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Consumare meno carne. Buona abitudine in tempo di crisi?

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La carne è certamente un alimento che completa la nostra dieta ma nella disputa tra chi consuma solo quella bianca e chi invece non rinuncia anche a quella rossa, si inserisce un terzo fattore: limitarne il consumo aiuta il budget familiare in tempi di crisi economica

E’ piuttosto risaputo, la carne è un alimento che completa la nostra dieta, ma è anche piuttosto caro, e non deve essere consumato in quantità eccessice. Simbolo del benessere e della ricchezza occidentale, viene proposto e richiesto in tagli e di provenienza tra le più svariate. Carni rosse argentine e danesi, galletti nordeuropei, prosciutti spagnoli, si vanno a sommare alla grande produzione nostrana che vanta grandi industrie e rinomati produttori locali.

Fatto sta che se in questo momento di crisi abbiamo timore ad investire in azioni, a comprare e vendere il famoso “mattone”, in attesa di tempi propizi, meglio che ci si cominci ad orientare anche verso consumi più responsabili e – perché no – più economici per noi e più rispettosi per l’ambiente.

In un periodo di tagli (ma stavolta non di carne in senso classico), sarà quindi bene guardare alle stime degli esperti. Si parla a più livelli e da più fonti, di un abbattimento notevole dei costi della spesa se ognuno di noi consumasse carne due volte a settimana il risparmio arriverebbe ad un 30% medio sul totale dei nostri acquisti di generi alimentari.

Non ci dimentichiamo che le proteine ci arrivano da legumi, formaggi, pesce ed altri nutrienti che in qualche caso costano notevolmente meno di un piatto di carne: si arriva a stimare che se ne limitassimo il consumo alle due volte per settimana, entro il 2050 risparmieremmo circa 20 miliardi di euro.

(Vincenzo Nizza)
 

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