Un tatuaggio per monitorare la nostra salute

I ricercatori hanno progettato un tatuaggio elettronico a base di grafene che può sostituire i tradizionali dispositivi biomedici indossabili per controllare cervello, cuore e muscoli

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Grazie alle proprietà del grafene, gli scienziati della University of Texas hanno progettato un tatuaggio temporaneo che può essere applicato alla pelle con acqua e che, a differenza dei tatuaggi temporanei standard che presentano immagini e colori, è quasi trasparente. I tatuaggi di grafene funzionano come dispositivi elettronici portatili, consentendo usi biometrici, come il monitoraggio dell'attività elettrica del cervello, del cuore e dei muscoli. Inoltre permettono anche l'interazione con le macchine e una funzionalità completa per circa due giorni o più – possono essere rimossi semplicemente con un nastro adesivo.

Il grafene è, essenzialmente, uno strato di grafite monoatomico realizzato con carbonio elementare: è un materiale eccellente per applicazioni di questo tipo perché può essere allungato di un quarto della sua lunghezza nonostante la sua tenacità e può condurre elettricità a temperatura ambiente più velocemente di qualsiasi altra sostanza conosciuta; inoltre è biocompatibile, quindi ideale per usi biomedici, come i monitor portatili.

Questo tatuaggio funziona come molti altri controller di salute indossabili in commercio: può monitorare sia la frequenza cardiaca che la bioimpedenza – un modo per determinare la risposta del corpo alla corrente elettrica. Tuttavia, questi tatuaggi offrono diversi vantaggi rispetto agli altri indossabili: sono ultra-sottili e conformi alla pelle, a differenza di un'elettronica più grande che deve essere fissata con cinturini, pasta o gel non richiede nessuna aggiunta a se stessa ed offre sensori di qualità superiore.

Questa area di ricerca può avere molte applicazioni: addirittura, recentemente, i ricercatori hanno dimostrato di poterli usare per la rilevazione di segnali umani sugli oggetti volante, durante i controlli wireless.

Lo studio è stato pubblicato su «ACS Nano».