Un «chip» nell'intestino

Una facilitazione nel testare i farmaci per aiutare pazienti con malattie croniche come il morbo di Crohn

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12 Marzo 2018

I pazienti con malattie gastrointestinali debilitanti come il morbo di Crohn, la colite ulcerosa e la sindrome dell'intestino irritabile spesso devono provare diversi trattamenti costosi prima di trovarne uno che funzioni per loro. Questi farmaci possono causare effetti collaterali dolorosi o alla fine essere inefficaci per le loro condizioni personali. Per questo, è nato un nuovo strumento di test chiamato «Intestine-Chip», che potrebbe far risparmiare ai pazienti tutto questo travaglio.

In pratica, le cellule del rivestimento intestinale create da cellule staminali adulte di un individuo possono essere posizionate su un chip e rispecchiare quello che sta accadendo all'interno del suo corpo, secondo lo studio pubblicato sulla rivista «Cellular and Molecular Gastroenterology and Hepatology». Testando i farmaci sul «chip», si protegge il paziente da inutili effetti collaterali negativi, si riduce la quantità di farmaco usato, la difficoltà dell'applicazione e potenzialmente anche il costo del test.

Ma non solo: i ricercatori hanno anche un maggiore controllo negli studi di queste cellule poiché le cellule sono su un chip e in un ambiente controllato e quindi si può studiare più facilmente come queste interagiscono con le cellule del sistema immunitario e con le cellule del sangue (così come i farmaci), comprendendo meglio la loro funzione. Senza contare che si può produrre un numero illimitato di copie di questo tessuto e utilizzarle per valutare potenziali terapie.

Replicare organi su chip non è un concetto nuovo. Gli scienziati stanno esplorando questo tipo di ricerca con una certa varietà di organi, persino con il cervello. Oltre a migliorare e a far progredire la medicina personalizzata, potrebbe ridurre i costi dei test e arrivare a sostituire per sempre quelli sugli animali.