La bulimia e le sue radici piantate nel cervello

Un nuovo studio rivela che i cervelli dei bulimici rispondono in modo diverso allo stress e al cibo

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La bulimia è un disturbo alimentare che comporta un consumo di cibo eccessivo, grandi abbuffate voraci a cui poi segue un rigetto – o tramite induzione al vomito o tramite uso di lassativi – perché non deve esserci nessun aumento di peso come conseguenza di quello che si è mangiato. Si tratta di una malattia molto pericolosa per la vita.

Un nuovo studio su bulimia e cervello, pubblicato recentemente sulla rivista «Journal of Abnormal Psychology», accende una nuova luce sul disturbo alimentare, in quanto mette in relazione questa malattia con sentimenti come lo stress acuto attraverso delle risonanze magnetiche – e quindi osservando il cervello.

Le ricerche hanno convalidato che esiste un rapporto molto forte tra la bulimia e il cervello, aiutando gli scienziati a capire che c'è una base biologica per questo disordine: i fattori ambientali – come le relazioni, lo stress, le cose che succedono, gli eventi traumatici – si cumulano quindi ai fattori biologici, ed è questo binomio a rendere la malattia molto complessa.

Lo studio ha mostrato che il cervello delle donne affette da bulimia risponde in modo diverso alle immagini del cibo dopo un momento di stress rispetto al cervello delle donne che non ne soffrono, vivendolo e desiderandolo come una fuga – senza nemmeno rendersene conto, ovviamente. Sarah Fischer, professore associato di Psicologia presso la George Mason University e co-autrice dello studio, ha raccontato di essere molto entusiasta di poter condividere questi risultati con i suoi pazienti perché spiegare alle persone bulimiche che quello che gli succede nel cervello rende più difficile la rottura della reiterazione del loro comportamento, li aiuta a non farli sentire pieni di sensi in colpa o mancanti di forza di volontà.

La bulimia è un disturbo alimentare molto difficile da trattare e la speranza è che questo studio aiuti a trovare nuovi indizi per migliorare le opzioni di trattamento in futuro.