Niente sciopero dei medici il 28 novembre

La data scelta era troppoa  ridosso di altre agitazioni. I promotori rinviano dopo l'intervento della Commissione di garanzia

Lo scioperto dei medici del Servizio sanitario nazionale, previsto per il 28 novembre, non si terrà. 

La Commissione di garanzia sull'attuazione degli scioperi nei servizi pubblici essenziali ha infatti bocciato la proclamazione della protesta che era stata inviata lo scorso nove novembre dall'Intersindacale della dirigenza medica e veterinaria.

Secondo la Commissione di garanzia, la data scelta per lo sciopero dei medici è troppo a ridosso di altri due scioperi di 24 ore, previsti il 25 novembre.

Le regole prevedono una distanza di almeno 10 giorni tra gli scioperi (regola della 'rarefazione oggettiva'), un intervallo "ritenuto necessario dal legislatore per evitare "una non accettabile incidenza sulla continuità del servizio". La Commissione di garanzia, quindi, ha chiesto ai sindacati di "riformulare la proclamazione dello sciopero".

I sindacati dei medici, commentano così la decisione: "In un Paese col fiato sospeso nell'attesa di un referendum che deciderà se cambiare o meno la Costituzione, si fa fatica ad attuarla, sia che si tratti del diritto alla salute dei cittadini sia che si tratti del diritto allo sciopero di chi lavora. Si continua ad alimentare un vuoto sociale in cui cresce quel 'populismo', per tanta parte lavoro dipendente, di cui ci si accorge, con lacrime di coccodrillo, solo a urne elettorali chiuse".

I medici però, come riporta l'Adnkronos, si riservano di riprogrammare lo sciopero in altra data, tenuto conto anche del cammino parlamentare degli emendamenti da loro promossi. Lo annunciano Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil Medici e dirigenti sanitari, Fvm, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Cisl Medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials Medici, Uil Fpl Medici.

"Dal destino di richieste tese a ottenere mutamenti legislativi capaci di creare condizioni per il rinnovo di un contratto di lavoro che garantisca la qualità del servizio erogato ai cittadini - aggiungono le sigle - capiremo cosa vuol fare il Governo del lavoro pubblico, as­similato tout court a spesa improduttiva e parassitaria, senza riguar­do per contenuti professionali e valori sociali. E cosa del Servizio sanitario nazionale e dei suoi professionisti, cui rivela che, a fronte di un aumento del carico di lavoro e del rischio, le possibilità di crescita economica e professionale sono solo al di fuori del sistema pubblico, producendo disincentivi che lo impoveriscono".

"Un disagio crescente dei medici e dirigenti sanitari, e una crisi di fiducia dei cittadini nel sistema sanitario - avvertono i sindacati - sono in grado di condannare uno straordinario patrimonio civile e professionale a non reggere la onda d'urto della crisi e a essere spazzato via. Ma non si può pretendere una buona sanità senza investire negli operatori del settore, attraverso risorse economiche adeguate e certezze contrattuali. La sostenibilità del servizio sanitario pubblico passa per la valorizzazione e la responsabilità dei suoi professionisti. Il Governo - ammoniscono - non continui a giocare all'apprendista stregone con il loro malessere per vedere l'effetto che fa".

 

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