]]></category>
		<category><![CDATA[gomme]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento pneumatici]]></category>
		<category><![CDATA[pneumatici]]></category>
		<category><![CDATA[smaltimento pneumatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Sappiamo come smaltirli? Per migliaia di anni le ruote sono state fatte di legno o di pietra e non è servita alcuna copertura. Per attutire la corsa è stato poi aggiunto del cuoio sulla superficie, seguito poi dalla gomma solida. Le automobili furono inventate alla fine dell’Ottocento: pneumatici e camere d’aria arrivarono poco dopo. All’epoca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-155492" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/penumatici-inquinano.jpg" alt="" width="1280" height="719" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/penumatici-inquinano.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/penumatici-inquinano-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/penumatici-inquinano-1024x575.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/penumatici-inquinano-768x431.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3><span style="font-size: large;">Sappiamo come smaltirli?</span></h3>
<p><span id="more-155491"></span></p>
<p>Per migliaia di anni le ruote sono state fatte di legno o di pietra e non è servita alcuna copertura. Per attutire la corsa è stato poi aggiunto del cuoio sulla superficie, seguito poi dalla gomma solida. <strong>Le automobili furono inventate alla fine dell’Ottocento</strong>: pneumatici e camere d’aria arrivarono poco dopo.</p>
<p>All’epoca <strong>la gomma degli pneumatici proveniva principalmente dagli alberi della gomma</strong>, e ciò contribuì alla deforestazione massiva del pianeta. All’alba del Ventesimo secolo, però, le automobili si fecero meno costose e più diffuse: il mondo iniziò ad aver bisogno di più gomma di quanta ce ne fosse disponibile.</p>
<p><a name="_GoBack"></a>I numeri legati alla produzione di pneumatici è impressionante!</p>
<p>In Italia ogni anno si vendono oltre 22 milioni di pneumatici auto, mentre nel mondo oltre 1.5 miliardi.</p>
<p>Se pensiamo inoltre al discorso inquinamento legato al mondo delle automobili, pensiamo subito al gas di scarico. Tutte quelle macchine e camion in fila nelle autostrade, chissà quanto inquinano.</p>
<p>Invece, secondo <i>Emissions Analytics,</i> <strong>l&#8217;inquinamento dall&#8217;usura dei pneumatici può essere 1000 volte più pericoloso</strong> dell&#8217;emissioni provenienti dallo scarico delle auto.</p>
<h4><b>Come smaltire in modo corretto gli pneumatici?</b></h4>
<p>Quando cambiamo le gomme, ci affidiamo al nostro gommista di fiducia e spesso non pensiamo nemmeno a dove possano andare a finire gli pneumatici che sostituiamo.</p>
<p>Oltre a riciclarli e utilizzarli come fioriere, cucce per cani, tavolini da esterni o lampadari innovativi, noi<strong> non abbiamo modo di poterli smaltire</strong>.</p>
<p>La normativa vigente che regola lo smaltimento pneumatici usati, è contenuta nel Decreto Ministeriale n. 82 del 2011. Questa disciplina ha come obiettivo primario la<strong> gestione degli pneumatici fuori uso</strong> (PFU) al fine di ottimizzarne il recupero, prevenire la formazione dei rifiuti e proteggere l’ambiente.</p>
<p>Questo succede perché <strong>le gomme sono rifiuti altamente inquinanti e soggetti a combustione</strong>. L’articolo 228 del Decreto Legislativo numero 152/06 S.M.I obbliga infatti i produttori di gomme ad occuparsi anche della fase di smaltimento, mantenendo equilibrio fra pneumatici venduti e smaltiti. Per chi viola questa norma, la sanzione amministrativa sarà commisurata alla gravità e alle conseguenze dell’inadempienza.</p>
<p>Dunque la miglior cosa da fare è quella di <strong>appoggiarsi al gommista di fiducia</strong> che si occuperà del montaggio e dello smaltimento corretto degli pneumatici nuovi e vecchi.</p>
<p><em><strong>D.T.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Estate: rispettiamo le spiagge</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/estate-rispettiamo-le-spiagge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 08:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento del mare]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento spiagge]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia delle spiagge]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata spiaggia]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto delle spiagge]]></category>
