Una «pietra» nel piatto per dimagrire

Queste strane «pietre da tavola» hanno lo scopo di ingannare i commensali a pensare che, nei loro piatti, ci sia più cibo di quello che c'è in realtà

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Molte volte la fame ci spinge a riempire un piatto in maniera incredibile e poi ci ritroviamo a mangiare tutto quello che ci siamo serviti, alzandoci da tavola con una sensazione di troppo: troppo pieni, troppi sazi, praticamente satolli. Come dice il vecchio detto: succede quando «i nostri occhi sono più grandi del nostro stomaco». 

Ovviamente, in questi casi, dovrebbe essere l'autocontrollo a difenderci da noi stessi, ma esistono anche dei trucchetti per evitare l'eccesso di cibo e quella sgradevole sensazione di sentirci rimpinzati all'inverosimile: mangiare meno pasti, per esempio, bere molta acqua, utilizzare un piatto più piccolo oppure – da oggi – comprare una delle sorprendenti pietre di Marije Vogelzang.

Queste bizzarre creazioni fanno parte di un progetto che si chiama Volumes e che ha lo scopo di aiutare le persone a capire che non hanno bisogno di tutto il cibo che pensano. Le pietre sono immerse in un silicone colorato, sicuro per i cibi e resistente al calore e devono essere posizionate nel bel mezzo del piatto, al fine di occupare spazio. Questo trucco visivo ha lo scopo di permette alle persone di essere soddisfatte da una quantità di cibo minore di quella che pensano di necessitare.

Vogelzang, che gestisce il reparto di food design al Design Academy di Eindhoven, sostiene che il cervello umano si basa sulla vista per misurare la quantità di cibo che abbiamo mangiato, e che i volumi del progetto sono pensati per influenzare sia il nostro comportamento che la nostra cultura alimentare.

Inoltre, le pietre fungono da agenti termici, mantenendo il cibo caldo o freddo e incoraggiando, quindi, il mangiatore a rallentare il suo pasto, ma sono anche la base di una possibile interazione con il cibo, visto che sono dotati di sporgenze che invogliano a modificare l'approccio al piatto che abbiamo davanti.

Forse queste «pietre» sono davvero un'evoluzione per la nostra tavola o forse no, di certo sono un buon punto di partenza per ragionare sul nostro modo di mangiare.