L'allarme dei ricercatori: monitorare gli effetti delle sostanze chimiche usate nel fracking

Tali sostanze potrebbero avere effetti pericolosi sulla salute umana e soprattutto sull'apparato riproduttivo

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I prodotti chimici utilizzati per il fracking potrebbero rappresentare un pericolo per la salute umana, soprattutto per l'apparato riproduttivo. L'allarme è stato lanciato da un team di ricercatori dell'Università del Missouri guidato da Susan Nagel.

Il fracking, che significa fratturazione idraulica, è una tecnica sempre più usata per estrarre gas naturale anche da sorgenti non convenzionali, come le rocce di scisto. Le sostanze chimiche utilizzate per fratturare la roccia di scisto e pompate nel terreno ad alta pressione sarebbero in grado di ridurre la fertilità e causare problemi all'apparato riproduttivo umano. Ma gli effetti reali di questa tecnica di estrazione del gas non sono conosciuti. Gli scienziati temono che le sostanze chimiche possano contaminare l'aria, l'acqua e il suolo ed esporre i lavoratori e le comunità locali a rischi gravi e per ora sottovalutati. Negli Stati Uniti, si calcola che più di 15 milioni di persone vivano entro un raggio di 1,5 km da operazioni di fracking. Perciò gli scienziati chiedono con insistenza che vengano effettuati seri monitoraggi sullo stato di salute di queste persone.

Da tempo le organizzazioni ambientaliste, fra cui Greenpeace, sottolineano i rischi legati a questa pratica sia per quel che riguarda i consumi enormi di acqua (tra 9 mila e 29 mila metri cubi di acqua all’anno per ogni singolo pozzo), sia per i rischi ambientali associati alle sostanze chimiche impiegate come additivi ai fluidi impiegati nel processo di fratturazione. Va inoltre aggiunto il possibile effetto sull'incremento dei gas serra causato dalle emissioni fuggitive di gas metano che si libererebbero nell'atmosfera.

AS