Una batteria che va a saliva

Una nuova batteria basata sulla carta riesce a produrre energia con una sola goccia di saliva

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21 Ottobre 2017

A quanto pare, oltre ad aiutare la digestione, la saliva può alimentare anche le batterie. I ricercatori dell'Università di Binghamton hanno scoperto, mentre stavano inventando una piccola batteria basata sulla carta, che si riusciva a generare energia mescolando una goccia di saliva. Queste batterie, più simili a minuscole celle a combustibile microbiche che a vere e proprie batterie, sono poco costose da produrre e potrebbero essere utilizzate nei disastri naturali e nelle zone più remote, quando l'energia on-demand è difficile (se non impossibile) da ottenere: l'accesso alle cure mediche e ai controlli nelle aree rurali potrebbe giovarne.

Lo scienziato Seokheun Choi ha passato gli ultimi cinque anni a sviluppare queste batterie con l'obiettivo di trovare un modo per permettere i test medici diagnostici nelle regioni colpite dalla povertà e, alla fine, ci è riuscito.

Le batterie contengono cellule esoelettriche congelate che si attivano e generano energia quando gli si aggiunge la saliva. Sorprendentemente, con un solo sputo, i batteri contenuti nelle batterie di carta permettono di produrre abbastanza energia per i sensori biologici a bassa potenza in pochi minuti. Un beneficio della liofilizzazione delle cellule è che possono essere conservate per lungo tempo prima dell'uso: ciò significa che possono essere spedite nelle cliniche mediche in tutto il mondo. Un ulteriore vantaggio è che il fluido biologico richiesto (la saliva) può essere facilmente ottenuto ovunque e in qualsiasi momento.

Per ora, la batteria può produrre solo pochi microwatt di potenza per centimetro quadrato. Tuttavia, Choi e il suo assistente di ricerca, Maedeh Mohammadifar, stanno lavorando per aumentare l'output. In futuro, la squadra spera di rendere le batterie di carta in grado di sostenere dispositivi di altro tipo rispetto a quelli studiati finora.

Lo studio è stato pubblicato su «Advanced Materials Technologies».