Il vino a impatto zero: lo produce un'azienda italiana

Durante Vinitaly abbiamo incontrato un'azienda italiana che ha deciso di perfezionare il processo produttivo per abbattere l'impatto ambientale: ecco la storia di Salcheto

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Vi siete mai chiesti quanto costa, in termini di Co2, la bottiglia che state per stappare?  La cantina Salcheto è partita proprio dal carbon footprint per rivedere il proprio modo di produrre vino: ha messo in piedi un team multidisciplinare, il Gruppo di lavoro 'Salcheto Carbon Free', che ha studiato l’intero lavoro dell’azienda per raggiungere un controllo di gestione ambientale basato su tre indicatori:

•Carbon Footprint: per controllare energia e materia direttamente ed indirettamente consumate lungo il processo e ridurre le emissioni di gas clima-alteranti connesse.

•Waterfootprint: per razionalizzare l’uso dell’acqua ed abbatterne qualsiasi inquinamento.

•Indice Biodiversità: in fase di sperimentazione applicata, monitora la qualità biologica del suolo e dell’ecosistema aziendale.

'Ho iniziato nel 2005 quando volevo ampliare la cantina - spiega Michele Manelli, presidente della cantina Salcheto -. La sostenibilità è un valore etico che deve iniziare da piccole/grandi cose concrete. Abbiamo voluto creare un sistema autonomo dal punto di vista energetico. All’epoca era un'idea sperimentale e abbiamo scelto di puntare sulla carbon footprint perché è un sistema che consente di abbracciare tutta la filiera’.

'Lo studio di tutte le fasi del processo produttivo è stato infatti fondamentale per individuare le fasi più impattanti a livello ambientale e agire di conseguenza per giungere a una fase nuova della vinificazione: negli anni ’60 in Italia abbiamo iniziato a darci delle regole su cosa fosse il vino e poi sono nate le denominazioni Doc e Docg; ora stiamo per definire un sistema nuovo, una sorta di Doc e Docg 'plus' che deve tenere conto del rispetto dell’ambiente, della biodiversità e della carbon footprint'.

'La carbon footprint misura l’impatto delle attività antropiche sul clima - spiega Luciano de Propris - sustainability manager della cantina. All’inizio abbiamo creato un gruppo di lavoro che si confrontasse con questo tema, la ‘Sacchetto Carbon Free', che ha coinvolto Università di Siena, Ibimet, CNR, CSQA, Valoritalia, Extra e Fabbrica del sole. Questo ci ha permesso di ottenere una visione trasversale dell’attività dell’azienda e ci ha fornito una fotografia dello status grazie alla quale abbiamo elaborato una strategia di intervento'.

Nel 2009 Salcheto ha ottenuto la certificazione sulla carbon footprint: 1.87 kg di Co2 per bottiglia di vino; teneva conto di tutte le fasi di produzione, confezionamento e commercializzazione del prodotto. Il bilancio è andato migliorando negli anni: nel 2010 era 1.50 e nel 2011 1.39.

Poi il progetto si è evoluto grazie alla nuova cantina costruita seguendo gli standard dell’architettura bioclimatica. La cantina è energicamente autosufficiente e sfrutta biomasse, geotermico e fotovoltaico. Nei due piani interrati non c’è illuminazione: ci sia affida a dei tubi solari che sfruttano la luce naturale. Ovviamente i ritmi di lavoro devono adattarsi ai ritmi del sole.

Nel 2013 l’azienda è passata dal carbon footprint di organizzazione a quello di prodotto per poter misurare l’impatto di ogni singolo vino, misurando anche in questo caso tutto il ciclo di vita della bottiglia: dall’attività in campagna, alla vinificazione, al packaging, alla distribuzione, allo smaltimento. Così facendo Salchedo ha individuato le fasi più impattanti ed è intervenuta di conseguenza: il gasolio agricolo è stato sostituito con biodiesel da olio di colza, le vecchie bottiglie di vetro sono state sostituite con bottiglie di peso inferiore e il sistema geotermico è stato ampliato. Calcolando anche l’assorbimento delle vigne e la creazione di corridoi ecologici, l’azienda è giunta a una sostanziale neutralità dal punto di vista dell’impatto di Co2.

Lo stand di Vinitaly all’asta su eBay per Medici senza frontiere

Lo stand di Salcheto a Vinitaly è stato interamente costruito con gli scarti degli altri stand: è una piccola opera d’arte di recupero e infatti è stato messo all’asta su eBay: tutti i fondi verranno devoluti a Medici senza frontiere.

a.po