Il rapporto della qualità dell'aria con le nostre ovaie

Secondo un recente studio fatto da scienziati italiani, l'inquinamento potrebbe far diminuire la capacità riproduttiva delle donne

L'inquinamento atmosferico non colpisce solo i polmoni: a dirlo è una nuova ricerca presentata all'assemblea annuale dell'European Society of Human Reproduction and Embryology che suggerisce che la cattiva qualità dell'aria potrebbe essere collegata a una diminuzione della riserva ovarica nelle donne.

È noto da tempo che i fattori ambientali hanno un impatto sui nostri sistemi riproduttivi e sono molti gli studi che hanno collegato il basso numero di spermatozoi con gli indicatori ambientali: sono invece molti meno gli studi che si sono occupati della connessione tra inquinamento e situazione riproduttiva femminile.

Questa ricerca, presentata dal professor Antonio La Marca dell'Università di Modena e Reggio Emilia, è la primo a considerare il numero delle uova e non solo la fertilità. I ricercatori italiani hanno raccolto campioni di ormoni da 1.300 donne del nostro paese e hanno confrontato i loro livelli dell'ormone AMH con quelli della qualità dell'aria. L'ormone AMH segnala in genere le riserve ovariche di una donna, ma c'è da specificare che risente anche di fattori come l'età, la genetica e le sue abitudini (per esempio, il fumo).

Quello che è stato scoperto è che livelli più bassi di questo ormone erano associati a più alti indici di inquinamento atmosferico: ciò ha suggerito che quest'ultimo potrebbe essere collegato a un numero inferiore di uova nelle ovaie.
«Vivere in un'area associata ad alti livelli di inquinanti atmosferici nel nostro studio ha mostrato un aumento del rischio della riduzione della riserva ovarica di un fattore due o tre», ha affermato il professor La Marca. Altri studi hanno correlato la qualità dell'aria con la salute riproduttiva delle donne, tra cui uno studio che collega l'inquinamento con i cicli mestruali irregolari e un altro che collega l'inquinamento da ozono con una diminuzione della fertilità.

Sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire i risultati e determinare se si tratta di un effetto temporaneo o permanente.

 

.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER