Gli occhi degli insetti ispirano il nuovo design delle celle solari

Una nuova generazione di pannelli fotovoltaici avanzati sono stati ideati dai ricercatori della Standford University

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27 Novembre 2017

L'idea di partenza è quella di creare imballaggi di piccole cellule solari, come succede negli occhi degli insetti, composti da micro-lenti: è questo quello che hanno proposto gli scienziati della Stanford University e che potrebbe aprire la strada a molte possibilità interessanti nel campo del fotovoltaico.

In un nuovo studio, infatti, il team di Stanford ha utilizzato un design ispirato alla morfologia degli occhi degli insetti per proteggere un materiale fotovoltaico, la perovskite dal deterioramento che subisce quando è esposto a calore, umidità o stress meccanico – i risultati dello studio sono stati pubblicati nella rivista «Energy & Environmental Science».

Le perovskiti (qui potremmo linkare il nosto pezzo sulle perovskite, non sono riuscita a trovarlo) sono molto promettenti: si tratta di materiali a basso costo che trasformano la luce del sole in elettricità in modo altrettanto efficiente delle tradizionali celle solari al silicio, ma si tratta anche di materiali estremamente instabili e meccanicamente fragili – risolvere questo limite, vorrebbe dire iniziare una vera rivoluzione.

Mentre la maggior parte dei dispositivi solari, come i pannelli sul tetto, utilizza un disegno piatto o planare, questo non funziona bene con le celle solari perovskitiche. Ragionando su questa fragilità di struttura (che ha meccaniche simili a quelle del sale da tavola), i ricercatori hanno pensato di rivolgersi alla natura e quindi agli occhi delle mosche, che sono formate da centinaia di piccoli frammenti segmentati: ogni segmento è molto fragile ma è schermato da tutti gli altri che ha intorno e comunque, se si finisce per perderlo, centinaia di altri rimarranno.
I ricercatori, quindi, hanno creato una cella solare composta da un nido d'ape di microcellule di perovskite, ognuno incapsulata in un'impalcatura a forma esagonale, e hanno scoperto che era molto resistente. Ora non ci resta che aspettare per vedere come questa scoperta verrà trasformata in una nuova realtà fotovoltaica.