Antartide: ancora nessun accordo su specie protette

 

Cina e Russia si oppongono alle proposte di Stati Uniti e Europa sui piani per difendere le aree marine protette

 

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Nulla di fatto ancora in merito all'accordo sulla protezione e l'interdizione della pesca in due grandi aree del continente dei ghiacci. Sembra che i veti di Cina e Russia, facenti parte della Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell'Antartide (Ccamlr), a cui aderiscono 24 paesi, fra cui l'Italia e l'Unione Europea, abbiano impedito di giungere ad un accordo comune.

 

 

Durante la riunione tenuta a Hobart, in Tasmania, sono state avenzate due proposte: una da parte di Stati Uniti e Nuova Zelanda, l'altra dell'Unione Europea, Australia e Francia. Mentre i primi proponevano l'istituzione di un'area protetta vasta 1,3 milioni di chilometri quadrati nel Mare di Ross, i secondi miravano alla creazione di un'area interdetta alla pesca di 1,6 milioni di chilometri quadrati al largo dell'Antartide orientale. Purtroppo, però, nessuna delle due proposte sembra essere gradita a Russia e Cina che chiedono di ridurre le aree protette e di limitare a 10 anni il divieto di pesca.

 

 

L'Alleanza per l'Oceano Antartico, una coalizione di 30 gruppi ambientalisti fra cui Greenpeace e WWF, è rimasta molto delusa dal comportamento di Cina e Russia definendo le loro tattiche dilatorie.

 

 

Le oltre 10.000 specie che vivono nell'Oceano Antartico (pinguini , balene, uccelli marini, il calamaro colossale e gli austromerluzzi) sono da sempre l'obiettivo principale dei pescherecci. Inoltre l'Oceano meridionale è considerato essenziale per la ricerca scientifica , sia dal punto di vista di ecosistemi marini intatti, sia per lo studio degli effetti del cambiamento climatico globale. Questo perchè le acque dell'Antartide sono tra le più incontaminate al mondo, ma anche allo stesso tempo le più vulnerabili. Da qui nasce il continuo e perenne dibattito sul loro destino.

gc