La tavola di Pasqua: i consumi non risentono della crisi

Gli italiani spenderanno circa 3 miliardi di euro per le tradizionali uova di cioccolato. Aumentano i consumi di pesce, che si affiancano ai piatti della tradizione, dalla carne ai vini. Durante le festività insomma gli italiani dimenticheranno la crisi per qualche ora

Sulle tavole degli italiani una Pasqua da 3 miliardi di euro. È questa la cifra che si spenderà per la settimana santa. Nonostante la flessione registrata per quanto riguarda i consumi interni di beni alimentari (secondo Ismea -0,9 per cento e secondo l’Istat -0,3 per cento), durante le festività non si baderà troppo al portafoglio. Da quanto emerge dalle stime elaborate dal centro studi di Federalimentare, gli italiani – residenti in Italia e all’estero – spenderanno circa tre miliardi di euro soprattutto per le specialità legate alla tradizione come i salami tipici – corallina, coppa, salame, filzetta e capocollo - che per agnelli, capretti e uova e formaggi. Ma senza dimenticare vini e spumanti che costituiscono il 20 per cento della spesa totale, vale a dire 600 milioni di euro. Stessa cifra, stando ai conti fatti dagli industriali della trasformazione alimentare, è quella da attribuire agli italiani residenti all’estero. Secondo l’ Associazione Industriale delle Carni- Assica, verrano consumate nel periodo pasquale 13.300 tonnellate di carne tra salame, coppa e capocollo per un valore di 25 milioni di euro. Bene anche i consumi di carni ovicaprine che secondo i dati Istat, nella settimana di Pasqua raddoppiano rispetto alla media mensile. In questo periodo vengono macellati oltre 700mila capi, tra agnelli e capretti, pari a circa 5.600 tonnellate di carne. Anche i dolci si presume che avranno un’impennata nei consumi: lo scorso anno, secondo l’Associazione di categoria - l’Aidepi - sono state vendute circa 30mila tonnellate di lievitati da ricorrenza pasquali. Più della metà (16.850 tonnellate) costituite dalla colomba tradizionale, mentre quella speciale si è attestata sulle 4.700 tonnellate. Molto apprezzata (5.050 tonnellate) la versione “senza canditi”, mentre gli altri lievitati pasquali hanno registrato 2.800 tonnellate. Infine, strano ma vero, a registrare le migliori performance è il pesce i cui consumi, nell’arco dei 40 giorni, si stima aumenteranno di circa il 15-20 per cento. Ma spendere non vuol dire non risparmiare. Soprattutto per quanto riguarda i prodotti ittici. Il segreto sta nello scegliere le specie di stagione con le quali si può abbattere fino al 30 per cento della spesa: vale a dire acciuga, cefalo muggine, dentice, nasello, pesce spada, sardina, sgombro, sogliola, tonno e triglia.

Nereo Brancusi

 

 

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