Come combattere la depressione con una terapia virtuale

Uno studio rivela che si può pensare a una cura che aiuti le persone depresse grazie alla realtà virtuale

Nel film «Her» di Spyke Jonze si descrive un futuro in cui non solo la vita delle persone è totalmente interconnessa con i computer nel suo svolgersi quotidiano, ma viene coinvolta anche la sfera intima. Nel nostro presente, per quanto computer e smartphone siano diventati il prolungamento delle nostre braccia, a nessuno verrebbe in mente di parlare con Siri o con qualsiasi voce virtuale se sentisse il bisogno di interagire con qualcuno.

Eppure una ricerca ha appena dimostrato che la terapia virtuale può aiutare contro la depressione.

Un nuovo studio condotto dalla University College London (UCL) e dalla ICREA-University of Barcelona e pubblicato nel British Journal of Psychiatry Open ritiene che una terapia immersiva nella realtà virtuale aiuti le persone affette da depressione ad aumentare la loro auto-compassione.

La sessione di terapia virtuale è divisa in due parti. In primo luogo, i pazienti devono guardare le cose attraverso il punto di vista di un avatar adulto, che viene definito come «incarnazione»: gli viene chiesto di confortare un bambino che piange, esprimendo la loro compassione sia per mezzo delle parole che dei gesti; a quel punto, il bambino risponde positivamente alla compassione mostrata dal loro avatar e smette di piangere. Poi, lo scenario viene invertito: i pazienti incarnano lo stesso bambino che prima avevano consolato con il proprio avatar adulto e le parole e i gesti compassionevoli che essi stessi avevano espresso gli vengono restituiti. Questo li fa sentire meno autocritici – una sensazione che è molto comune tra le persone che soffrono di ansia e depressione.

Infatti lo scopo è proprio quello di insegnare ai pazienti ad essere meno autocritici e più compassionevoli nei confronti di se stessi: per questo si viene confortati dalle stesse parole che si erano usate per confortare.

Tra i 15 pazienti che hanno partecipato (10 di sesso femminile e 5 maschile), oltre la metà, dopo un mese di questi scenari di 8 minuti, ha riferito una riduzione dei sintomi depressivi, mentre quattro pazienti hanno avuto un calo clinicamente significativo della gravità della loro situazione.

Ovviamente, si tratta di un piccolo campione, ma è questo che succede all'inizio di ogni studio. I ricercatori sperano di condurre una sperimentazione più ampia perché pensano di avere davanti una terapia potenzialmente molto forte – anche perché potrebbe essere seguita da casa e a basso costo.

 

 

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