Scarti tecnologici: la Thailandia si tira fuori

Nel corso dei prossimi sei mesi, la Thailandia vieterà l'importazione di rifiuti elettronici

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Sono 432 i tipi di elettronica di scarto di cui la Thailandia vieterà l'importazione, dopo che ha dovuto lottare strenuamente per far fronte all'invasione di questo tipo di rifiuti. Dopo che la Cina, l'anno scorso, aveva messo in atto questa stessa mossa, i depositi tailandesi – così come quelli vietnamiti – si sono riempiti.

I rifiuti elettronici includono qualsiasi dispositivo con un cavo elettrico o una batteria: spesso, su questi dispositivi, i riciclatori lavorano per estrarre metalli preziosi – per questo sono visti come una risorsa –; d'altra parte, però, possono anche contenere sostanze chimiche pericolose e inquinanti, come piombo, mercurio e cadmio – per questo è bene non esagerare con il loro immagazzinamento.

Da quanto annunciato recentemente, tutto dovrebbe avvenire entro i prossimi 6 mesi.
Nella conferenza stampa, presieduta dal Ministro dell'ambiente, è stato detto che alcune importazioni potrebbero essere ancora consentite nel paese – ovvero i dispositivi di seconda mano che hanno una possibilità di riparazione e riutilizzo. Inoltre, anche se i metalli di scarto sono ancora consentiti, alluminio, rame e acciaio devono essere separati e puliti nei loro paesi di origine prima di essere spediti in Thailandia per uso industriale.

La plastica, invece, non è affatto la benvenuta. Il paese ha in programma di vietare l'importazione di rifiuti di plastica entro i prossimi due anni e potrebbe esserci anche l'aggiunta di una tassa sui sacchetti fatti di questo materiale e l'imposizione di divieti del suo uso nelle destinazioni turistiche, nelle agenzie governative e nelle imprese. Sebbene non siano state prese decisioni ufficiali, infatti, la Thailandia ha l'obiettivo di riciclare fino al 60% di plastica entro il 2021.