Recuperare un danno cerebrale causato da annegamento: si può?

I ricercatori medici sono riusciti a invertire su un bambino un danno cerebrale, aprendo la porta a un trattamento per il recupero dalle conseguenze neurologiche di un annegamento

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Curando un bambino di due anni che aveva avuto un arresto cardiaco dopo un annegamento in acqua fredda e che, come conseguenza di ciò, aveva riportato una perdita di volume cerebrale, i medici sono riusciti a invertire il danno grazie a una ossigenoterapia iperbarica (HBOT: Hyperbaric Oxygen Therapy) e alla somministrazione di ossigeno normobarico (ossigeno a livello del mare). La sperimentazione ha generato un notevole miglioramento nello stato cerebrale del bambino e l'inversione di molti sintomi.

Dopo la rianimazione, una risonanza magnetica aveva mostrato un'atrofia cerebrale con perdita di materia bianca e grigia e una grave lesione della materia grigia: quando era stato dimesso dall'ospedale, il bambino non riusciva a parlare, non rispondeva agli stimoli e mostrava un costante scuotimento della testa. Per prevenire la degenerazione permanente dei tessuti, a 55 giorni dall'annegamento, il direttore del Dipartimento di Medicina Iperbarica della School of Medicine della LSU di New Orleans, Paul Harch, ha iniziato un trattamento giornaliero di breve durata con ossigeno al 100% normobarico. Grazie al trattamento, il bambino è diventato più sveglio e attento e ha anche smesso di tremare: ha ricominciato a ridere, a controllare degli occhi, ha incrementato la sua possibilità di muovere le braccia, afferrare con la mano sinistra e muovere le mani e ha anche recuperato parzialmente la parola al livello pre-annegamento – anche se era diminuito il suo vocabolario.

La HBOT è iniziata 78 giorni dopo l'annegamento ed è durata otto settimane (40 sessioni di ossigenoterapia iperbarica) e, dopo la sua ultima sessione, a 162 giorni dall'annegamento, il bambino ha mostrato un'inversione quasi completa dell'atrofia cerebrale.

Il trattamento ha funzionato perché il cervello di un bambino è pieno di ormoni che crescono in un ambiente ricco di ossigeno: sia gli ambienti normobarici che iperbarici, essendo ricchi a loro volta di ossigeno, hanno attivato i geni che promuovono la sopravvivenza cellulare e hanno ridotto l'infiammazione. Anche se non è possibile tirare fuori conclusioni da questo singolo caso, questa esperienza ha sicuramente aperto le porte a questi trattamenti, visto che sono stati in grado di invertire un danno neurologico che poteva essere permanente.