Ogm, l'Italia conferma il 'no' scegliendo la qualita'

L'Italia non sceglierà la strada della coltivazione di organismi geneticamente modificati, perchè si punta ad un mercato di qualità. Il Belpaese vuole rimanere famoso per essere meta della ricercatezza alimentare e della qualità, due fattori che le coltivazioni Ogm non garantiscono


Dal ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, un’altra conferma: l’Italia non sceglierà la strada della coltivazioni di organismi geneticamente modificati. Si punta a un mercato di nicchia, che chiede alimenti di qualità.

 

Ogm sì, Ogm no. Il dibattito sull’utilizzo degli Organismi geneticamente modificati in agricoltura è ormai all’ordine del giorno. E anche in Italia, della possibilità di sfruttare le tecnologie di ultima generazione per produrre frutta e verdura, se ne parla con sempre maggiore frequenza. Immaginare patate più grandi, pomodori che durino più a lungo, peperoni che si auto-riparano da agenti patogeni esterni può far sobbalzare sulla sedia o può piacere.

Il nostro paese ha da tempo scelto la strada “Ogm free”: nessuna coltivazione geneticamente modificata è autorizzata, mentre possono essere importati e utilizzati prodotti ottenuti con questo metodo. Per esempio, gran parte dei mangimi che arrivano negli allevamenti italiani (esclusi quelli biologici) sono costituiti da soia e mais geneticamente modificati importati da Stati Uniti, Canada e America Latina. Il nostro paese, infatti, non riuscirebbe a sostenere autonomamente il proprio fabbisogno di soia, visto che ne produce solo l’8% del totale di cui necessita.


L’Unione europea è per lasciare libera scelta ai singoli Stati in relazione all’utilizzo di tecnologie Ogm, gli Stati Uniti (dove il 93% dei semi di soia e l’86% del mais coltivato sono modificati) e molti paesi del Sudamerica invece ne fanno un largo uso. I cittadini europei, secondo alcuni sondaggi, sono per la maggior parte contrari: il 61% si trova a disagio con i prodotti geneticamente modificati, il 53% pensa che siano dannosi e solo il 21% li ritiene sicuri. Nettamente contrari agli Ogm sono tutte le associazioni nazionali ambientaliste e quelle agricole.


Come ha confermato il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, l’Italia non è “morfologicamente adatta” alle coltivazioni Ogm e deve puntare sulla forza della tradizione, in modo da presentarsi a un mercato di nicchia che acquista prodotti di qualità selezionata. Altri paesi hanno possibilità di sfruttare gli Ogm perché dotati di ampi spazi verdi, pianeggianti e quindi disponibili ad accogliere grosse produzioni. Noi no, noi possiamo solo pensare di effettuare sperimentazioni in laboratorio per scoprire nuove tecniche di produzione. Ma, soprattutto, l’Italia è e deve rimanere famosa nel mondo per essere il luogo della ricercatezza alimentare, della qualità a scapito della quantità, del mangiar sano e genuino. Tutto questo, le coltivazioni Ogm non possono di certo garantirlo. (Giacomo Gallo)

 

 

 

 

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