Il declino dell'ambiente in America

Secondo uno studio, gli Stati Uniti hanno perso quasi 10 milioni di ettari di aree naturali

Si tratta di un'estensione di terreno davvero molto grande: 10 milioni di ettari – sono questi i numeri rivelati per quanto riguarda la perdita di zone naturali negli Stati Uniti.

Secondo un recente studio condotto dal Center for American Progress, è tutta colpa dello sfruttamento agricolo, dell'espansione energetica, dell'aumento delle costruzioni abitative e di altri sviluppi realizzati a opera dell'uomo, che rendono gli Stati Uniti più sensibili ai cambiamenti climatici. Lo studio ha calcolato il degrado del suolo del paese sommando l'impatto di tutti questi fattori sopra citati per giungere a una valutazione: per salvare le proprie aree naturali da questo rapido declino, gli Stati Uniti devono stabilire un obiettivo che gli permetta di proteggere almeno il 30% delle terre e degli oceani entro il 2030, in modo da evitare ulteriori conseguenze causate dall'impatto del cambiamento climatico e dall'estinzione della fauna selvatica.

Secondo questa ricerca, attualmente, solo il 12% del terreno del paese è stato salvato rendendolo parco nazionale o un tipo di area selvaggia (o di altro tipo) da proteggere e solo il 26% dell'area oceanica del paese è protetto dalle trivellazioni per petrolio e gas. Sono numeri che non reggono l'era storico-ambientale che sta arrivando, durante la quale, dice il rapporto, gli Stati Uniti dovranno affidarsi «più che mai all'integrità e alla stabilità del mondo naturale per fornire prosperità economica, salvaguardare la salute delle comunità e resistere agli effetti di un clima che cambia».

Per invertire questo processo e risalire la china, insomma – arrivando, si spera, a proteggere almeno il 30% della terra entro il 2030 –, gli Stati Uniti devono rafforzare il loro attuale piano di conservazione sia a livello federale che locale.

 

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