Vola l'export del fico d'India, specialita' siciliana

In aumento le esportazioni del frutto che nasce nei paesi caldi del Mediterraneo, originario delle Indie. Diversi anche gli utilizzi che si possono fare dei suoi derivati. Tra i mercati più interessati Francia, Inghilterra, Germania, Olanda, Russia, Canada

 
 
Si chiama “fico d’India”, ma il nome non deve ingannare. Deriva dal fatto che chi lo scoprì, circa 6 secoli fa, era convinto di trovarsi nelle “Indie”, mentre invece era nell’odierna America Latina. Il frutto ama i climi caldi, quelli tipici delle zone temperate di tutti i continenti, ma trova il suo habitat naturale nei Paesi mediterranei, tra cui anche l’Italia. E la Sicilia è la Regione in cui il mercato del fico d’india è molto sviluppato. Le ultime notizie parlano di esportazioni a gonfie vele. La Sicilia, primo produttore europeo, sta riuscendo a raggiungere molti mercati esteri tra cui Francia, Inghilterra, Germania, Olanda, Est Europa, Russia, Canada e Nord America.
 
 
 
“Tra i mercati più virtuosi vi sono quelli dell’Olanda e della Germania – ha spiegato Carmelo Danzi, presidente del Consorzio del Fico d’India Dop dell’Etna –. I consumatori più abituali sono quelli di origine meridionale o comunque appartenenti al bacino del Mediterraneo. Al contrario le popolazioni nordiche si stanno avvicinando al consumo del frutto ma devono ancora superare l’ostilità nei confronti della buccia, della presenza di spine e semi”.
 
 
 
In vista di un continuo allargamento della fetta di mercato, si sta facendo sempre più strada l’idea di utilizzare le “pectine” (una sorta di gel naturale che può essere utilizzato per conservare i prodotti), di cui sono particolarmente ricchi i fichi d’India, per allungare la vita dei prodotti di IV Gamma. Attualmente, la durata sui mercati di questi prodotti è di poche ore, ma si è notato che si potrebbe arrivare, con l’ausilio di queste sostanze fino a 28 giorni di conservazione negli scaffali dei supermercati.
 
 
 
Giacomo Gallo
 
 

 

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