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					<description><![CDATA[I consigli per limitare l’inquinamento del mare e della sabbia I mari rappresentano un&#8217;importante riserva di proteine per miliardi di persone, nonché la principale fonte di cibo e di reddito per centinaia di milioni di individui. “Noi” di conseguenza cosa facciamo? Lo inquiniamo. Bottiglie di vetro, piccoli oggetti di plastica, tovagliolini, fazzoletti e soprattutto mozziconi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-154573" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/inquinamento-mare.jpg" alt="" width="1200" height="799" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/inquinamento-mare.jpg 1200w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/inquinamento-mare-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/inquinamento-mare-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/inquinamento-mare-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></h3>
<h3>I consigli per limitare l’inquinamento del mare e della sabbia</h3>
<p><span id="more-154569"></span></p>
<p>I mari rappresentano un&#8217;importante riserva di proteine per miliardi di persone, nonché la principale fonte di cibo e di reddito per centinaia di milioni di individui.</p>
<p>“Noi” di conseguenza cosa facciamo?</p>
<p>Lo inquiniamo.</p>
<p>Bottiglie di vetro, piccoli oggetti di plastica, tovagliolini, fazzoletti e soprattutto mozziconi di sigaretta.</p>
<p>La cosa più sbagliata da fare, è quella di spegnere le sigarette in mare o sotto la sabbia.</p>
<p>Ne buttiamo a terra e sulle spiagge 14 miliardi all&#8217;anno.</p>
<p>Avete letto bene: <strong>14 miliardi</strong>.</p>
<p>Un numero impressionante</p>
<p>I <strong>mozziconi</strong> al mare sono molto più numerosi delle<strong> bottiglie di plastica</strong> (9,5 per cento del totale dei rifiuti), dei <strong>sacchetti</strong> (8,5 per cento) e delle <strong>lattine in alluminio</strong> (7,6 per cento). In queste condizioni l’inquinamento marino dovuto alle cicche rischia di essere anche più grave di quello collegato al cattivo smaltimento della plastica.</p>
<p>E ogni cicca ha bisogno di almeno 10 anni per vederla distrutta.</p>
<h4><b>Consigli utili per limitare l’inquinamento.</b></h4>
<p>Ora che abbiamo scoperto questi numeri impressionanti, dobbiamo assolutamente fare qualcosa! Per noi e partendo proprio dal nostro piccolo quotidiano.</p>
<p>Facciamo attenzione a questi<strong> 7 consigli per rispettare mare, natura e spiagge</strong>.</p>
<p><u>Posacenere tascabile</u></p>
<p>Una piccola <strong>scatolina con all’interno un po’ d’acqua</strong> e il gioco è fatto. Spegnete le vostre sigarette li dentro e alla sera svuotatela nel cestino di casa.</p>
<p><u>Sacco per la spazzatura</u></p>
<p>Picnic al mare o al lago? Bellissima idea, ma <strong>ricordati di portare un paio di sacchetti con te</strong>, uno biodegradabile per i rifiuti organici e uno per la raccolta indifferenziata.</p>
<p><u>Non versare liquidi in mare</u></p>
<p>Caffè, olio delle scatolette del tonno, birra o vino rimasti sul fondo, o qualsiasi altro liquido, non è da gettare assolutamente in acqua. Si tratta sempre di inquinamento che <strong>produce effetti anche su quello che i pesci ingeriscono</strong> finendo per procurare danno anche a chi quei pesci poi li mangerà.</p>
<p><u>Raccogli la spazzatura lasciata da altri</u></p>
<p>Se vedi una bottiglietta per terra, raccoglila e gettala nel cestino più vicino.</p>
<p>Se i vostri amici e parenti non rispettano il mare, le sue spiagge e tutta la natura che lo circonda, siate voi a sensibilizzarli.</p>
<p><u>Evita la plastica usa e getta</u></p>
<p>Al giorno d’oggi, ci sono tantissime <strong>soluzioni alternative alla plastica usa e getta</strong>.</p>
<p>Bicchieri, posate e piatti in plastica? No grazie!</p>
<p><u>Fai attenzione al falò</u></p>
<p>Quando facciamo un falò spesso non ci preoccupiamo di lanciare nel braciere, sigarette, fazzoletti o altri piccoli oggetti che purtroppo spesso non bruciano completamente e quindi, una volta spento il fuoco, rimarranno abbandonati sulle spiagge.</p>
<p><u>Procurati un retino</u></p>
<p>No, <strong>non dobbiamo catturare le farfalle o le meduse</strong>.</p>
<p>Lasciamole in pace!</p>
<p>Piuttosto, se facendo il bagno troviamo dei residui di spazzatura, usiamo il nostro retino per catturarla e gettarla. Usiamola anche come<strong> sfida green giornaliera</strong>: tre pezzi di spazzatura al giorno per ripulire il mondo, una cosa del genere.</p>
<p>È un piccolo gesto che però può aiutare tanto il nostro mare e le nostre spiagge.</p>
<p><em><strong>D.T.</strong></em></p>
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