La pianta biomeccanica, il reattore solare che ricava energia... dall'acqua

Un team di ricercatori statunitensi e svizzeri ha sviluppato un impianto solare che riesce a trasformare energia solare, acqua e CO2 in “combustibile”, proprio come fanno le piante. Più o meno... Leggi l'eco-invenzione che potrebbe addirittura essere impiegata per ottenere metano

WhatsApp Share

La benzina che viene dal sole:  la rivoluzionaria scoperta è da attribuire a un gruppo di ricercatori statunitensi e svizzeri, che hanno inventato “la pianta biomeccanica”, un impianto solare che riesce a trasformare energia solare, acqua e CO2 in combustibile, proprio come fanno le piante. Il processo è simile alla fotosintesi clorofilliana, dove si trasforma l’energia solare, acqua e anidride carbonica in idrogeno, un carburante che può essere impiegato nell’alimentazione di celle a combustibile per la produzione di energia elettrica. La macchina, descritta nell’ultimo numero di Science,  è stata messa a punto da Sossina Haile e da un team di scienziati svizzeri, ed è in grado di ricavare l’idrogeno a partire dall’acqua grazie alla dissociazione termochimica, un procedimento a basso costo e a basso impatto ambientale. “La pianta biomeccanica” opera imprigionando i raggi solari concentrandoli su un cristallo di quarzo, proiettando il fascio di luce su un ossido di cerio. Quest’ultimo, infatti, quando si riscalda emette ossigeno, quando si raffredda lo assorbe, fungendo così da catalizzatore, dissociando l’acqua dall’anidride carbonica. L’acqua perde ossigeno quando il cerio si raffredda e così si ottiene idrogeno per le celle a combustibile, o una miscela di monossido di carbonio e idrogeno conosciuta come Syngas (gas di sintesi). Secondo la professoressa Sossina Haile, si può arrivare a realizzare un impianto che, posto sul tetto di una casa, arrivi a produrre fino a 3 galloni (più di 11 litri) di carburante al giorno. Il dispositivo potrebbe quindi essere usato per creare carburanti ecologici (l’idrogeno) e anche in grandi centrali elettriche che produrrebbero abbastanza combustibile per far funzionare quanto vi sarà collegato sia di giorno che di notte. Non solo: secondo i ricercatori con lo stesso dispositivo e un procedimento simile sarebbe possibile ottenere addirittura metano. (Al. Sfre.)