Niente di meglio del latte materno!

Da un sondaggio promosso dai pediatri del San Raffaele di Milano, i neogenitori ne escono abbastanza bene: molti sono preparati e interessati; la salute dei propri bambini è al primo posto; seguono i consigli del pediatra e si informano.

L’Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele ha realizzato un sondaggio sul tema della nutrizione per saggiare la consapevolezza dei genitori sui principi di una corretta alimentazione nei primi anni di vita.
I dati sono stati raccolti durante la manifestazione Bimbinfiera, che si è tenuta a Milano lo scorso ottobre. I pediatri dell’Istituto milanese hanno vagliato 502 questionari da un campione composto nell’86% da donne e nel 14% da uomini.
Dalle risposte fornite è emerso che il 74% delle mamme interpellate ha allattato il primogenito - e l’84% il secondogenito - sino al 7°-8° mese, passando poi al latte formulato, mantenuto sino all’anno di età. Solo dopo sono passate all’utilizzo del latte vaccino fresco.

«I genitori del nostro campione hanno fatto una scelta corretta - spiega la dottoressa Maria Pia Guarneri, Coordinatrice dell’Area e Responsabile del Day Hospital Pediatrico - che ci mostra come sia aumentata la consapevolezza della assoluta ’superiorità del latte materno’ e che il latte vaccino non sia adatto nell’alimentazione durante la primissima infanzia perché troppo ricco di grassi saturi e proteine e con un contenuto ridotto di micronutrienti come il ferro, oltretutto scarsamente biodisponibile».

Su questo fronte vi è tuttavia una minoranza (il 2%) del campione intervistato che ritiene il latte vaccino fresco adatto a essere somministrato prima dei 6 mesi, anche se il 15% ritiene erroneamente che possa essere somministrato già dai 6 mesi in poi.
«Su questa fascia di genitori bisogna spingere su un’informazione continua e corretta per evitare squilibri sia a breve termine, sia per non rischiare di aprire la strada a importanti patologie durante la vita adulta come malattie cardiovascolari obesità e diabete».
Sebbene il 67% abbia risposto correttamente, il 15% si è dimostrato profondamente attento e informato ritenendo corretto introdurre il latte vaccino solo dopo i 24 mesi d’età.

Con lo svezzamento le cose sembrano complicarsi: nell’indagine emerge infatti come il 22% del campione pensi che con l’inserimento del cibo solido il bambino possa ormai mangiare di tutto e il 33% ritenga che lo svezzamento sia il momento migliore per inserire il latte di mucca. Gli esperti invece sono concordi nel consigliare un latte formulato di proseguimento, studiato per apportare un mix equilibrato di macro e micronutrienti in caso il latte materno non sia disponibile.

«Come il nostro slogan sottolinea: ’il latte della mamma è imitabile ma insuperabile’. I genitori che si sono fermati a parlare con i nostri pediatri hanno aderito con grande entusiasmo al sondaggio, abbiamo verificato come in teoria sappiano che un’alimentazione squilibrata potrebbe determinare rischi nell’età adulta. Lo testimonia il 94% di risposte corrette al questionario, ma nella pratica i dubbi emergono. Grassi e zuccheri infatti sono ancora ritenuti i principali fattori legati all’obesità infantile mentre solo l’8% del campione indica correttamente come responsabile l’eccesso di proteine», commenta Guarneri.

Se da un lato i neogenitori paiono informati, dall’altro cascano, per così dire, su domande più specifiche come ’quali sono i principali fattori legati all’obesità infantile’. Qui il 23% non lo sa o non risponde. «È proprio su questi genitori che dobbiamo essere più incisivi, chiari e veicolare meglio i messaggi legati alla corretta alimentazione», sottolinea Guarneri.
Può succedere inoltre che se il secondo o il terzo figlio nascono a qualche anno di distanza i genitori siano più permissivi nella applicazione delle principali regole alimentari che avevano accompagnato la crescita del primo.

Nel caso, come scelgono il latte formulato i 502 soggetti del campione? I genitori si affidano al consiglio del pediatra, leggono le etichette con attenzione ma ritengono anche che il rapporto qualità-prezzo debba essere vantaggioso.
In conclusione, la dottoressa Guarneri, dovendo dare un voto a questi genitori così commenta: «Un buon 7 e mezzo, ma stimolandoli a non smettere di ’studiare’, perché è possibile prendere anche un bel 10, il voto che vorremo fosse anche quello della qualità dell’alimentazione infantile. Perché un bambino alimentato bene sviluppa il massimo delle sue facoltà motorie, cognitive e psicologiche».